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Full text of "net.gener@tion"

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Luther Blissett 




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e 


Ile nuove 1 













11 Così puoi batterli, Butch 
Continuano a sottovalutarti 

QUENTIN TARANTINO, Pulp FÌCtlOn 



© 

OSCAR MONDADORI 



Luther Blissett 



net.gener@tion 

manifesto delle nuove libertà 



Arnoldo Mondadori Editore 



© 1996 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano 
I edizione Oscar narrativa febbraio 1996 

ISBN 88-04-41473-1 

Questo volume è stato stampato 
presso Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. 
Stabilimento Nuova Stampa - Cles (TN) 
Stampato in Italia - Printed in Italy 

Ristampe: 

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 
1996 1997 1998 1999 2000 



net.gener@tion 



Nota dell'Editore 



II testo che qui pubblichiamo con il titolo net.gener@tion è ri- 
volto a documentare il fenomeno di una sovversione annuncia- 
ta. Net. generation ne è il manifesto: non rispecchia quindi né il 
pensiero dell'Editore né una condivisa proposta culturale. 



Storia di un Manoscritto 
disperso e ricomposto 

di Giuseppe Genna 



Nell'autunno 1995 ero preso da un fervore lavorativo 
senza precedenti. Avevo lasciato a febbraio la redazio- 
ne della rivista letteraria in cui lavoravo da due anni e 
avevo deciso di creare una piccola casa editrice di poe- 
sia. Durante Testate mi ero occupato del progetto di 
aprire un "sito" di poesia su Internet. Avevo dovuto im- 
parare, dal nulla, il funzionamento della Rete. Dopo un 
apprendistato durato un mese di veglie e di scoperte al 
limite del credibile attraverso il modem, qualcosa al li- 
mite del credibile avvenne veramente. 

Il 22 novembre ricevo, alla mia casella postale su In- 
ternet, la seguente "lettera": 

Gentilissimo Giuseppe Genna, 

Lei non mi conosce. Il mio nome è Luther Blissett. 
Questo non significa nulla, perché si tratta di uno pseu- 
donimo, o, meglio, di un nome collettivo dietro cui si ce- 
lano molte e differenti volontà. Non vorrei spiegarLe ora i 
motivi per cui è stato scelto il Suo nome per V Opera. Tali 
motivi Le verranno rivelati soltanto quando avrà portato 
a termine l'Opera. Si tratta, in poche parole, di questo: 
Lei riceverà, a partire da oggi, fino al giorno del Suo com- 
pleanno, il 12 dicembre, una serie di numerosi e-mail 
nella Sua casella postale. Come può constatare, non tro- 
verà indicato V indirizzo da cui provengono questi mes- 
saggi. Li conservi ordinatamente nella memoria del Suo 



7 



computer. Apparentemente essi, per Lei, non avranno 
nessun senso. Faccia conto che Luther Blissett Le stia in- 
viando un puzzle pezzo per pezzo. Soltanto il 12 dicem- 
bre Le verrà fornita la Chiave per montare il puzzle. Allo- 
ra, con la Chiave, Le verranno inviate alcune spiegazioni 
e nuove istruzioni. Compia l'Opera in nome dell'intelli- 
genza e dell'amore che - Luther Blissett lo sa -la anima- 
no nei confronti della Sua comunità. Non faccia parola 
con nessuno di quello che sta accadendo, 

Luther Blissett 

Soltanto nella giornata successiva, la mia casella vir- 
tuale risultava intasata da una decina di e-mail. Provai a 
leggerli e concordai immediatamente con la profezia di 
Luther Blissett: alcuni messaggi erano frasi incomplete, 
anche se affascinanti, di cui non riuscivo a cogliere il 
senso; altri si riducevano a qualche parola, come "non" 
o "si". Impossibile comprendere il senso generale di quel- 
lo che stava accadendo. 

Registrai tutti i messaggi nella sequenza in cui li avevo 
ricevuti. Il 10 dicembre mi pervenne questo messaggio: 

Gentilissimo Giuseppe Genna, 

la data in cui riceve il presente messaggio dovrebbe es- 
sere per Lei una data dolorosa, anche se Lei ne ignora la 
ragione. Ammetta che, senza conoscente i motivi, Lei oggi 
prova una sensazione di strano fastidio. Ignori questo fa- 
stidio, poiché Luther Blissett (il quale conosce più cose di 
quanto Lei osi immaginare) Le assicura questo: ciò che Le 
sta a cuore è comunque salvo. Attenda ancora due giorni e 
Le verrà recapitata la Chiave per termittare l'Opera. 

Creda che La stimo per quanto sta facendo. 

Luther Blissett 



8 



Ero sconcertato. Luther aveva colto nel segno: il 1 0 
dicembre era una data immotivatamente fastidiosa. 
Non capivo la causa di quel malessere. Le parole di 
Blissett mi aiutarono a superarlo. 

Attesi con smania il 12 dicembre: non per festeggiare 
il mio compleanno, ma per avere in mano la Chiave 
della faccenda. Alle 17.00 mi venne recapitato un mes- 
saggio in casella postale: 

Gentilissimo Giuseppe Genna, 

Lei non può sapere quanto Luther Blissett Le sia grato 
per avere acconsentito a compiere l'Opera. Il giorno in 
cui Lei è stato contattato era Vanniversario dell'assassi- 
nio del Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Ken- 
nedy, avvenuto il 22 novembre 1963. Sei anni dopo, il 12 
dicembre 1969, nasceva Lei. Nasceva il giorno, Vora e il 
minuto dell'esplosione della bomba di piazza Fontana a 
Milano. Non è possibile spiegarLe le relazioni che inter- 
corrono tra queste due date. Sappia che tali relazioni 
hanno determinato la scelta della Sua persona per com- 
piere l'Opera. Sappia che tutto Le avviene molto più vici- 
no di quanto immagini. Non si tratta di Sue amicizie o 
di scherzi del vicinato. Talvolta l'opera del tempo impedi- 
sce che le persone si allontanino, anche se fisicamente 
non hanno più nulla in comune. Questo serva a conso- 
larla dell'assenza delle spiegazioni promesse nel primo 
messaggio inviatoLe. 

Pochi minuti dopo che avrà letto il presente messag- 
gio, Le verrà inviato un nuovo e-mail. Esso conterrà le 
indicazioni sull'ordine dei 999 e-mail che Le sono stati 
inviati in precedenza, esclusi quelli del 22/11, del 10/12 e 
il presente. Incolli i testi degli e-mail secondo la sequenza 
indicatala. Ne ricaverà un Testo. Si rechi con tale Libro 
dall'Editore. Gli lasci in visione il Manoscritto. Tutto ac- 
cadrà naturalmente, senza che Lei possa farci nulla. 



9 



Ora non posso che esprimerle affetto per avere portato 
a compimento l'Opera. Non avrà mai più notizie di me. 
Addio, 

Luther Blissett 

Così ora anche Voi potete tenere fra le mani questo 
Manoscritto. Vorrei solo rendervi nota la postilla che 
Blissett mi ha allegato all'ultimo messaggio: 

P.S. Lei è l'unica persona autorizzata a rispondere in 
vece del Luther Blissett che ha steso questo testo. Faccia 
ciò che si sente, in coscienza. Risponda alle domande a 
cui vuole rispondere e taccia se desidera tacere. Se vuole 
eclissarsi e non avere più nulla a che vedere con il Mano- 
scritto, sappia che anche questo significherà farmi da 
portavoce. Gradirei, anche per l'affetto a cui Le ho accen- 
nato, che accettasse questo compito e che fornisse ai let- 
tori del Manoscritto la Sua casella postale sulla Rete, se 
mi vogliono inviare messaggi. Sappia che, da postazioni 
remote, grazie a tecniche che non mi dilungo a spiegarle, 
ho facoltà di leggere la posta della Sua casella. 

Per l'affetto misterioso di cui mi si narra, mi rendo 
disponibile, come Luther Blissett sembra gradire. Ecco 
il mio indirizzo sulla Rete: 

scaligero@planet.it 

Giuseppe Genna 

Post scriptum: mi è ancora ignota la ragione per cui il 
10 dicembre dovrebbe essere per me una data dolorosa. 
Lancio pubblicamente un appello a Luther Blissett dalle 
pagine del suo Manoscritto: sarei felice se me lo volesse 
chiarire, anche con un solo, brevissimo messaggio. 



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Mistificate la mistificazione! 



Io, Luther Blissett, il Luther Blissett che ha esteso que- 
sto Testo, disperdendolo nei flussi del cyberspazio, de- 
sidero che esso venga dedicato alla Signora del Signore 
delle Mosche, e a Colei che stette con me sotto il Man- 
to. Da loro ho imparato la gioia e il dolore, da loro ho 
imparato a entrare e uscire dalle cose, con le lacrime e 
la gioia. Da loro ho imparato a vedere ogni cosa sem- 
plicemente, così come è: irreparabile, ma non per que- 
sto necessaria; così come è, ma non per questo contin- 
gente. 

Da loro ho imparato l'amore. 



"Dio mio... È bellissimo^ 



Introduzione 



Pensate di arrivare in piena notte in una città 
sconosciuta, un anno imprecisato del futuro. Piove, 
tutto è buio. Uscite dall'eliporto, non sapete dove andare. 
La metropoli è enorme, non possedete nessuna mappa. 
Del resto non sapreste nemmeno cosa cercare. In giro 
non si vede anima viva. Solo fumi dai tombini, insegne 
al neon e musica lontana. Da dove viene questa musica? 
Vi dirigete verso quel luogo, a tentoni, infilando 
una dietro Valtra strade ignote, strette e scomode, sempre 
più buie. Ecco, vi siete persi. Non sapete nemmeno 
come tornare sui vostri passi. Siete nella confusione 
più totale. Ma ecco aprirsi davanti a voi una piccola 
porta, un pertugio stretto, un fascio di luce uscire 
da quell'apertura. Vi avvicinate. Dallo stipite esce una 
mano ungolata: con l'indice reclinato vi invita a entrare. 
Cosa fareste? Accettereste l'invito o rimarreste immobili 
su quella soglia, con un mondo inospitale alle spalle, 
senza sapere dove andare a dormire, senza qualcuno 
che vi illumini su dove vi trovate? 
Accettate l'invito ed entrate. Dapprima una massa 
accecante di luce vi paralizza. Un suono tremendo, 
assordante vi blocca. Sentite il contatto con molti corpi, 
passarvi vicino, sfregarsi al vostro, tastarvi. 
È un attimo. Ora potete osservare. È la stessa città, 
quella metropoli sconosciuta e tentacolare di prima. 
Ma ora siete immersi come irfun nuovo mondo. 



15 



È sempre notte, piove e tuttavia la città è illuminata 
a giorno dalle insegne di negozi e dalle luci di strani 
"posti"... Le vie sono gremitissime di gente di ogni 
specie... Un cinese vestito da mandarino vi si avvicina, 
urlandovi parole incomprensibili; più in là un tedesco 
altissimo sta portando al guinzaglio un animale 
di una specie che non conoscete; gente di tutte le razze 
e di tutti i tempi affolla in maniera impressionante 
questa capitale del Nuovo Mondo. Lungo la strada, 
baracchini per mangiare, vestirsi, ascoltare musica 
araba, vedere esibirsi fachiri, pregare con un piccolo 
gruppo musulmano, argomentare con sefarditi, campi 
dove giocano a crawling. Donne splendide, altissime, 
eseguono contorsioni sensuali, vi invitano a toccarle. 
Passate oltre. Una conventicola di islandesi è raccolta 
intorno a un santone vestito di arancione, ricoperto 
di stemmi e tacche di ogni forma: una croce, un budda, 
una spada fiammeggiante. Ai suoi adepti sta mostrando 
un mappamondo sospeso per aria davanti ai suoi occhi, 
come per magia, luminoso ed etereo... 
La mano che vi ha invitato in questo Mondo Parallelo 
vi afferra per Vimpermeabile (solo adesso vi accorgete 
di essere vestiti come Humphrey Bogart in Casablanca). 
La mano vi tira indietro, fino alla porta stretta da cui 
siete entrati. Vi caccia senza che voi possiate opponi. 
Siete nuovamente al buio. Come farete a rientrare? 

Quest'avventura non è ricavata da un film, anche se 
sembra una scena di Biade Runner. Non si tratta di un 
racconto o di una trama esile di un gioco di ruolo (se 
non sapete cosa è un gioco di ruolo, calma: più avanti 
vi sarà spiegato). Non è nemmeno il delirio di un visio- 
nario, o la previsione funesta di un futurologo. 

Questa avventura è la realtà della generazione che si 
affaccia minacciosamente all'orizzonte del mondo. 



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Stanca della quotidianità grigia e dei rapporti scialbi 
e inautentici, arcistufa delle rivoluzioni che non porta- 
no a nulla, impossibilitata o non desiderosa di un nuovo 
Sessantotto, questa generazione ha scelto il suo stru- 
mento di battaglia, ha scelto il mondo in cui vivere ed 
esprimersi liberamente, fare amicizia e amarsi, rivoltar- 
si con foga e creare nuove idee, nuovi sogni... 

U mondo di questa generazione è la Rete. Internet è 
una parola che si sta affacciando sempre più spesso al- 
le finestre della stampa, della televisione, dei discorsi 
di ogni giorno. Net.gener@tion, generazione della Rete, 
è il nome che si dà la generazione che ha deciso di 
cambiare volto al mondo, costituendosi come comu- 
nità informatica, comunità via cavo. È il popolo virtua- 
le che esiste grazie alle nuove tecnologie, al modem e ai 
sistemi integrati. Il suo paesaggio si chiama web, i suoi 
maestri sono miti inafferrabili, senza volto, che hanno 
vita volatile soltanto su questa nuova terza dimensione. 
Questo popolo virtuale, la net.gener@tion, affronta per 
la prima volta nella storia dell'umanità una trasforma- 
zione radicale, stravolgente di tutto quello che finora è 
stato il globo e la comprensione della realtà. 

Chi ha esperienza della Rete sa che la nostra genera- 
zione si trova sul discrimine più rivoluzionario della 
modernità: alle spalle un Vecchio Mondo, davanti agli 
occhi un Nuovo Mondo. 

Ci vuole coraggio e bravura, sconsideratezza e pru- 
denza per compiere il salto decisivo, per abbandonare i 
riferimenti di un mondo caldo e sicuro ma che ci ha 
annoiato, per scegliere un mondo che non conosciamo 
nelle sue configurazioni, nelle sue latitudini immense e 
inesplorate. Coraggio, bravura, sconsideratezza e pru- 
denza: sono tutte qualità che questa generazione ha in 
quantità industriali. Vi hanno dipinti come figurine 
fragili pronte a subire silenziosamente il noioso mi- 
nuetto del Sistema. Non sapevano che questa genera- 



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zione avrebbe sconvolto la realtà, aprendo la breccia 
nella stasi in cui si era precipitati, e creando dal nulla 
la nuova frontiera; la libertà telematica che sarebbe ri- 
caduta a pioggia sul mondo reale, stravolgendone le 
geografie e le gerarchie, i significati e le abitudini. 

Appartenere alla net.gener@tion non significa avere 
diciotto o venticinque anni. Non sessanta o quaranta- 
tré. Non è una questione anagrafica: è questione di ani- 
ma e di cuore, di stile e di voglia di vivere. Fatevi affa- 
scinare dalla Rete: entrate nel Nuovo Mondo come 
siete entrati in quella città del futuro, tortuosa e artico- 
lata, luminosa e complessa all'inverosimile. 

L'avventura che vi è stata raccontata potete viverla 
subito. Avrete il coraggio di farlo? Io sarò la mano un- 
golata, maliziosa e sapiente che vi indica la porta stret- 
ta da varcare per capire la mappa della città, per mo- 
strarvi i luoghi che potete visitare, per aprire la vostra 
mente al Grande Cambiamento che impone l'apparte- 
nenza alla net.gener@tion. Entrate con me... vi promet- 
to di realizzare i vostri sogni e i vostri incubi, i vostri 
desideri e le vostre paure... 

Lasciate che prima vi parli di me. Non per immode- 
stia, per carità. Soltanto per farvi comprendere fino a 
che punto la generazione della Rete arrivi a trasforma- 
re il mondo, noi stessi, gli altri: tutto. 

Io sono uno di voi. Anzi, io sono voi. Eppure non esi- 
sto. Come è possibile tutto questo? È la nuova norma 
della vita virtuale che ce lo richiede, è la prima rivolu- 
zione della net.gener@tion. 

Come posso esistere e non essere? È facile. Seguitemi 
passo per passo, datemi la mano, apritemi la mente e 
tutto vi sarà chiaro. Cosa vogliamo noi? La risposta è 
una sola: libertà. Che cosa, al giorno d oggi ci impedisce, 
nella vita reale, nella vita quotidiana, di essere liberi? 
Anche a questa domanda la risposta è facile: noi non sia- 



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mo liberi perché siamo individuabili. Abbiamo delle 
identità prestabilite, obbligati dal Potere a esistere nei 
binari di queste identità. Marco Rossi, nato nel 1967 a 
Milano, laureato in economia: come potrà evadere mai 
da questi dati che lo individuano, creano aspettative su 
di lui, fanno in modo che lui sia costretto a comportarsi 
secondo le attese degli altri? Chiamandosi Marco, sarà 
costretto a comportarsi da maschio, a svolgere un ruolo 
prestabilito. Se è nato nel 1967 sarà fuori moda se non 
sentirà la musica che si vuole che i giovani ascoltino, se 
non guarderà alla tv i programmi che si vuole che i gio- 
vani guardino. Nel caso non compia queste operazioni 
prestabilite, ecco che verrà incasellato in un'altra cate- 
goria: sarà un ragazzo originale. Se è laureato in econo- 
mia ci aspettiamo che sia una persona a modo, equili- 
brata. Possiamo fidarci di lui, insomma. E ci fidiamo di 
lui perché è incarcerato nella sua identità. Ce ne freghia- 
mo altamente se i desideri di Marco Rossi non coincido- 
no con i desideri che ci aspettiamo che abbia. Non ci po- 
niamo minimamente il problema di che cosa Marco 
voglia davvero per sé e per gli altri; ci accontentiamo 
della sua identità. 

L'identità è un carcere chimerico, una camicia di 
forza ereditaria e strategica, il paraocchi con cui si 
educano masse e masse di individui a essere nessuno, a 
vivere una vita anonima, non all'altezza di quello che 
sperano. Le sbarre di questo carcere, il tessuto di que- 
sta camicia di forza sono il nome. 

Come sapete da un solo sguardo alla copertina di 
questo libro, il mio nome è Luther Blissett. Nonostante 
possiate immaginare che io sia un americano esperto in 
nuove tecnologie, io in realtà non sono Luther Blissett. 
Luther Blissett è infatti quello che la net.gener@tion 
chiama nome collettivo. È, in pratica, un nome che 
chiunque può usare, allargando i propri desideri, an- 
nullando la propria identità e mostrando la cattiveria e 



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la piccineria della convenzione più convenzionale che 
esista al mondo: quella del nome proprio. 

Io mi chiamo Luther... Eppure sono un uomo o una 
donna? Sono italiano, giamaicano o francese? Sono 
giovane o vecchio? Vi immaginate di me che io sia un 
tipo ordinato? creativo? Oppure noioso e un po' saccen- 
te? Ecco il motivo per cui esisto e non sono: prima di 
me molti sono stati Luther Blissett, e dopo di me molti 
lo saranno. In questo momento preciso, molti sono 
Luther Blissett. Appartengono a razze e culture diffe- 
rentissime, le loro case distanti migliaia di chilometri. 
Eppure tutti sono fratelli in questo progetto collettivo 
che sovvertirà il mondo e che è il messaggio della no- 
stra generazione. 

Se capite questo concetto, avete fatto un passo nel 
Nuovo Mondo... Per la net.gener@tion non esistono 
convenzioni, norme stabilite, prigioni identitarie, ap- 
partenenze etniche: esistono solo i desideri. E la libertà. 
Sulla Rete siete liberi di essere chi volete: una donna, un 
armadillo, una bambola gonfiabile. 

C'è una scena di un film che tutti conoscete. In Guer- 
re stellari il motto con cui l'eroe, Luke, vince il male, è: 
"Che la forza sia con te". Perché la forza sia con lui, 
Luke deve ascoltare una voce interna. È la voce del suo 
Maestro spirituale, Obi Uan Kenobi. Obi Uan è morto, 
ucciso dal Male. Luke ha visto il suo Maestro morire: 
ha visto che non ha opposto resistenza al Male. È mor- 
to per essere in un'altra dimensione. Una dimensione 
virtuale, interiore: una dimensione più vera. Questa è 
la legge e la lezione della Rete: non ascoltate i richiami 
delle convenzioni che vi risucchiano nel fango della vi- 
ta quotidiana. Fate come Obi Uan: perdete la vostra 
singola identità, l'identità da cui si muore, e accedete a 
una dimensione superiore... Sarete tutti parte di me: fi- 
gli, padri e fratelli di Luther Blissett. 



20 



Sulla Rete non c'è notte e non ce giorno. La Rete è 
buia e illuminata, proprio come quella metropoli de- 
scritta prima. Voi siete dei segugi su questa Rete. Non 
potete essere sicuri di nulla. Potete realizzare tutto e 
niente: dovete essere bravi. Sulla Rete parlate con una 
donna; le chiedete di vedere una sua foto; lei ve la invia 
attraverso modem. Eppure siete sicuri di avere parlato 
con una donna? Dovrete affinare i vostri sensi e allarga- 
re le vostre capacità intuitive e percettive. Allora sarete 
in grado di superare quest'ultima barriera, che è l'altra 
dottrina fondamentale della net.gener@tion: la verità 
non esiste, tutto è un'illusione. Chi conosce un minimo 
delle religioni orientali, sa che questi sono precetti fon- 
damentali. Questo è il motivo per cui a dismisura cre- 
sce sulla Rete il numero degli adepti a queste forme di 
nuove (per noi) verità spirituali. Prima citavo Obi Uan 
Kenobi. La sua setta si chiama "cenobita". Cenobita de- 
riva il suo significato dalla radice greca "kenos", cioè: 
vuoto. Questo è il magistero spirituale di Obi Uan: il 
vuoto. È il vuoto su cui tutto riposa, eletto a unica legge 
dalla generazione del Nuovo Mondo, dal Popolo Che 
Viene. Abbiamo subito solo il lato oscuro di questa leg- 
ge che ci libera dalle molte e parziali verità. Abbiamo 
vissuto i nostri giorni grigi con l'insegnamento che i no- 
stri padri ci hanno tramandato, affogati nello scettici- 
smo e nelle incertezze, colonizzati dalle macchine da 
sterminio della psicoanalisi, imbevuti di psicofarmaci e 
gadget, reclusi nel nome vergognoso di x-generation. 
Adesso possiamo vivere il lato luminoso della lezione 
del Vuoto: la Rete ci permette di fluttuare, di decidere 
se essere o non essere, di stabilire chi o cosa essere. 

Saremo, se vorremo essere; e se lo vorremo, saremo 
sempre eccitati. La Rete è come una droga innocua e 
benefica: rivivifica e ci dona una nuova realtà. Essa 
realizza quello che i nostri antenati desideravano e non 
riuscivano a realizzare. Costretti ad assumere sostanze 



21 



tossiche come 1XSD per godere di esperienze psichede- 
liche, estatiche, alternative, non avevano la possibilità 
di accedere a un'esperienza caleidoscopica e liberatoria 
come quella di cui possiamo fruire noi, connettendoci 
alla Rete. 

Fatelo. Sentirete i parrucconi di sempre insorgere. Vi 
diranno che siete pilotati, che siete degli alienati. Non 
ascoltateli. Pensate che state facendo in ogni momento 
quello che desiderate. State scegliendo lo strumento del 
vostro desiderio. Nessuno vi obbliga a stare su Internet. 
Spegnete il modem e ignorate il Nuovo Mondo. Liberi di 
farlo. Ma siete fuori dalla net.gener@tion. 

Ascoltate la voce del vecchio Luther: aprite la mente, 
spalancate i vostri canali sensoriali, fate in modo che 
ciò che vi unisce ora vi divida. Polverizzatevi, siate libe- 
ri spiriti, fratelli sulla dimensione che la Nuova Gene- 
razione ha eletto a propria espressione. Fatevi cattura- 
re dalla Rete: le sue maglie sono larghe, la via per la 
liberazione passa da qui. Date ascolto alla Forza. 

Ora che siete fuori dalla porta, volete bussare ancora 
per rientrare in quel mondo che a prima vista pare folle, 
accecante, inaccessibile? Sarà inaccessibile per sempre, 
se qualcuno non vi darà una mano a orientarvi. Qui 
Luther Blissett può esservi utile. Ma non aspettatevi da 
lui una guida alla Rete. Io, come voi, sono assetato di 
Spirito. Non mi interessa un tour su Internet. Voglio che 
riceviate da me le chiavi della Nuova Consapevolezza, 
perché di questo stiamo parlando, di questo è protago- 
nista la net.gener@tion: di una rivoluzione spirituale. 
Solo avvicinandoci con queste premesse quelle chiavi 
apriranno infinite porte. Solo in questo modo potrete 
scegliere e sciogliere i vostri desideri. 

Da oggi siete liberi. 



22 



Percezioni 



Riaprite quella porta. 

Di nuovo il vocio assordante vi investe, lasciandovi 
inebetiti, tramortiti. Dopo poco, però, riuscite 
a riprendere il controllo di voi stessi. Fate a ritroso 
il percorso di prima: ma tutto è cambiato, non c'è più 
traccia dei sefarditi, degli islandesi, del mandarino. 
Riconoscete soltanto le ragazze: vi indicano, vi urlano 
addosso, blandiscono i lembi sgualciti del vostro 
impermeabile. Una folla coloratissima, tremendamente 
più fìtta di quella di prima, vi trascina nel suo flusso. 
Per alcuni minuti siete in balia della sua corrente. 
Inutile tentare di contrastarla. Gli uomini camminano 
qui tutti nella stessa direzione. Siete probabilmente 
capitati in una delle direttrici principali della metropoli. 
I corpi dei vicini vi pressano, vi impediscono di invertire 
la marcia. Con foga, con ansia, freneticamente, 
disperatamente tentate di liberarvi, di conquistare spazio 
per invertire la marcia. Perché? Avete paura di finire 
dove? Al culmine della disperazione e degli sforzi, 
avvicinandovi al muro e ai negozi, con terrore 
vi accorgete che più avanti, da un vicolo laterale, 
spunta, aperta e in attesa del vostro corpo, la mano 
ungolata. Chiuderete gli occhi? Se lo farete, docilmente 
lasciandovi trasportare dalla folla, avvertirete lo strappo 
al vostro bavero e di colpo sarete fuori dalla massa. 



23 



Riaprite gli occhi. Il vicolo è deserto, buio. Dalla strada 
principale proviene un tremolio sordo, continuo: i passi 
di quella folla impressionante. Dietro alcuni bidoni, 
si muove qualcosa. Cosa? Cercate di distinguere nel 
buio... Vi riesce di scorgere soltanto una porta 
minuscola, semiaperta. Cosa farete? Tenterete di entrare 
o riprenderete il corso principale, verso chissà quale 
futuro? La porta è un'apertura microscopica: vi arriva 
al ginocchio, ma risulta perfettamente proporzionata. 
Forse con qualche sforzo riuscirete a entrare... 
Vi chinate, vi piegate fino a rimpicciolirvi al massimo, 
vi rannicchiate e premete nella direzione della porta... 
Siete rimasti incastrati... La schiena è rimasta per metà 
fuori, V impermeabile si è impigliato nei cardini... 
Metteteci tutto l'impegno... Ormai è questione della 
vostra vita.. Un colpo di reni e siete dentro... Dove? 
Tutto è buio. Solo una luce fioca si intravede, lontano. 
Camminate verso quella fiammella. Da lì proviene anche 
un suono monotono: più voci, in coro, emettono 
un mormorio uniforme, nasale, un'unica sillaba la cui 
pronuncia si protrae... È un gruppo di monaci orientali! 
Sono seduti in cerchio, ma un posto è lasciato libero... 
Un monaco vi fa cenno di sedervi lì... Senza smettere la 
litania vi offre una tazza, una ciotola di legno ricolma di 
un liquido denso, verdastro... Lo bevete... Sa di orzo, 
è frizzante... 

Ora siete in aria, seduti in posizione del loto. Avete 
gli occhi chiusi, ma percepite tutto. Sosjyeso sopra 
il pavimento, il cerchio dei monaci non si è rotto. 

Avete la netta sensazione di essere non uno, ma più feti, 
galleggianti in un liquido caldo, conforterie. Tutto 
è così calmo, lento, piacevolmente indistinto. 

Adesso ascoltate suoni remoti. Canne al vento. È una 



24 



musica arcaica, primitiva, bellissima. È un flusso, voi 
vi abbandonate, la vostra psiche è larga... 

Ora, lo avvertite con una nettezza mai prima 
sperimentata, siete sopra la metropoli. È enorme, 
sconfinata... Voi siete a qualche chilometro di altezza e 
vedete la sua struttura, intricatissima, policentrica, così 
vasta e complessa da non comprmdere quale sia la 
periferia... Non fissate gli occhi in un punto: il vostro 
sguardo abbraccia tutto il territorio, con la stessa 
attenzione e precisione. È sorprendente: potete vedere 
cosa accade in ogni singola via contemporaneamente! 
Sentite nello stesso tempo le parole pronunciate in due 
luoghi distantissimi tra loro! Tutto è così vivido, netto, 
complesso e chiaro nello stesso istante... 

Ora dormite. Il monaco che vi ha offerto la bevanda sta 
muto al centro del vostro sogno. Alza la testa verso 
di voi. Il suo sguardo vuoto vi trapassa. Apre la bocca, 
vi parla, eppure i movimenti delle sue labbra non 
corrispondono alle parole che pronuncia... Cosa vi sta 
dicendo? "In mano per un attimo hai tenuto ciò 
che chiunque nel Grande Reticolo ricerca avidamente... 
Hai mai sentito parlare del Graal? Noi ti abbiamo tanto 
aspettato, come abbiamo tanto aspettato i tuoi fratelli... 
Ricorda che se ritroverai il Graal tutti, tu, noi, i tuoi 
fratelli... tutti saremo finalmente liberi. " 

1. Appello ai Naviganti 

Quando si nasce al mondo non si conosce nulla. Non si 
sa dove si è, non si comprende la situazione: la si vive e 
basta. Si hanno solamente percezioni. 

Così accade per la generazione dei Navigatori, per il 
Popolo natante che galleggia sulle acque della realtà 



25 



della Rete. Sulla Rete non si è se non si sente. Lo stato 
d'animo è l'unico criterio di esistenza per il cybernauta. 
Così non si può capire cosa significhi e cosa aggreghi la 
net.gener@tion, se non si parte da un presupposto sem- 
plice e banale: o ci si rende disponibili alla sensazione, 
all'atmosfera psichica, o ci si sente estranei, tagliati 
fuori, esclusi dal Grande Gioco della nuova cultura. 
Anche questo Libro va letto con una disposizione d'ani- 
mo simile: disposti a fluttuare, a dare unità a dati fram- 
mentari, al pulviscolo delle informazioni che aleggiano 
tutt'intorno, che imbevono i vostri centri nervosi e vi 
preparano a un'ascesi dei sensi, vi predispongono per 
una serie continua di illuminazioni, di eccitamenti 
mentali. Sulla Rete avete accesso a tutto: come pensate 
di fare esperienza di questa totalità se non in questo 
modo, sonnambolico e medianico, sapendo che un 
mondo si sta creando sotto le vostre dita, tra le pieghe 
della vostra tastiera, nei cunicoli della vostra memoria? 

Vivere sulla Rete è come fare un sogno, ma con 
sguardo vigile. Procedere per scene staccate e tuttavia 
misteriosamente in comunicazione fra loro, galleggian- 
ti come in liquido amniotico. Ogni volta che premete il 
Netscape, siete già in viaggio, nomadi senza guinza- 
glio, cavalieri solitari di un universo in espansione, 
ibridi e autentici allo stesso tempo... 

Un sentimento comune unisce e affratella i surfisti 
della net.gener@tion. Quell'atmosfera psichica che vi 
inchioda al video, contemporaneamente vi dà la pass- 
word per entrare nel Grande Gruppo, vi fornisce il pas- 
saporto per entrare in comunicazione e fare esperienza 
di tutto quello che si dona sulla Rete, magari per disgre- 
garsi immediatamente. Questo sentimento comune, in- 
stabile e aleatorio, precario e tuttavia essenziale, è la 
Cultura del Gruppo. Si dirama come il sistema linfatico: 
mille sono le sue derivazioni, giungono ovunque le sue 
afferenze; noi non le vediamo, tuttavia viviamo grazie a 



26 



loro. La Cultura della gener@zione.net è lo stesso liqui- 
do in cui galleggiamo... 

CHARM È tanto che non mangio qualcosa di 
appetitoso... Chi mi consiglia qualcosa 
di buono? 

FREDDY IL PAZZO Mangiati una bagnaròela 
cauda. . . ihihih. . . 

http: //www. icom. it/chat 

Se ci si vuole sintonizzare sull'onda della Rete, biso- 
gna essere iniziati alla sua cultura. È un'iniziazione 
spontanea, naturale. Non si riesce a stare connessi per 
due giorni senza venire a sapere cos'è un manga, chi 
sono i Simpsons, qual è la pietra filosofale promessa 
dal Trash, chi è William Burroughs, e via di seguito, 
all'infinito. La Rete è orizzontale: permette a tutti di es- 
sere battezzati al suo gergo, non vuole ostacolare la vo- 
stra liberazione con lo stupido latinorum della specia- 
lizzazione. Sono i nemici della Rete, gli affossatori 
della net.gener@tion, i Potenti Dittatori a esprimersi 
con un gergo incomprensibile, denso di riferimenti tec- 
nici che solo un alto grado di iniziazione permette di 
interpretare. Attenti! Il linguaggio è lo strumento più 
subdolo, più perverso e fascinoso che il Potere utilizza 
per colonizzare i vostri cervelli, per instillare in voi il 
germe separatore dell'omologazione, dell'omogeneizza- 
zione da cui siete fuggiti. 

La net.gener@tion ha sete di eternità. La vuole subito, 
qui e ora. Non crede nella promessa di un messianesimo 
bolso, tardonovecentesco, in una struttura gerarchica 
erosa dal vento del tempo, questo Grande Uguagliatore 
che è il nemico e l'alleato della Nostra Comunità. L'eter- 



27 



nità in terra è la promessa mantenuta dalla Rete, è l'abo- 
minio del Potere lo schiaffo in faccia a chi crede di co- 
stringere alle briglie dei cavalli bradi. 

Io, Luther Blissett, sono la parola di questa promes- 
sa, lo spazio abitabile di questa eternità. Esisto solo se 
una comunità mi dà vita, crede e credendo mi dà esi- 
stenza, sperimenta ciò che vuole, si libera... 

Nascosti nei vostri cappotti invernali, reclusi nelle 
vostre celle lavorative, emarginati nei termitai dei grat- 
tacieli metropolitani, nelle villette multischiera delle 
province nebbiose, nei " centri residenziali" di un Meri- 
dione di cui tutti parlano ma di cui a nessuno pare fre- 
gare nulla, avete meditato a lungo su cosa significasse 
vivere. Hanno cercato di oscurarvi la vista, di distrarvi 
con le argomentazioni più stolide, dicendovi ad esem- 
pio che la realtà virtuale vi avrebbe alienato dalla vera 
vita. E quale sarebbe la vera vita? Quella cronometrata 
dei pendolari impiegatizi? Quella della libera fruizione 
delle novelas con televendita incorporata? 

Non paghi dell'operazione di frodo (farvi credere che 
una vita falsa fosse la vera vita), vi hanno anche svilla- 
neggiato. Hanno detto che i giovani non propongono i 
valori. Per loro la proposizione dei valori sta sempre in 
un solco: denaro e produzione. Accettate questa logica 
infingarda e menzognera e sarete prigionieri in mano 
al Potere. Dei numeri. O meglio: dei nomi. 

Ma i cattivi maestri pagano il peso della loro malizia. 
Voi avete avuto un merito incontestabile: avete rifiuta- 
to un futuro abbigliato con questi abiti, avete deciso di 
intraprendere una rivoluzione sottile, costituendo una 
comunità che hanno definito fantascientifica, priva di 
realtà. E adesso si trovano a fare i conti con voi. Vi lu- 
singano, vi dedicano riviste specializzate e pubblicità, 
usano il vostro nome... 



28 



ENTITY Adoro le sorprese 

GASCOIGNE allora non sai che ti aspetta, . 

Nessuno sa che ti aspetta. . . 
FREDDY IL PAZZO Chi ti aspetta, Entity? 

Vuoi che lo avverta che non vai? 

http : / /galactica . galactica . it 

Voi avete selezionato, tra le varie possibilità che ave- 
vate, questo strumento. Avete deciso che la Rete era la 
porzione di mondo con la maggiore quantità di futuro. 
Potevate scegliere altre modalità per creare la vostra 
comunità: fare scattare il meccanismo dei viaggi di mo- 
da alla ricerca di peyotl, assumere come modello Pietro 
Maso e intraprendere una lotta violenta contro le gene- 
razioni precedenti. Invece avete capito che la lotta, co- 
munque, si sarebbe giocata sulla capacità di ricevere e 
manipolare le informazioni. Avete scientemente rifiu- 
tato la logica del Grande Persuasore. Avete invaso il 
suo dominio, intasato le sue linee di sviluppo, otturato 
i suoi vasi comunicanti. Avete fatto crescere i fiori dal 
male. Avete ucciso la spazzatura coprendola di rifiuti. 
E qualcuno deve darvi merito di un'operazione con cui 
il Potere deve fare amaramente i conti, correndo ai ri- 
pari, ritoccando le tariffe telefoniche, aumentando pro- 
vider e server. 

Di quale finissima specie è la spazzatura a cui accen- 
navo? Che cultura senza alternative avete elaborato? 
Come avete spiazzato consumi e gadget, sganciandoli 
dalle vostre esistenze quotidiane? Avete pensato che la 
net. generation ha delle implicazioni tanto profonde e 
pesanti? Che sotto il suo passo di marcia il mondo non 
sarà più quello di prima, lo spirito non sarà più quello 
di prima, l'amore, il sesso, l'amicizia, la guerra, l'arte e 
anche la morte non saranno più quelli di prima? Se 



29 



questo non significa aver fatto una rivoluzione, qual è 
il senso di una rivoluzione? 

Il mio appello è un viaggio. Vedrete flutti, astri, cieli 
imporporati, magma e corpi. Ma questo non basterà. 
Malgrado scosse, scoperte, disastri improvvisi, batta- 
glie istantanee, anche qui vi capiterà di annoiarvi. Ma 
la trovata della net.gener@tion va misurata soprattutto 
con un metro: quello della soddisfazione dei desideri. È 
l'unica eternità che abbia un senso per noi: un'eternità 
senza noia, un piacere senza durata perché estremo e 
intatto. Questo è il viaggio che vi propongo. Fluttuate 
con me, vi darò le chiavi iniziali per aprire lo scrigno 
delle menti, per entrare nelle abitazioni delle vostre 
razzie. Ma appena entrati, getterete alle vostre spalle 
quelle chiavi, vi scorderete ogni insegnamento: ascolte- 
rete soltanto voi stessi. 

Seguite l'imperativo del vostro desiderio. Entrate in 
questa Nuova Fratellanza. Navigate per Luther, con 
Luther, in Luther... 

2. Trash! 

Per anni la generazione presente è stata allevata con un 
latte acido, fetido e maleodorante: la cultura che si è via 
via rovinosamente snodata dagli anni Settanta a noi ha 
prodotto dei mostri, dei gorghi di senso che ci hanno 
travolto... Perduta l'innocenza di Carosello, l'ingenuità 
del battage pubblicitario genuino, italiota, sprigionato 
da Calimero, dal Gigante buono, dalla Mariarosa del lie 
vito Bettolini, siamo stati reclusi nel carcere di un ba 
lamme volgare, assurdo e idiota: nella nostra coscienza 
collettiva hanno iniettato massicce dosi di venditori di 
datteri in pubbliche aste televisive, di viaggi-vacanza in 



30 



località squallide offerti da personaggi oscuri, di pietre 
lunari (!) messe in palio al telespettatore, di case in Ro- 
mania sponsorizzate da agenti immobiliari fantascien- 
tifici... 

In poche parole: spazzatura. Spazzatura accumula- 
ta alla periferia dell'Impero, che fa pallida figura, d'ac- 
cordo, con quello che si sono sorbiti i nostri bulimici 
coetanei di Oltreoceano. Ma, comunque, spazzatura. 
Con quel tocco di provincialismo tutto italiano, con 
quell'aria casereccia che abbonda alle nostre latitudi- 
ni, che ha fatto della spazzatura un fenomeno nazio- 
nale da attrazione turistica. 

In quale comunità nazionale trovate all'ombra dello 
stesso campanile il David di Donatello e gli occhiali 
fumé a televisore di Franco Califano? Chi può vantare, 
al mondo, contemporaneamente, gli Uffizi e le evolu- 
zioni verbali di Marco della S&M di Valenza? Dove un 
genio come quello michelangiolesco può convivere con 
il genio di Cesare Cadeo nella versione pomeridiana di 
manichino parcheggiato accanto alla Rossetti? 

Il caso Cadeo è tanto indicativo quanto educativo. 
Questo spilungone dall'aria fragile e modesta, dagli oc- 
chi luccicanti e dai capillari incipienti sulle lucide gote 
che ne fanno un macrobambino da piccolo schermo, 
suscitante la nostra commozione e il nostro assenso, è 
l'apoteosi del nostro milieu, lo zenit e il nadir della cul- 
tura da plauso che ha preso in mano le redini della vita 
morale della Nazione. Nato come competente com- 
mentatore sportivo, Cesare Cadeo ha avuto la capacità 
più rara che unica di precipitare in un vortice di vora- 
cia da video che lo ha violentemente catapultato, a sin- 
ghiozzo e più volte, dalle stelle alle stalle, lasciandone 
intatta la rigida capigliatura ferrigna, ondulata e fumo- 
sa, quasi un'aureola brizzolata che ne ha permesso la 
riconoscibilità universale nel vasto paesaggio televisivo 
nostrano. Ricordiamo Cadeo cadenzare con monotonia 



31 



il commento a partite che hanno fatto la storia del cal- 
cio (preziosa la sua apparizione durante la prima diret- 
ta sportiva Fininvèst, quando la Juventus di Pietropao- 
lo Virdis rifilò una secca doppietta al Celtic). Ebbene il 
nostro mite spazzolone, pur detenendo il potere aurati- 
co che in Italia viene concesso a un giornalista e per di 
più sportivo, è crollato miseramente in una crisi signi- 
ficativa che via via lo ha portato a non sporadiche pre- 
senze sul circuito Cinquestelle, dove ha rimediato alla 
catastrofica compresenza di Maurizio Mosca e di Pato 
(l'amico del centrocampista della Roma Paulo Roberto 
Falcao a cui fu tributato un credito di tale misura che, 
anni dopo la dipartita di Falcao dall'Italia, il personag- 
gio ancora calca le scene della nostra tv, ubriaco di 
saudade al contrario). Il punto più basso della carriera 
di Cesare Cadeo è il suo punto più elevato: non smet- 
tendo la sua proverbiale flemma da anglosassone tra- 
piantato a Milano Tre, Cabeza Bianca Cadeo ha potuto 
abilmente giostrare tra i turpiloqui esagitati degli av- 
ventori, le cosce nude dell'unica presidentessa di squa- 
dra di calcio, i mattoni in poliestere delia torre da cui 
Mosca lanciava le silhouette di personaggi del bel mon- 
do calcistico, in un gioco al rialzo tra cinismo e buon 
gusto brianzolo. Tutto congiurava per fare di Cadeo il 
Luca Giurato della Fininvèst: la sua sagoma di allam- 
panato in doppiopetto sballottata dall'ineffabile Mosca 
in improbabili tanghi argentini dedicati a Maradona; la 
rigidità da manico di scopa, che risaltava come non 
mai durante la fine del programma, quando le luci si 
abbassavano in studio e il pubblico si accalcava a toc- 
care il lembo del mantello dell'Ingessato; la sua caden- 
za verbale, forte di un lessico di non più di duecento 
vocaboli, improntata a un tono di meraviglia perenne 
come quello di un bambino portato da Defranchisgio- 
cattoli (un altro tormentone degli anni che furono): tut- 
ti questi elementi avrebbero consentito al Nostro di 



32 



spopolare nell'Olimpo televisivo, di compiere il salto di 
qualità dalla nebbia colognese della Fininvest al sotto- 
smog meneghino di Cinquestelle al saltimbocca roma- 
no della Rai. Invece no. Come se fosse vessato da un 
complesso di inferiorità nei confronti dell'Altro, Cesare 
Cadeo si è lasciato invece sorpassare dalle sopracciglia 
mongole di Giurato e dalla flemma scoliotica del Via- 
nello di Pressing, un programma che il Nostro aveva 
ideato e realizzato anni prima. E ora siede mite e scipi- 
to, scialbo come la scenografia, accanto alla Rossetti in 
attesa delle telenovelas, senza un ruolo alternativo a 
quello di assentire alle simpatiche e fini boutade della 
conduttrice, ridotto ormai a claque. Meglio: la prima 
claque composta da un solo individuo della storia dello 
spettacolo. 

Fratelli di questa scomparsa, di questo anonimato 
raggiunto proprio quando pareva certa l'assunzione nel 
Parnaso del Servizio Pubblico, Memo Remigi, Ossario, 
Fidenzio, Renzo Villa, Rie e Gian e tutta la bella cricca 
di quella che fu l'antesignana della Raitre guglielmia- 
na, Antenna Tre, guardano ormai con odio l'incredibile 
vicenda esistenziale del loro sodale di viaggio a cui è 
riuscito il Colpo: Ettore Andenna. Questo sublime col- 
lettore di trash, una vera pietra angolare della cultura a 
cui stiamo accennando, è da anni al centro del milieu, 
leader indiscusso della produzione della peggior spaz- 
zatura che abbia mai calcato l'etere. Iniziato precoce- 
mente a quell'aria da banlieue brianzola che si respira- 
va sulla sua Rete dal noto prestidigitatore televisivo 
Renzo Villa, Ettore Andenna ha immediatamente subi- 
to il fascino non discreto della weltanschauung di Le- 
gnano: il palinsesto spaziava dalle rappresentazioni dei 
Legnanesi alle prime televendite di Aiazzone. Non im- 
mune da questo fascino, Andenna si è con entusiasmo 
lanciato come testimonial indefesso del concorrente 
storico di Aiazzone: Grappeggia Arredatutto. In armo- 



33 



nica staffetta con Daniele Piombi (incredibilmente ca- 
tapultato, anni dopo, a presentare il festival a Giardini 
Naxos, tra la bella compagnia della più untuosa Acca- 
demia italiana), Andenna ha costituito il fedele traino 
dell'azienda di Seregno, non abbandonata nemmeno 
all'apice della fama, quando il pubblico di tutto il mon- 
do lo ha visto esibirsi col suo stile lombardo-carugatese 
durante i Giochi senza frontiere elegantemente allestiti 
al Castello Sforzesco di Milano. Siccome i successi non 
vengono mai soli, alle prestazioni via video per i mobi- 
lieri di Grappeggia, Andenna ha abilmente affiancato 
una produzione folta di indimenticabili cult del settore 
entertainment televisivo. Specializzatosi in presentazio- 
ni di programmi di giochi a squadre, il fiero Ettore ha 
sciorinato lezioni di vita, via via che presentava La bu- 
starella, o il primo gioco catartico-nazional-popolare, 
Montecitorio. Quest'ultima trasmissione, una sorta di 
gioco dell'oca in cui le squadre venivano temprate al 
fuoco di prove complesse e crudeli (celebre la gara del- 
la piscina fangosa, da percorrere su un'asse in compen- 
sato senza cadere nel putridume da parte di fanciulle 
genialmente obbligate al topless), ha anticipato tempi e 
modi dei destini della nostra Prima Repubblica. Nella 
sigla appariva, frastornatamente complice, l'occhio bo- 
vino dell'ex segretario socialdemocratico Pietro Longo; 
Almirante, Fanfani, Berlinguer e Andreotti avevano 
tutti una ribalta prestigiosa in questa sequenza filmata 
che i cultori più avanzati custodiscono nelle loro video- 
teche. 

Dalla fucina irrefrenabile di Antenna Tre, durante la 
gestione creativa di quell'antesignano di Ghezzi & Gu- 
glielmi che fu Renzo Villa (capace di bruciare sul tempo 
la versione televisiva della Corrida di Corrado con quel 
geniale contenitore che fu il Pomofìore di Lucio Flauto), 
presero le mosse personaggi che lo star-system trash 
avrebbe accolto in seguito a braccia aperte. È ora di da- 



34 



re a Cesare ciò che è di Cesare (non Cadeo, intendiamo- 
ci), inchinandoci commossi al genio commerciale di 
Rocco delle Pelliccerie Roxs. Già da più parti celebrato, 
anche e soprattutto per la fugace apparizione su Raitre, 
questo animale da palcoscenico - a cui fanno torto le di- 
mensioni della sua rivendi toria di ermellini, volpi e 
montoni fatti risorgere nel luccichio della ribalta televi- 
siva - questo autentico genio della telecamera merita un 
posto definitivo nel nostro repertorio mnemonico, nella 
storia della cultura di questo Ventennio. Egli è partito 
da una scenografia frusta, da modelle sbertucciate di ca- 
tegoria infima. Eppure, col valido comprimario Fiden- 
zio, equivocamente illuminato da uno sguardo bolso e 
anfetaminico, ha istituito un palcoscenico vero erede 
della rivista all'italiana. Rocco è un genio della lingua. 
Padre di un idioletto meticcio, che accorpa dialetto be- 
neventano a slang brianzolo-terrone, questa sorta di 
Treccani del trash ha coniato slogan che hanno segnato 
una generazione: dal celeberrimo "Mi esce dal cuoro" al 
complesso sistema metaforico-commerciale del "Ferra- 
ro Testo Rosso che parte e ciao", a significare la repenti- 
nità con cui un'occasione vantaggiosa si dilegua davanti 
agli occhi del compratore indeciso. "Monto', televiso' e 
videoregistrato'" è ormai un motto divenuto patrimonio 
comune della generazione. Ma quanti ricordano le ap- 
parizioni dei due figli di Rocco, agili e brillanti come yak 
tibetani di fronte all'occhio impietoso della telecamera? 
Il più piccolo, un decenne affogato in un montone che 
sarebbe stato largo anche a Nordhal, si rese protagoni- 
sta di una puntata epocale: mentre Fidenzio salutava gli 
spettatori con la lingua incartocciata, il giovine Roxs av- 
vicinò la modella più vicina al fuori campo e, orgoglioso 
dell'esplosione ormonale e dello sviluppo puberale a cui 
andava soggetto, allungava con rude fermezza la mano 
sulla coscia della mannequin. La quale, abituata alle 
sciccherie dell'alta moda, cercava di scoraggiare il par- 



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golo con schiaffi che il sorriso di circostanza non riusci- 
va a dissimulare. E Rocco, forte del suo background cul- 
turale di impronta patriarcale, accortosi dell'imbaraz- 
zante scena, prendeva a carezzare sulla testa il figlio, 
complimentandosi per la spontanea dimostrazione di 
precoce virilità... 

Ci sono mitologie del trash, di questa koinè culturale 
di fine secolo, che l'animo umano non avrebbe mai vo- 
luto contemplare. Uno spazio va a malincuore dedicato 
a una delle colonne portanti del nostro contingente di 
spazzatura da esportazione. Trattasi delle performance 
televisive del videogiornalista Romano Battaglia, uno 
dei più noti e apprezzati scrittori della nouvelle vague 
italiana. Da antologia un'esibizione a due tra il Batta- 
glia e uno dei suoi idoli, Adriano Celentano, in una vi- 
deointervista mandata in onda sul canale nazionale 
verso la fine degli anni Settanta. 

Il Molleggiato era un idolo inarrivabile per qualun- 
que giornalista; da tempo rifuggiva i fulgori di carta 
stampata e televisione. Tournée in Unione Sovietica gli 
avevano fruttato un fascino sinistro, guadagnandolo 
alla demagogia più infausta, di cui sarebbe stato feno- 
menale interprete da Joan Lui a Geppo il folle, dalle 
edizioni di Fantastico al siparietto a Lourdes in accop- 
piata con Morandi. Intanto, mentre fuori, nel mondo 
crudele, volavano sampietrini e residui di ideologie in 
declino, Romano Battaglia lavorava alacremente alla 
realizzazione del suo Sogno: un'intervista esclusiva al 
mito Celentano. Lo aveva seguito dappertutto. Aveva 
imparato a memoria i vocalizzi di Yuppydu. Aveva col- 
lezionato reportage fotografici sulle supposte corna 
impiantate dal Mito sulla delicata fronte della di lui 
consorte, Claudia Mori. C erano già stati abboccamen- 
ti: più volte il prode Battaglia era stato sul punto di 
porgere il microfono alle labbra serrate del Mito, ma 
sempre, all'ultimo, il Molleggiato aveva cancellato l'ap- 



36 



puntamento. Quando Celentano dà l'assenso finale, ne 
esce fuori un'operazione al limite del delirio. Battaglia, 
in cabina di montaggio, folgorato da accecante vana- 
gloria, non taglia un minuto di quanto ha girato. Trat- 
tasi di un'intervista fiume, registrata in piena estate, 
che parte con uno dei prologhi più illuminati della sto- 
ria della Rai, un settori laico via cavo. Il Battaglia, esau- 
sto per la canicola romana e per i reiterati fallimenti 
procurati dal genio narcisista del Divo, appare in video 
con un aspetto degno di un pronto soccorso turco: la 
basetta lunga, imbiancata, di moda in quel decennio, 
non fa altro che dare risalto alla magrezza malaticcia 
del volto; Battaglia indossa, per l'occasione della sua 
vita, una camicia a maniche corte, adornata da un alo- 
ne di sudore ascellare come se avesse appena sostenu- 
to un incontro di sumo. Il tono del Nostro è cauto, 
pronto a usare tutto il repertorio della sua raffinata 
strumentazione psicologica per scavare fin nei mean- 
dri più segreti la vita e i miracoli del Molleggiato. Ce- 
lentano, da parte sua, sa di avere dalla parte del mani- 
co non un coltello, ma un'intera ferramenta. Gioca al 
gatto col topo. Più volte è lui a prendere in mano il 
pallino e a intervistare il Battaglia: "Stai realizzando 
un tuo desiderio, vero, Romano?". "Sì, Adriano. Sai 
quanto ho lottato per questo." Il tono costeggia l'epico 
e il grottesco. Una suspense appiccicosa avvolge lo 
spettatore, ignaro di quanto accadrà di lì a poco. Con 
una trovata repentina, il genio teatrale di Adriano Ce- 
lentano inventa il primo momento di tv-verità della 
storia del piccolo schermo in Italia. "Spegni le teleca- 
mere, Romano, non se ne fa nulla." Romano Battaglia 
vacilla. Concretamente chiunque assista allo spettacolo 
capisce di essere di fronte a un dramma umano. Batta- 
glia accusa il colpo. Si dispera. Arriva quasi alle lacri- 
me, anche se il suo orgoglio lo trattiene dallo scatena- 
mento di ingiustificate isterie. Se Celentano gli 



37 



ordinasse di camminare sui bracieri snocciolando un 
sunto della grammatica yiddish, il Battaglia eseguireb- 
be il comando... " 

Non ricordo se poi il teatrino dei dolori continuasse. 
Importa questo: una volta di più Celentano ha mostra- 
to al mondo il vero aspetto e l'autentica sostanza del 
beverone culturale che ci fu propinato in quei dì... Gra- 
zie Adriano per avere lasciato soprattutto questa trac- 
cia nella Storia dell'umanità, e non solamente le quat- 
tro ore abbondanti di Asso e Bingo Bongoì 

Rievocare ci fa bene. È come ripulire l'inconscio dal- 
le scorie che un tempo di disgrazie ha accumulato in 
fondo al nostro patrimonio storico. Confessare candi- 
damente il proprio disagio di fronte al Dirigibile, la tra- 
smissione per ragazzi condotta nei Seventies da Toni 
Santagata (Toni Santagata!) e Maria Giovanna Elmi, ci 
purifica, salva il nostro futuro dagli errori di un passa- 
to di cui non siamo responsabili. Maria Giovanna El- 
mi, questa donna che ha lanciato una sfida al tempo e 
all'intelligenza, si è resa responsabile del primo psico- 
trauma di massa a carattere televisivo. Poiché il ruolo 
di annunciatrice risultava limitato per le sue doti di 
creatività innata e di spontaneità di fronte alla teleca- 
mera, la direzione Rai decide di affidarle il siparietto di 
presentazione di un programma, Buonasera con..., con- 
tenitore serale in onda dalle 19.00 alle 20.00. La Elmi 
ha l'onere e l'onore di annunciare alla Nazione trepi- 
dante la messa in onda di un telefilm e, udite udite, del 
primo cartoon giapponese trasmesso nello Stivale, Gol- 
drake. La serie di Goldrake rivoluziona il sentimento 
del mondo dei giovani italiani. È un boom. Gadget, psi- 
cosessuologi, Alberoni, figurine: si crea un caravanser- 
raglio intorno al cartone giapponese in cui tutti i perso- 
naggi, la cui vita si svolge nel Sol Levante, hanno gli 
occhi più tondi del più ariano degli occidentali. Dopo 
una serie non numerabile di puntate, l'avventura di Ac- 



38 



tarus termina. Cosa accadrà? Milioni di ragazzini at- 
tendono da Maria Giovanna un segnale, una parola 
buona, un gesto caritatevole. Si sparge la voce che 
verrà trasmesso, al posto di Goldrake, un innovativissi- 
mo cartone nipponico. Le fasce più giovani e deboli 
della popolazione sono prostrate dall'attesa quasi come 
quando Nick Carter, a Supergulp! , annuncia la pro- 
grammazione di un cartone animato di Tex. La gio- 
ventù attende il D-Day, freme. Maria Giovanna appare, 
come ogni sera, con il suo sorriso stampato, un equivo- 
co segnico che avrebbe angosciato anche Roland 
Barthes. Con lo sguardo ammiccante e l'abituale spon- 
tanea freschezza, la Elmi annuncia Buonasera con... 
Luciano Salce. Così si uccide una gioventù! Quanti 
odiammo il sorriso emiparetico dell'onesto uomo di 
spettacolo, coprotagonista indimenticato di un cult 
movie quale Vieni avanti cretinoì 

Il movimento di liberazione dalla scoria mnemonica 
passa per una serie quasi infinita di stazioni obbligate. 
Dal prezioso montaggio di Nel sole, la pellicola che con- 
sacrò Al Bano e Romina Power ai vertici della cinemato- 
grafia rustica (trama: disavventure erotico-sentimentali 
dell'alacre lavoratore Al Bano, che ha mire di successo 
canoro e si esibisce in squallidi locali di periferia, e di 
Romina, orfana la cui educazione è stata proditoria- 
mente affidata ai due zii macellai, impersonati da Fran- 
co Franchi e Ciccio Ingrassia, in una versione da spolve- 
ro di essai), alle delicate esibizioni sul mensile erotico 
«Le Ore» da parte della starlette Minnie Minoprio, che 
confessa tormentata una crisi di identità risolta col ser- 
vizio pornografico durante l'intervista riprodotta in cor- 
po 9, in calce alle fotografie; dall'esuberanza editoriale 
di «Stop» e «Cronaca Vera», che da anni ammansiscono 
un pubblico vasto e irrequieto con elzeviri e catenacci di 
geniale fattura trash (memorabile il grido giallo su sfon- 
do rosso, sovrimpressionato sulla fotografia in bianco e 



39 



nero di una rapina terminata con non so quante vittime: 
"E che, siamo in Bosnia?!?"), all'altrettanto cinica bar- 
barie letteraria dell'indimenticato quotidiano del pome- 
riggio «La Notte», che fu in grado di accalappiare l'inte- 
ro popolo di fede juventina lanciando in prima pagina 
"Morto Bettega" (non si trattava dell'allora capocanno- 
niere bianconero, bensì di un omonimo rallista); dai cla- 
mori sollevati dalla pornodeputata Ilona Staller, respon- 
sabile dell'estensione del primo mix erotico-zodiacale, 
L'Oroscopata, sulle pagine di un periodico equivoco, fi- 
no alle evoluzioni culinarie di Wilma De Angelis, al ciclo 
epico dei film di ambientazione militare con cui Alvaro 
Vitali, Bombolo, Renzo Montagnani, Anna Maria Riz- 
zoli e la loro simpatica compagnia, a suon di peti e rutti, 
sollevarono le sorti del nostro cinema durante gli anni 
Settanta; dalle elucubrazioni androgine di Alberto Ca- 
merini, l'arlecchino punk inghiottito da un tragico ano- 
nimato, alle ondate di presenzialismo etereo di Alan 
Sorrenti, tornato ora alla ribalta nelle vesti di santone 
New Age; dalle videocassette promo-engagé in cui Ma- 
ria Rosaria Omaggio pubblicizza per trenta indimenti- 
cabili minuti virtù e miracoli della cromoterapia (reg- 
gendo inquietantemente nelle mani due cristalli, uno 
sferico e l'altro piramidale), fino al delirio musicale di 
Ivan Cattaneo, di Plastic Bertrand (autore canoro tran- 
salpino che colse un insperato successo presso il nostro 
pubblico con il suo motivo Hoola hop, che non riuscì a 
bissare col successivo Ping pong), di Cristiano Malgio- 
glio, di Santino Rocchetti (ricorderete il suo celebre 
clip, in cui canta, appesantito da un montone, esibendo- 
si in raffinati accordi della sua chitarra elettrica, il cui fi- 
lo, contro ogni consiglio del signor Rossi di Bozzetto, 
termina nella materia prima con cui il Rocchetti aveva 
deciso di adornare il set, per dare un tocco di realismo: 
la neve), di Adriano Pappapalardo, di Mal dopo la sta- 
gione dei Primitives, di Sergio Endrigo (protagonista 



40 



muscolare di uno dei più tragici videoclip della storir 
musicale dell'umanità, Per fare un albero ci vuole un fio- 
re): è una bambagia corrosiva, un feltro strategico che ci 
hanno instillato sapientemente nelle menti, con la con- 
sapevolezza che l'imbastardimento progressivo, perpe- 
trato coscientemente, sarebbe divenuto un formidabile 
strumento di controllo sociale nelle mani del Potere. 

La nostra generazione si ribella a questo regime del 
bello artificiale e dello stravolgimento estetico, grazie a 
un movimento di autocoscienza che ci porta a danzare, 
durante i nostri rave-party, i peggiori motivi della no- 
stra infanzia, daJaka Randa di Lally Stott a Cuccuccur- 
ramaya di African Simone, da Jeeg robot d'acciaio a 
Woobinda e Orzoway. Per intenderci, nulla è più chiaro 
di quanto Luca Nobile redige sul quadrimestrale «deri- 
ve e approdi» n. 8, descrivendo gli esiti dei bagordi du- 
rante una festa trash: "È la riappropriazione degli anni 
Ottanta, questa. Stiamo fondando un essere in comune 
su ciò che ci divideva. [...] Così, quando parte la più 
gettonata delle canzoni trash degli ultimi mesi, Mazin- 
ga, tutti quanti si mettono a saltare. E alla frase 'Con 
una mano spacca le montagne', seguita dal novero del- 
le temibili armi spaziali, in molti alzano il pugno. Lo 
fanno finalmente di nuovo pieni di ironia, di gioia, sen- 
za nessun rancore". 

P.S. Al termine della stesura di questo paragrafo, af- 
flitto da una pulpite al molare destro, sono costretto a 
una visita dal mio dentista di fiducia. Provvido come 
sempre, il succitato mi fa trovare, nella sala di attesa, 
un mensile che mi informa della sorte di Minnie Mino- 
prio. Abbandonati i riflettori, la diva dei Settanta riven- 
de ora, a una bancarella, oggetti vecchi rimessi a nuovo, 
modernariato che lei stessa scova, ripulisce, lucida e ri- 
vende, conferendo nuova vita ai reperti morti di un 
commercio che fu, resuscitandoli come Lazzaro del 



41 



consumo. Quale conferma più illuminante alla tesi 
sull'essenza onnivora della cultura trash? 



3. Nubi psichiche 

GEORGE A cosa credi Alien? 
ALIEN A tutto. 

http : / /guru . factory . it 

Essere e non esistere è un'ambizione comune in questa 
Babele liberatoria che è la Rete. Apparire diffusi, gal- 
leggiare sull'epidermide di un mondo che sia una nuo- 
va, terza cosa: non la realtà spicciola, quella dei rap- 
porti lisi come tessuti vecchi, dei sorrisi prestampati, 
dei volti incartapecoriti che saettano moraline da ogni 
angolo con ovvietà degne dei Baci Perugina; ma neppu- 
re il cosiddetto mondo interiore, auratico e soffuso, pa- 
storale arcadia dei bei sentimenti o dei tormenti pre- 
confezionati di cui, ormai (ed è il caso di avere tutta la 
franchezza di dirlo), non frega più niente a nessuno. 

Qui la liberazione passa per tappe imprescindibili, 
non nella progettazione, ma nell'immediata e sponta- 
nea autorealizzazione. Una di queste è, senza dubbio, 
la creazione di un pensiero volatile, leggero, e tuttavia 
collettivo. La consistenza della comunità che lo incarna 
(ma già si comprende come questa categoria sia dé- 
modé) è proporzionale a quella che il riflesso di uno 
specchio ha nei confronti della realtà rispecchiata. Sot- 
tile pellicola che sta tra l'immaginario e il Reale, il ri- 
flesso è la membrana osmotica attraverso cui due di- 
mensioni comunicano, si invadono reciprocamente. I 
confini dello specchio non sono così definiti come si 
può immaginare: se ci si affaccia con smaliziata sa- 



42 



pienza sul bordo dello specchio, ne osserviamo il vetro 
riflesso... 

Questo atteggiamento veteropositivista, scientista, in 
poche parole obiettivo, che ha secondo noi inquinato la 
vivibilità dei rapporti e del sociale, è la molla prima che 
spinge la generazione della Rete a cercare se stessa 
nell'indistinto del flusso psichico che opera come meta- 
stasi della Verità, dell'annullamento dei contorni per- 
sonali e dei confini nazionali. Ma non si tratta dell'uni- 
co movente. Vivere in quella dimensione transitoria, a 
forza di immagini da catalessi, rivelazioni ipnotiche, 
movenze da sonno REM - esercitare la propria capa- 
cità ricettiva allargando la comprensione delle proprie 
percezioni a uno spazio intermedio, indefinito, dove 
l'intersoggettività sia negata nei modi in cui la esperia- 
mo dalle otto alle sedici di ogni giorno... - tutto ciò co- 
stituisce strategia e tattica di questa generazione, della 
sua potenza sottile, della sua pratica subliminale eppu- 
re così straordinariamente efficace. 



J.F Ciao a tutti quelli in linea.. : -D 
WOLF J.F per cosa sta? John Fitzgerald. . . 
Kennedy? 

J.F No, per Jean Francois, cioè io. 
(da IRC) 

Siamo imbevuti di una soluzione basica e salina, di 
un liquido in cui le nostre afferenze annegano comple- 
tamente a vantaggio di una comprensione maggiore. È 
la catabasi definitiva nello psicologico, nell'adattamen- 
to a quelle atmosfere da transfert che le streghe psicoa- 
nalitiche hanno creduto di monopolizzare per vent'an- 
ni. Quella dimensione, quell'acquatica compresenza di 
ragione e sensazione, quella metamorfosi continua e 



43 



dilagante sono il traguardo più incredibile che questa 
generazione foljp, borghese malgré soi, eppure intima- 
mente rivoluzionaria, taglia con l'energia che le passate 
generazioni non hanno mai scoperto di possedere. 

Rabdomante cieco e assetato, e quindi necessitato a 
trovare l'acqua per sopravvivere, il net.surfer vaga per 
le lande deserte del cyberspazio, questo territorio me- 
diano, trasognato e complice che la sua generazione ha 
eletto a proprio ambiente. Non esiste una cartografia 
precisa del mondo in cui il net.surfer si muove. La 
mappatura di tale mondo è volatile come gli stati d'ani- 
mo e, in effetti, il modo migliore per rendere l'idea di 
quello che accade in questa geografia intricata e mobi- 
le, è mettere in analogia gli stati d'animo con le stazio- 
ni di questa avventura cibernetica e ontologica. Ogni 
indirizzo a cui si bussa, in cerca di quell'acqua vitale, 
corrisponde a uno stato d'animo, a un flash emotivo di 
caratura imprecisa e tuttavia intensa. L'emozione sce- 
merà nella sua forza coercitiva soltanto per la noia del- 
la ripetizione. Il modello di avvicinamento di se stessi 
alle "cose del cyberspazio" è consimile a quello relativo 
alle "cose del mondo". Soltanto, più libero e, per questo 
stesso motivo, più accelerato. Potete frequentare una 
chat per un mese: gli apporti degli altri net.surfer sa- 
ranno emotivamente intensi, ma poi vi stancheranno. 
Siete liberi di abbandonare quando volete. 

POETA FREDDO Ebbrezza, spiraloidale senti- 
mento delle grandi Ruote, delle Sfere in 
cui siamo... Ordunque bolsi, la midolla 
vi si affloscia? 

FREDDY IL PAZZO È il mondo fuori che si è 
afflosciato, Poeta . 

POETA FREDDO Freddy, quindi che pensi di 
fare? 



44 



FREDDY IL PAZZO Niente, me ne starò qui ad 
aspettare che finisca di sgonfiarsi. 

http: //www. icom. it/chat 

Siete Nomadi. La vostra stanzialità quotidiana vi tar- 
pa la vita ogni giorno. Qui siete trasognatamente pelle- 
grini, transitori, zigani dello spirito. E questo gitani- 
smo cibernetico non potrà rimanere inerte nella 
dimensione pellicolare dello spazio della Rete. Ricadrà 
su di voi, sulle vostre famiglie, sulle ore dei giorni come 
una Tempesta della Salute. Una salute ulteriore, supre- 
ma. Il salto che la Storia aspettava per rimettersi in 
moto. 



MATISSE Ho una casetta a Macugnaga, Monte 
Rosa. . . 

BEEP BEEP mmmmhh, Matisse, quando mi ci 
porti? 

MATISSE Non pensi che dovrei conoscerti 
meglio? Che ne so, per dire, quale numero 
di scarpe porti... 

BEEP BEEP Sono alta 1,73 e porto il 40... 

MATISSE Non immaginavo che fossi f . Sono f 
anch'io. Allora basta soltanto il nome... 

FREDDY Io porto il 43, posso venire? 

http: //www. icom. it/chat 



4. Margini 

Tutto è in tutto. Tutto è uguale a tutto. Non esiste sen- 
so di colpa. Se esiste è momentaneo, della consistenza 
effimera di un grano di naftalina: ne sentiamo il profu- 
mo, ma svanisce in brevissimo tempo. Certo, non pote- 



45 



te pensare di edificare un sistema o un'ideologia sulle 
fondamenta del senso di colpa, in Rete. Semmai lo po- 
trete fare, costruendo sapientemente sullo Scontento il 
vostro palazzetto metafisico. 

Ecco poche semplici verità del Popolo Che Viene. 
Esso muove con prodigiosa velocità fuori dalla cintura 
della Periferia della Mente. Odia la Mente Centrale e 
vuole costruire una Mente Decentrata, una Mente Poli- 
centrica. Il primo passaggio per fare questo è abbattere 
le gerarchie di senso che nella real life costringono a dei 
balletti osceni a casa come a scuola come al lavoro. 

Che tutto sia uguale a tutto è la nostra forma di stra- 
volgimento ironico del comunismo, come un ipermate- 
rialismo che appiattisce le differenze tra una bambola 
della Mattel e un direttore marketing della Nielsen. Dire 
che non ce salto di qualità tra una cosa e una persona, 
tra un oggetto e un evento, vuol dire catapultare lontano 
da noi le votazioni con cui il mondo viene incasellato. Il 
rapporto tra cose e persone è diventato talmente pres- 
sante e rigido da sfiorare l'equivalenza. Se per me non ce 
differenza tra una morte violenta e il dono di un fiore, tu 
che vuoi dialogare con me sei messo fuori gioco. Devi 
elaborare un nuovo terreno di confronto, una nuova tat- 
tica comunicativa. Il mondo della materia, della Coca- 
Cola e dell'aspirina, del massaggio ai piedi e di Doom vie- 
ne equalizzato, appiattito. Dire che di tutto ci frega in 
forma ironica è la nostra liberazione postmoderna. 

Questo, alla fine della fiera, è il gioco di senso che ha 
mosso e muove il movimento splatter. Crani spezzati 
con fuoriuscita di materia grigia, denti cariati disinne- 
stati a un cadavere di tre anni, bacio con lingua in una 
Parigi piovosa: di tutto ci frega allo stesso modo, con le 
medesime valenze, e tutto può esserci venduto, ma sen- 
za differenza di prezzo. 



46 



Non ci sono dubbi che la net.gener@tion è anticapi- 
talista. Non gliene fotte niente dei soldi. Se riuscisse a 
farsi pagare in tempo libero, accetterebbe la nuova 
clausola contrattuale. Abbiamo capito da tempo che il 
denaro è il grande Normalizzatore, la vera Realtà Vir- 
tuale che con un atto simbolico ti fa tenere un campo 
di grano in tasca. Merda!, era chiaro anche a chi ci ha 
preceduto, eppure guarda che fine hanno fatto gli alfie- 
ri dei diritti della lotta continua: Deaglio, Gad Lerner, 
Liguori, Sofri. Ma non ci volevano liberare? Non si so- 
no opposti al bacio del Grande Tentatore, del Denaro: 
esso è diventato, con un incesto di dimensioni epocali, 
il loro Grande Fratello. Il loro. 

Dire che tutto per noi ha lo stesso prezzo vuol dire 
superare spiritualmente il capitalismo. Non rifiutare lo 
smercio di letame grazie a cui mangiamo la pappa e 
compriamo fumo. Ma almeno non lasciarsi intaccare 
dalla sua logica perversa, cattolica nel senso dell'uni- 
versalismo che impone. Il grande sogno, infatti, non è 
la Moneta Unica? E per un'Unica Moneta non serve 
un'Umanità Unica? Una bella Fratellanza Unica di 
consumatori, di possibili acquirenti, di polli da spen- 
nare con gli stessi prodotti in Pakistan come alle Az- 
zorre. Eccola qui, la Falsa Uguaglianza. Tutti fratelli di 
fronte al luccichio delle monete, al riverbero dorato 
della scritta: Banca dal 1472. 

Non cercate la solidarietà della net.gener@tion: la 
battaglia è perduta prima di essere ingaggiata. Credia- 
mo ad altri valori. Non ce ne frega niente del Trattato 



47 



di Maastricht, dell'Eoi, della lira pesante. Fate quel 
cazzo che volete.- Fateci mangiare e lasciateci ai nostri 
sogni. Se cadete in questo tranello, vedrete i fuochi alti 
che alimenteremo col legno delle vostre poltrone. 



FREDDY IL PAZZO Non torno a lavorare se 
non in cave di mica e grafite, dove il 
sole riluce sul nero e la vita è solida 
come un cristallo. 

BIBA Sei arrabbiato Freddy? Cosa ti hanno 
fatto? 

FREDDY IL PAZZO Comprare, Biba. Mi hanno 
fatto comprare. 

http: //www. icom. it/chat 

Siamo scontenti. Lo Scontento è il nostro padre. Il 
Sogno è il nostro figlio. La Rete è la nostra Sorella. La 
Rete ci aiuta a creare le connessioni, a fare sentire il 
tam-tam con cui minacciamo il mondo fino alle estre- 
me periferie. 

Tutto per noi è periferia. Ciò che sta ai margini, che 
letteralmente è emarginato, noi lo proponiamo, rove- 
sciando il senso, come un modello centrale. Queste, per 
la net.gener^tion, sono le uniche categorie che contino 
veramente: la Periferia contro il Centro. La gente con- 
tro i politici. Il Disordine contro l'Ordine. Per noi non 
ha significato dirsi di destra o di sinistra. Un marxista 
degli anni Cinquanta era per noi ideologico e rigido 
quanto un sostenitore a oltranza di Gentile. Per noi tut- 
ti e due sbagliavano. 

Noi abbiamo un solo Nemico: è il Potere. Per noi 
della net.gener@tion il gioco del Potere non è soltanto 
esplicito: è scontato. Il gioco è questo: il Potere si ma- 



48 



schera con ideologie apparentemente in radicale contra- 
sto; questo contrasto funziona da valvola di sfogo per le 
reazioni individuali alla pressione della Centralità del 
Potere. Così mentre un comunista e un fascista credo- 
no di opporsi frontalmente, fanno il gioco della Centra- 
lità del Potere: il Sistema sopravvive, non viene messo 
in discussione. Si discute di tutto ma non del Potere. 

Noi siamo stanchi di queste marsine ideologiche 
dentro cui facciamo la figura di marionette in mano ai 
Potenti. La nostra rivendicazione di marginalità consi- 
ste in un totale disinteressamento davanti alle questio- 
ni di Potere. Agiamo senza agire. Ricomponiamo i due 
pezzi della spada. Non crediamo né alla Materia né alla 
Volontà. 

Noi vogliamo soltanto sentire. 



LIVIO Dove sei andato a mangiare oggi? 
ZANZOTTO Prova a indovinare . . . 
LIVIO Boh... Pizza o Me? 
ZANZOTTO Me Donald' s. 
LIVIO Mangiato plastica? 

ZANZOTTO No, menu numero tre. Patatine me- 
die, Cheeseburger e Coca. 
LIVIO Com'era? 

ZANZOTTO La solita merda. Non capisco per- 
ché continuino a mettere il cetriolo den- 
tro il cheese... Fa schifo, sa di tappeto 
indiano ... : - ( ( 

LIVIO Davvero... è la cosa più acida che 
ci sia... L'hai tirato fuori? 

ZANZOTTO Sì non ti dico lo spetasciamento 
delle salse. . . L'ho tirato fuori facendo 
un casino allucinante col ketchup e la 
maionese... Ti giuro, aveva il colore di 
un morto . . . 



49 



LIVIO Non capisco perché il signor Me Do- 
nald non fa un sondaggio tra i suoi con- 
sumatori ... "Lo odiano tutti quel cetrio- 
lo... 

ZANZOTTO ... ti naviga nello stomaco per 
dei giorni . . . 

LIVIO Un sondaggio con una schedina vicino 
alle cannucce... Metti in palio un pranzo 
gratis e vedi i gusti di chi ti paga. . . 

ZANZOTTO Figurati che cazzo gliene frega a 
Me Donald dei gusti di chi gli compra gli 
hamburger. . . 

LIVIO Ho capito, ma non è giusto... Un'al- 
tra roba che mi manda in bestia è il 
ghiaccio . 

ZANZOTTO Cristo, non dirmelo. 

LIVIO Te ne mettono mezzo chilo in ogni 
bicchiere. Già la Coca è gelata... 

ZANZOTTO Poi te ne mettono mezzo chilo sia 
che la Coca sia piccola o grande... così 
risparmiano, perché il ghiaccio è acqua e 
non costa un cazzo, hai capito? 

LIVIO L'altro giorno ho aperto la Coca e 
ho contato i cubetti. 

ZANZOTTO Quanti erano? 

LIVIO 25!... ti rendi conto? :-((((( 

ZANZOTTO Non ho parole... Non gliene frega 
un cazzo di noi, sono lì per fare sol- 
di... 

LIVIO Non so se sono più hamburger gli 
hamburger o noi ... E la stronza non mi 
voleva dare neanche il Ketchup gratis... 
allucinante . 

ZANZOTTO È il potere... Sono i soldi che 
corrompono, cazzo. . . 

LIVIO Sì, ma nemmeno il Ketchup... 

ZANZOTTO Si scrive maiuscolo Ketchup? 

http: //guru. factory . it 



50 



5. Pulp Section 



BESTIA Ragazzi, ho visto Pulp fiction. . . È 
un capolavoro... La cosa più bella che 
abbia mai visto. 

FREDDY IL PAZZO Quanti anni hai, Bestia? 

BESTIA Non lo so più dopo aver visto PF. 

FREDDY IL PAZZO Ah, ecco mi pareva... 

http: //www. iol . it/chat 

"Ho in serbo una cura medievale per il tuo culo." 

Marcellus Wallace 

Ci sono dodicimilatrecento pagine dedicate a Quen- 
tin Tarantino sulla Rete. Il Regista della net.gener@tion 
è uno dei profeti del Nuovo Tempo, uno dei pochi, più 
prosaicamente, ad avere compreso dove stiamo andan- 
do ora, cosa stiamo sentendo ora. Se ce qualche poeta 
serio connesso alle afferenze della Rete sa che ormai la 
sua identità, il suo stile, il suo sentimento individuale è 
pronto per disgregarsi, per confondersi e sciogliersi in 
una nuova epoca espressiva di mitologie e cicli. Da 
questo punto di vista non si può negare che, essenzial- 
mente, il futuro è pronto per assomigliare al passato. 
Tra oralità e scrittura la net.gener@tion ha scelto una 
terza via, quella di un'oralità scritta, fabulistica ed epi- 
ca, superindividuale, produttrice di leggende e pronta a 
sfruttare tutto il patrimonio archetipo precedente per 
sviscerarne uno nuovo. Un nuovo interprete della 
realtà che siamo pronti a edificare. 

D. Perché Vince Vega abbandona sul ripiano 
la pistola, nell'appartamento di Butch, 
quando va in bagno? 



51 



R. Molto semplicemente non lo fa. La pisto- 
la, in realtà, appartiene a Marcellus. È 
chiaro che Vince era con altri nell'ap- 
partamento; quando sente Butch entrare in 
casa, pensa che sia Marcellus, e perciò 
non reagisce. È probabile che Vince e 
Marcellus stessero dandosi il cambio. 
Quando Butch investe Marcellus, è chiaro 
che questi era sceso a prendere riforni- 
menti per sé e per Vince. 

Quentin Tarantino è il regista con-geniale proprio 
perché interpreta tutto il passato alla luce di un presen- 
te che ha una voglia matta di trasformarsi in futuro. La 
sua ironia corrosiva, la sua critica sociale incisiva, la 
sua riproposizione di modelli quasi "teologici" non per- 
dono mai la levità del momento goduto, non compro- 
mettono mai la dimensione epidermica di quello che si 
sta raccontando. 

Ad esempio la struttura. Pulp Fiction è un intreccio 
di episodi che tornano ad allacciarsi, di personaggi che 
si incontrano a distanze di tempo che non sono lineari. 
Valga per tutte la citazione di uno dei colpi di scena 
più riusciti del film, quando Butch torna a casa a ri- 
prendere l'orologio dimenticato dalla fidanzata Fa- 
bienne e uccide Vince Vega appena uscito dal bagno; lo 
stesso Vince Vega che l'avrebbe incontrato qualche se- 
condo prima della fine del filmi Questa percezione del 
tempo, che nessuno può permettersi di etichettare, è 
l'eterna e volatile compresenza che si sperimenta sulla 
Rete. Non c'è ieri o oggi, né domani, né mai. Né sem- 
pre. Non esiste più la Storia. E, paradossalmente, si 
moltiplicano gli intrecci, le trame, le storie. La struttu- 
ra aperta del film di Tarantino garantisce una chiusu- 
ra, ma soltanto per l'uso commerciale della narrazione. 
Immaginatevi se il Regista avesse potuto alimentare le 



52 



derivazioni e i sentieri secondari del racconto, sfrut- 
tando per esempio la figura della taxista Esmeralda 
che porta Butch al motel, o rivelando chi fosse "la Co- 
sa", il masochista di Zed. Tutto questo, invece, può ac- 
cadere sulla Rete, dove noi costruiamo mondi paralleli, 
complessi, barocchi, come se fossero micromodelli di 
una nuova comprensione della realtà. Andamenti spi- 
raloidali, storie astruse che tornano su se stesse, fago- 
citano la loro trama mutandola radicalmente, eventi 
secondari destinati - a una revisione dei fatti - a diven- 
tare eventi primari, personaggi periferici che assurgo- 
no a un'improvvisa centralità: il nostro sogno di com- 
plessità non è altro che il tentativo di allargare le 
capacità ricettive per prepararci a una comprensione 
complessa del mondo. Non si tratta di una reazione 
all'ostilità ambientale, all'ingresso di molti fattori e va- 
riabili nel gioco dell'interazione tra noi e il mondo. 

D. Che libro leggeva in bagno Vince, prima 
di venire ainmazzato? 

R. Si trattava di Modesty Blaise, un rac- 
conto pulp scritto da Peter O'Donnell nel 
1965. 



Nulla è bene e nulla è male. Agire in questo panora- 
ma di indifferenziazione, di assoluta orizzontalità del 
mondo riuscirebbe difficile a chiunque. Eppure è ciò 
che sta riuscendo a questa generazione che in molti 
avevano tacciato di abulia, di inerme lasciar vivere... 
Prendiamo ancora il vecchio Quentin. Il suo film è, 
senza dubbio, un film sul concetto di "redenzione". Il 
suo problema è: come può esserci "redenzione" al di là 
del bene e del male, quando le cose sono così comples- 
se e intrecciate da rendere impossibile una scelta, una 



53 



lettura precisa dei fatti? La Redenzione può avere le 
più varie forme (da quella drammatica dell'iniezione 
shock allo sterno di Mia, a quella evangelica di Jules 
durante la rapina di Pumphin e Honey Bunny, fino a 
quella sconcertante di Mr Wolf che trae d'impaccio i 
colpevoli di un crimine di cui non hanno colpa). Tut- 
tavia ci si renderà conto che la forma più praticabile 
della Redenzione è quella ironica ed effimera, che ini- 
zia con la falsa citazione da Ezechiele per terminare 
con il faustismo onanista di Vincent Vega. Tutto è 
pulp, una matassa inestricabile di materiali indiscerni- 
bili nel loro intreccio, una massa variamente composi- 
ta che risulta molliccia. Senza spina dorsale. Il blob 
che non solo sopravvive al Vecchio Mondo, ma che è 
esso stesso causa dell'annientamento di questo. E non 
basta: pulp è anche una pubblicazione che contamina 
argomenti di soggetto triviale e che viene realizzata 
peculiarmente su carta di pessima qualità, rozza fattu- 
ra e sgradevole al tatto. È la carta che testimonia alla 
morte di Vincent Vega quando esce dal bagno. Ed è la 
carta da locandina che Tarantino rappresenta nella 
copertina del film: carta consumata da una falsa vec- 
chiezza, da un uso virtuale dei bordi, da una storia 
che lascia i segni non avendo mai avuto luogo. E, con- 
temporaneamente, è la carta su cui Mia stende la sua 
mano gelida e sensuale, pittata con lo smalto rosso in- 
tenso che ricorda la sua battuta sui pomodori. La bat- 
tuta che avrebbe dovuto garantirle un successo a cui 
non è mai pervenuta, che la relega in un'epica mini- 
male limitata a un numero zero di una miniserie tele- 
visiva. Lei, la donna più fragile del cinema, un'eroina 
che protrae artificialmente la mitologia emancipazio- 
nista delle Charlie s Angels... Ma c'è un elemento anco- 
ra più importante, ancora più rivelatore di ciò che sia- 
mo e del perché Tarantino è uno dei nostri profeti. È il 
prezzo in alto a destra, sulla locandina del film e del 



54 



CD: 10 cents. È un prezzo falso. Un prezzo fuori dalla 
storia. Quel prezzo esprime tutta la nostra morale e 
simbolizza la figura finale della Redenzione che ci sia- 
mo conquistati: è l'uscita dalla Storia che ci permette 
l'uscita dal $. Abolire il tempo nella maniera ironica, 
sardonicamente splatter di Tarantino significa abolire 
il primato dell'Economico. 

D. Perché il collo di Marcellus appare sem- 
pre incerottato? 

R. L'attore Ving Rhames ha una fastidiosa fe- 
rita in quella parte, che risulta sgradevo- 
le alla vista. Con l'espediente del cerot- 
to si evita di disturbare il pubblico. 



Se "Tutto è merda", anche il denaro è merda. E il de- 
naro è, ricordiamolo, il motore mobile di tutte le azioni 
del film. Vincent Vega e Jules praticano una forma tutta 
particolare di recupero-crediti. Butch sogna un paradi- 
so dorato grazie ai soldi, anche se il risultato della sua 
truffa non gli consentirà di vivere di rendita, costrin- 
gendolo a nuove fatiche. La lieve supremazia sul reale 
palesata dal savoir-faire di Mr Wolf è radicata nella clas- 
se sociale dello stesso. Marcellus è un uomo di affari, 
per esprimerci con elegante eufemismo. L'utopia da 
coffee-break di Pumphin e Honey Bunny è prudente- 
mente racchiusa nei portafogli della borghesia indiffe- 
renziata che popola il locale da rapinare. Quando Jules 
spalanca la ventiquattr ore, non vediamo il denaro: os- 
serviamo l'espressione stravolta del rapinatore, il lucore 
abbagliante del contenuto riverberato sulla sua pelle. Ed 
è inutile soffermarsi sul "carattere anale" - per dirla col 
vecchio blaterare degli psicoanalisti - dell'episodio in 
cui Christopher Walken riporta al piccolo Butch l'orolo- 



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gio d'oro avito custodito con tanta cura nelle interiora 
del suo genitore. . . 



D. Durante tutto il film appare una strana 
marca di sigarette, le Red Apple. Di cosa 
si tratta? 

R. È probabile che Tarantino si sia inven- 
tato questo marchio per minimizzare l'im- 
piego di marchi reali provenienti dal 
ventennio Fif ties-Sixties a cui spesso 
Quentin si riferisce. Le sigarette ap 
paiono anche sulla locandina del film, 
accanto alla pistola di Mia. 



Cosa risponde la net.gener@tion alla questione capi- 
tale della sua esistenza? Se il Denaro è il simbolo del 
Potere, anzi ("il medium è il messaggio") se il Denaro è 
il Potere, quali sono difesa e attacco della generazione 
della Rete? Sono questi: il cranio spappolato per errore 
da Vincent in macchina, per esempio. Di chi è la colpa? 
Il ragazzino di colore era un infiltrato. Tre persone so- 
no morte grazie a lui. Grazie a lui, però, Jules ha deciso 
di propagandare il suo Vangelo da ghetto nero. Un caso 
accidentale provoca la sua morte, tragica e comica. Al- 
la fine, per uscirne senza condanna, i nostri due killer 
faranno la figura dei ragazzini, dei nerds famigerati de- 
gli anni Ottanta. La colpa è indistribuibile. Una Giusti- 
zia Superiore muove le cose e le sospensioni della mac- 
china che causano l'eccidio. 

Oppure la vicenda di Vincent con la moglie di Mar- 
cellus. Alla fine, se esiste una morale, potremmo sinte- 
tizzarla così, alla Tarantino: Merda, quel merdoso de- 
naro valeva tutto questo cazzo di casino? Valeva la 
vita? Eccola, innestata nel cuore della nostra genera- 
zione, la verità così sgradita al Potere: magari adesso 



56 



non è facile accorgersene, ma, in futuro, a Chi Calca I 
Sentieri Della Rete non fonerà nulla del Denaro e dei 
suoi privilegi. 

D. Quando Butch penetra nell'appartamento, 
la radio blatera qualcosa. Cosa? 

R. Si tratta di un annuncio pubblicitario 
del Jack Rabbit Slim's. 

La condizione in cui vorrebbero farci vivere è quella 
di chi vorrebbe entrare al Jack Rabbit Slim's senza ave- 
re prenotato. Tutto ciò che avviene dentro il locale di- 
verrebbe un mito. La negazione dell'esperienza provo- 
cherebbe un violento desiderio dell'esperienza. Le 
convenzioni culturali si reggono su questo paradosso: 
vietare a chiunque dando a chiunque. Così Marilyn, 
Lana Turner o Elvis assurgono a miti per le masse, a fi- 
gurine virtuali in cui fare sfogare l'incipiente quoziente 
di frustrazione collettiva. Le loro tragedie sono il peso 
della croce che hanno messo addosso alle loro fragili 
spalle. Essi sono morti per sopportare i nostri mali. Im- 
molandosi come vittime dello Spettacolo, accreditano 
la tesi di una vera sofferenza, di un vero dolore: accre- 
ditano la tesi che lo Spettacolo abbia una morale. 
Quando Mia e Vincent entrano nel Locale Dei Nostri 
Sogni, ecco che il mito viene sfatato. Qui ognuno per- 
cepisce il trucco, l'essenza artificiosa che regge la mito- 
logia spettacolare. In questa macchina del tempo rici- 
clato (cioè il tempo dello Spettacolo), chiunque può 
aspirare a essere chiunque (anche Lana Turner a essere 
Marilyn o viceversa... Mamie Van Doren, Jane Mans- 
field: siamo alla democrazia mitologica). Il clone di 
Bogart, se vuole. Oppure Fonzie. Oppure può essere se 
stesso, ma secondo le regole dello Spettacolo, cioè esi- 



57 



bendosi, come Vince con Mia nella gara di ballo. Tutto 
è fragile e ridicolo, tuttavia molto contemporaneo. Lo 
Spettacolo crea eccitazione, nel senso che la induce ar- 
tificialmente. Ovunque, anche nei bagni per signore, lo 
Spettacolo tracima, deborda, investe la gestualità col- 
lettiva (quando Mia va a sniffare ai servizi, non fa nulla 
di diverso dalle dolci pulzelle imbellettantisi davanti 
allo specchio). Al Jack Rabbit Slim's un posto al sole 
non si nega a nessuno, anche se il sole è un neon a in- 
termittenza. 

Il messaggio di Tarantino è stracolmo di valenze, e 
un appartenente alla net.gener@tion le coglie tutte, 
perché le vive sulla e con la propria pelle. Il patrimonio 
dei nostri sogni è soltanto nostro. Il richiamo a 
un'emulazione fallita è la nostra arma per chiudere un 
capitolo della nostra memoria e spalancare il libro dei 
nostri desideri. 



D. Che cartone guarda il piccolo Butch alla 
tv? 

R* È Clutch Cargo, un programma per bambini 
di moda negli anni Sessanta. Il film che 
davano al motel, invece, è The Losers, 
una pellicola del 1970 diretta da Jack 
Starrett (cinque agenti speciali vengono 
inviati in Cambogia dalla Cia, al fine di 
liberare un emissario del Presidente cat- 
turato dai Comunisti) . 



Il tempo è l'ultima frontiera della net.gener@tion. 
Noi abbiamo già abolito lo spazio o, meglio, l'abbiamo 
superato. Tramite questa nostra "restaurazione tole- 
maica" (perché è proprio il contrario di una rivoluzio- 
ne copernicana!) ovunque è come ovunque secondo i 
desideri di chi è ovunque. Ma la nozione di tempo co- 



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stituirà l'ultima categoria da trasformare... Ce la fare- 
mo, dottor Paolo Crepet? 

Quando Butch ricorda l'episodio della consegna 
dell'orologio, ecco che noi percepiamo il senso di un de- 
stino. L'appuntamento col suo contatto è nella stessa 
città in cui il suo bisnonno comprò l'orologio: si tratta di 
Knoxville. Il prima e il dopo si confondono. Resta l'og- 
gettività del ricordo, che non libera da sé, ma mette in 
relazione con una realtà che si dipana in una messe di 
deviazioni e accadimenti, fino ali Tue et nunc: "Zed è 
morto, piccola". Gli affetti messi in moto dal ricordo ri- 
solvono la situazione di stallo (Butch ottiene il pass di 
Marcellus), puniscono il vizio vissuto senza ironia, sen- 
za l'insegnamento della nostra generazione (Zed, sadico 
senza consenso della vittima, muore dolorosamente), ri- 
generano i rapporti, fino a mantenerli uguali a come 
erano prima delle deviazioni (la ragazza di Butch chiede 
con la stessa scipita stupidità che cosa sia un chopper). 

Mentre tutto questo accade, mentre, cioè, l'esperien- 
za viene riformata dall'interno perché cambiano i rap- 
porti di spazio e di tempo, la forza del ricordo riattua- 
lizza tutto: dai cartoon della nostra infanzia, alle moto 
da easy rider della liberazione dei nostri padri, dalla let- 
teratura anni Sessanta, fino alla sessualità torbida che 
il passato ha emarginato tanto da farla divenire il no- 
stro praticabilissimo orizzonte. 

"Se sono brusco con voi, è perché il tempo 
è importante. Io penso veloce e ho bisogno 
che voialtri facciate in fretta, se volete 
uscirne fuori. Per cui, per favore, pulite 
questa cazzo di macchina." 

Mr Wolf 



59 



Quando tutto sembra perduto, quando la situazione 
ci sembra complicata all'inverosimile, quando ogni mi- 
nimo particolare assume una rilevanza spropositata 
per fare andare male le cose, qualcuno interviene e ci 
mostra che la risoluzione è un uovo di Colombo. A casa 
di Jimmy (che lo stesso Tarantino interpreta con vezzo 
hitchcockiano), tutto sta rovinando: l'arrivo della mo- 
glie; i complimenti per il caffè che non funzionano; la 
stolidità di Vince. Forse bisogna perdere l'orgoglio. Bi- 
sogna farlo, per uscire dall'impasse. Ecco che con Mr 
Wolf, questo prestidigitatore dell'ovvio, tutto torna ad 
andare: la doccia di Vince e Jules mette di buon umore 
Jimmy e tutto fila liscio. 

Anche questa parabola messa in scena da Tarantino 
ci dice molto su quello che stiamo compiendo su noi 
stessi e sul mondo. Innanzitutto sull'operazione di 
uscita dalla fase di stallo culturale degli anni Ottanta e 
dei primi anni Novanta. È bastato, semplicemente, 
smetterla di badare alle querule vocette che ci distrae- 
vano. Qual è il nostro desiderio? Liberazione. Allora li- 
beriamoci. Basta farlo. Basta scegliere uno strumento e 
non dare ascolto a nulla. L'azione risana. Infatti eccoci 
sanissimi, affacciati sulla scena del mondo e pronti a 
cambiarlo, pronti a verificare quanto già il mondo sia 
cambiato grazie al nostro sogno di integrazione appli- 
cata di tecnologia e umanità. 

I princìpi che regolano il mondo sono cambiati. Chi 
verrà dopo dovrà riconoscerci quest'impresa. È nostra 
e di nessun altro. 

D. Perché Tarantino utilizza spesso gli 
stessi nomi per personaggi di differenti 
film? 

R. La ragione non è ancora stata chiarita. 
Ad esempio, Marvin è il nome del poli- 



60 



ziotto di Le iene ed è anche il nome 
dell'infiltrato della banda di sbarbatel- 
li in Pulp Fiction. Questo carattere co- 
mune potrebbe forse fornire una spiega- 
zione. Forse, paradossalmente, dei nomi a 
Tarantino non importa un granché. 

Vorrei che Tarantino inserisse un ruolo minimo per 
Luther Blissett, nel suo prossimo film, prima che que- 
sto nome muoia per sempre (la morte per noi non è 
uno spauracchio senza importi: accettiamo la morte 
come un dato naturale, come una soglia di passaggio 
ad altro). Cerchiamo di tenere in vita Luther soltanto 
fino a quando il mercato si interesserà a lui, cercherà 
di sfruttarlo come ogni buon fenomeno spettacolare. 

Vorrei che il ruolo di Blissett nella prossima pellico- 
la di Tarantino fosse questo: una voce da dentro un ba- 
gno, mentre fuori si spara all'impazzata, che urla "Ba- 
sta, voglio starmene tranquillo mentre vado al cesso!". 
Questa potrebbe essere una nuova parabola per tutta la 
generazione. 

6. Star Trekkers 

Non ce bisogno di elaborare una nuova saga, quando 
una saga ha già segnato la net.gener@tion. Il poema co- 
smico che preconizzano molti teorici dell'arte cyber ha 
già un perno intorno a cui ruotare. 

Tutti noi amiamo chi ci insegna, accompagnandoci 
durante la vita. Dapprima coloro che amiamo ci inse- 
gnano lo stupore, educano l'avidità dei nostri occhi, ci 
permettono di incarnare le lezioni che ci impartiscono 
divertendoci. Poi li dimentichiamo. Incarnare il loro 



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magistero significa abbandonarli in un luogo vicino, da 
cui si pensa di recuperarli e invece li si scorda. Tempo 
dopo, dopo tanti dolori e tante gioie, coloro che abbia- 
mo amato riemergono. Non sono più quelli di una vol- 
ta. Sono più ricchi, le loro parole pesano di più, i loro 
insegnamenti ci sembrano più profondi. Ancora una 
volta, essi ci iniziano alla vita. 

Star Trek è la saga che ha ripercorso i passi di que- 
sto destino d'amore. Da trentanni le giovani genera- 
zioni pensano che si tratti di una serie televisiva di 
fantascienza. A noi non è bastato confinare la truppa 
dell'Enterprise nel dimenticatoio delle iridescenze in- 
fantili. Siamo tornati indietro nella memoria a ripren- 
derla, a salvarla dal limbo spettacolare. Ne abbiamo 
fatto una nostra mitologia. E non ce dubbio che oggi 
come oggi Mr Spock e il suo sopracciglio da scettico 
interplanetario abbiano per noi la funzione di sufi ini- 
ziatori. 

Sotto l'impulso di questa generazione Star Trek non 
è stata semplicemente riesumata: hanno dovuto accon- 
tentarci producendo nuove figure, che avranno il suc- 
cesso garantito soltanto fin quando rimarranno in vita 
i volti che hanno dato vita al Capitano Kirk, al Signor 
Chekov, all'Ingegner Scott... Il nuovo comandante, Pi- 
card, esiste soltanto in funzione di una memoria-video, 
di una memoria affettiva a cui non vogliamo rinuncia- 
re. Anche se tristemente stiamo assaporando la morte 
di un'epoca che sarà il nostro futuro. 

La memoria di un epoca che sarà il nostro futuro. 
Questo è il significato più profondo e autentico del no- 
stro attaccamento alla ciurma interstellare. Non im- 
porta che i display controllati da Chekov e Suru non 
siano digitalizzati, o che le scenografie degli sbarchi 
sui pianeti fuori della Confederazione siano palese- 
mente e rozzamente false. Importa la quantità di futu- 
ro che la Saga sprigiona al suo solo apparire. E non c'è 



62 



dubbio che il futuro è quello che Spock profetizza al 
solo inarcarsi del suo sopracciglio. 

Quante volte Me Coy specifica di essere 
un dottore? 
R. Precisamente cinque volte. In Devil in 
the Dark ("Sono un dottore, non un murato- 
re") , in Friday's Child ("Sono un dottore, 
non uno scalatore"), in Mirror, Mirror 
("Sono un dottore, non un ingegnere"), in 
The Doomsday Machine ("Sono un dottore, 
non un meccanico") , in The City on the Ed- 
ge of Forever ("Sono un medico generico, 
non uno psichiatra") . In The Deadly Years 
Me Coy pronuncia la battuta: "Non sono un 
mago, sono soltanto un vecchio medico con- 
dotto" . Pare che il filone sia stato ispi- 
rato da un racconto del 1952 di Heinlein, 
The Rolling Stone, dove il personaggio del 
Dr Stone si schermisce in questo modo: 
"Sono un dottore, non un veggente". Nel 
film The Kennel Club Murder Case, girato 
nel 1933, il Dr Finnigan costituisce co- 
munque un possibile ascendente con la sua 
battuta: "Sono un dottore, non un mago", 
subito dopo doppiata da "Sono un dottore, 
non un detective" . 



Cominciamo dalle coordinate basilari che fanno di 
Star Trek una geniale finestra simbolica aperta sul pa- 
norama sconnesso e vario della net.gener@tion. 

Spazio e tempo costituiscono il nostro ambiente na- 
turale, le fondamenta, il tetto, le pareti e i pavimenti 
del nostro vivere. Ma quale vivere? Il vivere ufficiale, 
ordinario, quotidiano. Il giorno che ci è venuto a noia. 
0 meglio, la Giornata. La Giornata si snoda tra impe- 



63 



gni, date, appuntamenti, abitudini gastriche. Vissuta 
su un arco che dovrebbe favorirne un sentimento di 
circolarità, di individualità stagionale, vale a dire di 
unicità, essa è stata sottomessa dal Tempo della Produ- 
zione, cioè dall'emissario armato del Potere, a una con- 
figurazione falsamente ciclica: la Giornata è un tempo 
lineare, il tempo dell'utilità, della relazione immediata 
stimolo-risposta. Ma cosa accade se la Mente si ribella 
alla linearità della sua sottomissione al tempo? Come si 
ribella la Mente? 

Ci si ribella sognando. Il sogno apre uno spazio di 
tempo e un tempo di spazio inqualificabile. Esso è il 
nostro territorio non frammentabile, senza meridiani 
né paralleli. Una terra sulla quale l'applicazione di 
ogni geometria sarebbe spaventosamente fallimentare. 
Il sogno, il dormiveglia, lo spazio transipnotico della 
comunicazione sovverte totalmente il concetto linea- 
re/matematico di tempo. Che genere di tempo è quello 
che chiunque sperimenta quando è al telefono con la 
persona che ama più di se stesso? Una brevità che si di- 
lunga? Una dilazione contrattasi? Una giornata rias- 
sorbita dai minuti? Quanta energia si sperpera in bar- 
ba ai princìpi economici (di un'economia che è 
divenuta anche affettiva) se ci chiamano per dirci che 
nostro padre sta male? Il tempo non è più misurato sul- 
la quantità sezionata del percorso degli astri rispetto a 
un astratto punto fisso dell'orizzonte. La vita non si 
astrae da se stessa. Torna a riappropriarsi. Quella vita 
che vi spacciano come "vera", "reale", è in realtà vir- 
tuale, fondata su astrazioni, sui calcoli compiuti al 
grande Pallottoliere dell'Utilità. L'unica riappropria- 
zione della vita avviene grazie all'esportazione dei pro- 
pri desideri. La loro realizzazione non importa. Impor- 
ta il flusso di sogno con cui ognuno investe la realtà. 
Importa la dimensione auratica, fluida, medianica, at- 



64 



mosferica in cui la Mente è immersa nel movimento 
del desiderare. 

La Rete è l'invito a desiderare. Il Potere, una volta di 
più, cerca di inserirsi tra voi e i vostri desideri, con la 
sua macchina retorica rozza ma efficace. Inventerà la 
metafora sterile dell'interfaccia. Impoverire il linguag- 
gio (o arricchirlo inautenticamente) è una delle stru- 
mentazioni primarie utilizzate dal Potere. Lasciamo 
perdere l'interfaccia. Mettetevi di fronte al video, mo- 
dem acceso: vi si spalanca non il mondo, ma un mon 
do: ed è il mondo che avete scelto. Un minuto non esi- 
ste in Rete. Non esiste il Tempo. La Connessione non si 
misura. Sarebbe come calcolare quante badilate di ter- 
ra costituiscono i continenti, quante secchiate d'acqua 
compongono gli oceani. La Connessione istituisce un 
ordine sganciato dai fatti fisici: si entra nell'ordine del- 
le trance, dei desideri, dell'onirico. 

Che spazio abita la Connessione? La domanda è mal 
posta. Semmai la Connessione evoca uno spazio. Il cy- 
berspazio è una metafora. Non ha nulla a che vedere 
con lo spazio. // cyberspazio è l'intensità del rapporto 
con cui due esseri si connettono, comunicando. Siano 
due esseri umani, o uno umano e uno inorganico (una 
pagina web, ad esempio). Parte un flusso desiderativo 
che crea intersoggettività. Abbiamo pensato che lo spa- 
zio non fosse superabile. O se abbiamo tentato di supe- 
rarlo, l'abbiamo fatto solo aumentandone le coordina- 
te. Come Cantor di fronte all'infinito: come superare 
numericamente l'infinito? Cantor ci riesce. Come supe- 
rare spazialmente lo Spazio? La nostra generazione ci 
riesce. Le geografie si complicano, trasmutano. Le li- 
nee si piegano. Longitudini e latitudini si allargano, 
transustanziano. Le cartografie divengono mobili. 

Torniamo a Star Trek e ripensiamo al corredo sceno- 
grafico minimale della Saga. A tal punto minimale da 



65 



non avere necessità di pannelli. Soltanto di una voce 
senza inflessione: "Spazio, ultima frontiera." È la voce 
che apre ogni episodio. Introduce all'azione. Il Deep 
space nine, lo spazio profondo in cui si muove l'Enter- 
prise, i flussi di dislocazione delle cabine del teletra- 
sporto, la realtà psichica di chi è colpito dal raggio pa- 
ralizzante di Kirk & C: sono tutti modelli di spazio al 
quadrato, alla terza potenza. Spazi pulviscolali, ente- 
roatomici. Dove è il corpo di Spock quando viene tele- 
trasportato? Il teletrasporto, a dire il vero, non è un 
modello simbolico preciso per il cyberspazio, perché in 
quel tempo senza spazio la coscienza di Spock non in- 
teragisce con nulla. Ma sarà così? È un paradosso me- 
tafisico, una fenditura ontologica che mette a soqqua- 
dro secoli di filosofia occidentale. Piazzata lì, sotto gli 
occhi di milioni di spettatori. Che fine ha fatto la co- 
scienza di Spock durante il teletrasporto? 

A un certo punto dell'episodio Charlie X, 
Kirk fa accenno al fatto che in quel giorno 
preciso, sulla Terra, si sta celebrando la 
festa del Ringraziamento. Anche chi non co- 
nosce i costumi americani sa che il Ringra- 
ziamento cade il quarto giovedì di novem- 
bre. Mettendo in relazione questa data con 
la traduzione cronologica della data stel- 
lare dell'episodio (traduzione effettuata 
secondo modalità complesse a cui non vale 
la pena accennare) , la conclusione più rea- 
listica posizionerebbe la puntata all'al- 
tezza del 21 novembre 2266. Teniamo presen- 
te che la data stellare contempla la 
velocità di navigazione, lo spazio warp e 
la posizione della Nave rispetto all'intera 
Galassia. Comunque, per rendere approssi- 
mativamente l'idea del tempo vissuto sulla 



66 



Nave, bisognerà tenere presente che un'ora 
vissuta a bordo dell ' Enterprise equivale 
più o meno a tre ore terrestri. Il computo 
di questo complesso insieme di fattori e il 
tentativo di traduzione in termini di tempo 
terrestre viene chiamato Cronologia. 



Le date stellari impattano sul tempo lineare come un 
intero sistema solare impatterebbe contro un gruppo di 
pianeti più piccolo: trasmutandone le orbite, assorben- 
done gli equilibri, metabolizzandolo. Il tempo compli- 
catissimo e barocco che la voce di Kirk o chi per lui in- 
cide sul nastro del diario di bordo è soltanto il simbolo 
dell'ultima Thule della net.gener@tion: somatizzare il 
cybertempo è il nostro nuovo orizzonte. L'Avventura si 
vive in un non-tempo, in un non-spazio, che continua- 
no a essere tuttavia un tempo e uno spazio. Ogni acca- 
dimento avviene soltanto in quanto scandito da una 
misura che ha perso per noi senso mantenendosi 
nell'incavo della suggestione. Il surfer della net.ge- 
ner@tion non annulla la misurabilità del mondo, se 
questa serve a una praticabilità del mondo stesso. Il 
surfer estetizza la misura, legge la complicatezza della 
sua norma, stupisce al contatto con il paletto che se- 
gnala le svolte. La convenzione ha per noi questa natura 
effimera e statutaria, perché noi stiamo vivendo un Ini- 
zio e l'Inizio si cimenta sempre con lo stupore di una 
misurazione. Soltanto, la net.gener@tion si sgancia dal 
concetto geometrico della misura. Recupera il signifi- 
cato sacrale della delimitazione e della scansione del 
suo spazio e del suo tempo. E la sacralizzazione avvie- 
ne soltanto in forza dei suoi desideri. Sarebbe assurdo 
andare a chiedere con quali criteri di agrimensura i 
due Fratelli delle Nostre Origini tracciassero i confini 
della Città. 



67 



La compresenza di spazi e tempi al di fuori delle 
convenzioni emerge come una costante in tutta la Saga 
di Star Trek. Uno degli episodi guida, Mirror, Mirror, 
utilizza l'equivoco dello spazio affastellato e universale 
del Teletrasporto. Spazio contaminato, spazio-ovun- 
que, spazio-sempre. Per un errore un drappello dei no- 
stri Eroi finisce trasportato sull'Enterprise di un uni- 
verso parallelo, barbarico e cattivo. I corrispettivi dei 
membri del drappello, crudeli e tirannici, finiscono a 
bordo della Nostra Enterprise. È il paradosso di un re- 
lativismo giocato fino agli estremi, in grande stile. Con- 
fusione spazio-temporale immediatamente traslata sul 
piano etico. 

Star Trek elabora il nostro lutto per la fine di un'eti- 
ca bipolare, nutrita della netta separazione tra bene e 
male. Il destino dei klinghoniani - male assorbito nel 
bene -, la neutralità spaventosa di V-ger nel primo epi- 
sodio della serie cinematografica, la polarità sessuale 
resa ambigua fino allo spasimo: la Saga preconizza i 
Reali con cui abbiamo a che fare ogni giorno, li mette 
in scena, li esorcizza per noi. 

Data astrale 4598.0. Kirk, Spock e Me Coy 
incontrano gli Untouchables, tra sparato- 
rie di gangster e atmosfera proibizionisti- 
ca, su un pianeta che ha modellato la pro- 
pria storia sulle indicazioni di un libro 
di storia terrestre degli anni Venti (A 
Piece of the Action) . 

Data astrale 4211.4. Mentre l'equipaggio 
dell ' Enterprise è impegnato in una lotta 
strenua con i klinghoniani, Kirk affronta un 
Mugato su un pianeta plasmato sul modello di 
Davy Crockett (A little Private War) . 

Data astrale 4768.3. Kirk, Spock e una 
dottoressa sono invasi nei propri corpi da 



68 



tre sopravvissuti di una civiltà perduta 
(Return to Tomorrow) . 

Data astrale 2534.0. L' Enterprise scopre 
un pianeta su cui si sono ricreati i perso- 
naggi della Germania nazista (Patterns of 
Force) . 



Ecco perché la Saga di Star Trek è la nostra mitolo- 
gia in atto, lo specchio della nostra Consapevolezza. 
Perché essa crea la metafora totale in cui i nostri corpi, 
i nostri cervelli, i nostri spazi, i nostri giorni sono sinte- 
tizzati con la forza dello sguardo di chi prevede il futu- 
ro negli specchi d'acqua. 

L'amore con cui hanno allevato le nostre infanzie è il 
simbolo che ci accompagna nelle nostre esplorazioni. 



69 



Sesso virtu@le 



// locale è affollato, pieno di fumo. Faticate ad arrivare 
al bancone. Vi fate largo tra ciccioni ridicoli, sudati, 
chiassosi, che urlano e fischiano verso la pista 
dell'Esibizione. Passate inosservati nel vostro completo 
anonimo: un impermeabile color panna, sgualcito, 
pantaloni di velluto, scarpe scamosciate. Il vostro 
sguardo si fatica a intuire sotto la tesa del vostro 
cappello. Al banco non si ordina: appena vi affacciate, 
un barman glabro, dalla pelle sintetica come reduce 
da un ustione, vi strizza Vocchio e vi offre la bevanda 
di regime. Un lunghissimo flùte, che termina 
direttamente con una cannuccia, come un alambicco, 
contiene un liquido bluastro, fumante. Il barman vi si 
avvicina... "Bevete tutto di un fiato... l'Esibizione sarà 
meno dolorosa"... Di colpo le luci si spengono. I ciccioni 
tacciono. Dal fondo del buio qualcuno gracchia 
qualcosa... La pista dell'Esibizione si illumina. Attimi 
di attesa. I volti dei clienti sono tesi, Vemozione è 
al parossismo. Un 'incredibile sovrapposizione di urla 
al sintetizzatore squarcia il silenzio. È un boato 
insostenibile. Tutto il pubblico di avventori si mette 
a urlare all'unisono, come se ognuno fosse lacerato 
dall'interno. È terribile. A che rito tremendo state 
assistendo? Trangugiate la bevanda tutta di un fiato, 
come vi ha suggerito il barman. Una tenda si spalanca: 
una luce soffusa impedisce di vedere cosa accada sopra 



71 



la pista dell'Esibizione. Ora il pubblico tace, ipnotizzato 
da quella luce. Dai fumi emerge una figura longilinea, 
altissima. Veste di cuoio nero e metallo. Ha capelli 
lunghi intrecciati come in corregge. Indossa stivali 
che arrivano fino al bacino, con tacchi vertiginosamente 
alti. Il volto è pallidissimo, coperto da uno strato 
massiccio di cerone. Le labbra sono dipinte con una 
vernice fosforescente. Da un angolo della bocca fluisce 
un liquido rosso, grumoso, denso. In una mano stringe 
una pinza tenagliata. NelValtra una frusta a rostri. 
Vi accorgete che tutti i ciccioni sono ora inchinati al suo 
cospetto. L'Essere ne indica uno. Emette un suono 
in falsetto, gutturale e dolce. Il prescelto si alza, come 
in trance. Avanza e sale sulla pista dell'Esibizione. 
È nudo. Offre la schiena a quell'essere fantastico. 
È un attimo: l'Essere, con i suoi capelli, roteando 
la testa, sta frustando il prescelto. Gli altri ciccioni 
osservano incantati. A ogni frustata ognuno di loro 
emette gridolini tra il sofferto e il compiaciuto. 
Il ciccione sulla pista è orinai allo stremo. Sanguina 
in più punti. Implora perdono. Eppure sul suo volto 
si disegna un'espressione di beatitudine trasognata. 
L'Essere tenebroso ne avrà pietà? 

Un attimo dopo l'Essere vi sta indicando. È il vostro 
turno. Non potete sottrarvi. Siete catapultati sulla pista 
violentemente, scagliati lì sopra dal popolo grasso 
in estatica adorazione. L'atmosfera di trance vi 
stordisce. Siete ai piedi dell'Essere. Vi sta osservando... 
Penetra nella vostra mente soltanto con lo sguardo. 
Chi è quella Creatura che vi sta lentamente soggiogando 
col suo fascino ipnotico, violento? Una donna 
o un uomo? Un androgino? Un ermafrodito di razza 
superiore? I suoi occhi vi magnetizzano... Percepite 
la vostra nullità di fronte a quella Natura equivoca 
e meravigliosa... Le sue pupille di acciaio passano 



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dai vostri occhi ai suoi piedi... Trascinati da una forza 
misteriosa, cominciate a baciarli... Con un sibilo sulla 
vostra schiena si abbatte la frusta.. "Di più" sentenzia 
l'Essere che vi sta dominando... Non esiste più nulla... 
Non esiste nessun pubblico, nessuna pista, nessuna 
Esibizione... Non esistete nemmeno voi... Solo Chi vi 
domina esiste per voi... Solo i piedi che state baciando... 
Una serie di colpi di frusta rigano il vostro corpo, 
che - non sapete come e quando - è stato spogliato: 
giacete nudi, inermi, al cospetto di quell'Essere 
Sovrano... Uno dei suoi tacchi lunghissimi e affilati vi 
martoria le carni... Il vostro viso è ora a pochi centimetri 
dal Suo... Sentite il Suo fiato caldo, i Suoi occhi 
sulla vostra pelle... Apre la bocca... Avvicina la Sua 
lingua alle vostre labbra, ma non le tocca... Sfiora senza 
contatto tutto il vostro corpo, vi ansima addosso... 
Risale al vostro volto... Si avvicina al vostro orecchio, 
vi sussurra: "Hai bevuto tutto di un fiato come ti ho 
detto prima al banco? Tu non sai che tenevi in mano 
il Graal, la liberazione... Te lo sei fatto sfuggire così 
stupidamente... Ora non so quando io vorrò liberarti". 



1. Sessi 

Alla Conferenza sulle donne di Pechino, organizzata 
nell'autunno 1995 sotto l'egida dell'Onu, hanno parteci- 
pato delegati e delegate di tutto il mondo. Pochi sanno 
che la conferenza non era dedicata a quello che nel 
mondo che fu venne prosaicamente definito "gentil ses- 
so". Protagonisti non conclamati dei lavori erano "Cin- 
que sessi": maschile, femminile, omosex, transex ed er- 
mafrodita. 

Come sempre, come prima di ogni reale rivoluzione, 
la Storia si comporta allo stesso modo del fiume di lava 
fuoriuscita da un vulcano: consolidandosi in superfi- 



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eie, il magma sembra cristallizzato, esaurita la sua for- 
za di impatto in uscita dal cratere; invece, sotto quella 
crosta illusoria, la lava defluisce a una velocità vertigi- 
nosa, insostenibile... Così si sta comportando quella 
che i media, queste amebe monarchiche che galleggia- 
no sulla superficie acquatica dell'Informazione e che 
mirano a frammentare la Comunità Che Viene, hanno 
chiamato "generazione astenica", "anoressica", "senza 
volontà e amore". I granatieri di queste monarchie flui- 
de, che col loro reticolo borghese credono di imbriglia- 
re il Pianeta Nomade che le sta destrutturando, sono 
spesso gli esponenti di quelle svolte storiche che abbia- 
mo creduto - sotto la cappa spettacolare degli stessi 
media - che avessero realizzato la liberazione, sot- 
traendoci al regime dei rapporti mediati dal denaro e 
dalla nevrosi. Attenti! Tra i falsi libertari si annidano le 
serpi del peggiore moralismo. Non hanno convenienza 
a far conoscere in giro una delle verità della generazio- 
ne della Rete: le azioni si compiono al di là del bene e 
del male. Non ce norma quando l'unica norma è il de- 
siderio, la sete di eternità in terra. Qui il Potere si fran- 
tuma nel potere sulle cose, nell'accesso orizzontale di 
tutti al mondo. 

I granatieri di cui sopra, i soldatini della rivoluzione 
fallita a colpi di status e tessere socialiste, di lauree e 
master oltreoceano, avevano sbandierato con gioia sin- 
cera la rivoluzione sessuale, blateravano convinti di co- 
munità organiche, di coppia aperta, di abbattimento 
delle soglie morali. 

Si sono fatti soltanto un po' di pubblicità. 

Silenziosamente, irrevocabilmente, con un assenso 
volontario e generalizzato, la Generazione Che Viene 
sta sovvertendo tutti i modi del sentire il mondo, tutti i 
canali di appropriazione del Sé, tutte le specifiche co- 
municative. Sta facendo una rivoluzione. 

II sesso, in particolare il fenomeno del sesso virtuale, 



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è la prima barriera a sgretolarsi fragorosamente sotto i 
colpi di questa nuova utopia, umana troppo umana, 
che sta sovvertendo tutte le categorie. Fra dieci anni, 
grazie a noi, non si farà più sesso come nel passato. 
Noi stiamo aprendo nuove strade. Noi stiamo aprendo 
la pelle. 

Desideriamo liberarci da tutto, anche da noi stessi. 
L'ambizione della Rete è evadere dai corpi, farla finita 
con l'involucro, scardinare il rapporto individuale/uni- 
versale che ha ridotto l'Occidente all'orrida poltiglia in 
cui versano le nostre esistenze minimali. 

Non crediamo a nulla se non al nostro desiderio. Che 
è la nostra libertà. Vogliamo scegliere, contraddirci, re- 
suscitare ciò che è morto, abbattere i vivi per celebrare 
le nostre morti interiori. 

Ambiamo a una sessualità sporca, invasiva, purulen- 
ta. A un rapporto fatto di testa, per evadere anche l'ulti- 
mo strumento del Potere: la sindrome da immunodefi- 
cienza acquisita, che nessuno di noi crede essere effetto 
di un virus spontaneo. Ci siamo ritirati in una dimensio- 
ne interiore, superiore, sganciandoci dai flussi umidicci 
della sessualità grezza, dai fienili scoperecci che non tor- 
neranno più. Il nostro modo di vivere la sessualità è sol- 
tanto l'unica via di uscita da una triste e rassegnata ma- 
linconia per un mondo scomparso; soltanto seguendoci 
si esce da un tunnel buio, appiattito sul dato organico, 
incapsulato in moraline fondate sull'utero e sull'invidia 
del pene. I carceri religiosi, le segrete psicoanalitiche, le 
sbarre ideologiche che hanno prostrato chi è venuto pri- 
ma di noi non ci spaventano. Noi siamo mimetici rispet- 
to al mondo che ci circonda. Ma non per questo noi sia- 
mo il mondo che ci circonda. Veniamo come un nuovo 
paesaggio, come un nuovo mattino, come un'alba dora- 
ta, come un nuovo disordine, un nuovo tempio, un nuo- 
vo Oriente. 



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Non gridiamo a sillabe spianate la parola della libe- 
razione. La pratichiamo. Silenziosamente, di soppiat- 
to. Lasciatevi quest'ultimo tabù: si tratta solo di sesso 
virtuale. 

Non sapete che ciò che accade sulla Rete ricade a 
pioggia sul vostro "mondo reale". 

Ce una scena significativa in un film che hanno cer- 
cato di far diventare, a colpi di spot siringati nei cere- 
bri deboli, il manifesto della net.gener@tion. Si tratta 
di Johnny Mnemonic, tratto da un racconto di William 
Gibson. L'uomo che organizza i trasporti di dati assol- 
dando Johnny è una sorta di Iago. Veste con costumi 
ispirati alla fantascienza anni Cinquanta. Due guardie 
del corpo vigilano sulla sua integrità. Sono giganteschi 
transessuali, una di razza bianca e una di colore. La lo- 
ro prossimità al datore di lavoro è equivoca, contagio- 
sa. Le loro lingue si allacciano reciprocamente. Espri- 
mono una sessualità grottesca e caricaturale. L'eroe del 
fumettone, Johnny, lui sì che vive una sessualità pulita, 
ortodossa: cattolica. La sua normalità esplode nel fina- 
le da feuilleton: il bacio con la ragazza finto-trasgressi- 
va, la memoria di un'infanzia borghese riacquistata a 
suon di false rivoluzioni. Ecco perché il suddetto film 
non ci appartiene. Noi stiamo dalla parte di una ses- 
sualità anomala perché liberata, cerebrale per difesa 
biologica, per autoconservazione. 

Una delle nostre verità è questa: l 'autoconservazione 
è il dato primario del nostro desiderio. Ma "autocon- 
servazione" non significa tutela dei nostri limiti organi- 
ci. Il corpo ci va stretto. Noi vogliamo evadere, allarga- 
re la mente. 

Tra di noi è invalso un costume che, a questo punto, 
sebbene venga codificato dai media come moda, è di- 
ventato uno stile di vita. Si chiama piercing, perforazio- 



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ne del corpo con anelli, bulloni, viti. È una metafora. Il 
corpo invaso dal meccanico, dall'inorganico. Il metallo 
come fattore evasivo della mente. Noi superiamo i no- 
stri confini carnali grazie al supporto informatico che 
ci siamo scelti come strumento di liberazione. La verità 
della nostra pelle è una verità ben più vasta e comples- 
sa del nostro corpo, della nostra carne. L'innesto di 
parti metalliche simboleggia l'aspirazione a un Corpo, 
a una Carne di dimensioni e qualità ben differenti. Ar- 
riviamo a perforarci i genitali: di che moda si tratta, vi- 
sto che nessun pubblico ci spia, nelle pudenda? 

Grazie alla Rete, chiunque si collega assumendo la 
sessualità che desidera. Può essere maschio, femmina, 
androgino, in connessione con chi vuole. Certo è un da- 
to: fate sesso virtuale come se foste maritino e mogliet- 
tina, e rimarrete delusi. La Rete costringe ad abolire i 
ruoli tradizionali. Obbliga a un approdo. Tremenda e 
venefica invade l'orizzonte una sessualità scura, om- 
brosa. 

L'approdo dell'Ars amatoria via cavo è il sesso sado- 
maso. Non c'è dubbio che la sua capacità di cerebraliz- 
zare l'evento, il suo impatto ludico, la sua interna inter- 
cambiabilità di ruoli siano tutti fattori che indicano un 
potenziale liberatorio che calza a pennello alla nuova 
generazione. 

Qui sperimenterete la tangenza tra l'amore e la mor- 
te, sanguinerete senza sangue, soffrirete senza soffe- 
renza, godrete di un'identità posticcia, annullata e in- 
stabile. Muterete senza posa tra un flusso psichico e un 
altro. 

I vostri pori si spalancheranno, voi penetrerete un 
nuovo mondo oppure un nuovo mondo penetrerà voi. 
Potrete essere lesbiche innamorate di omosessuali ma- 
schi, travestiti alla ricerca di donne mature, manager 



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feticisti delle gambe delle sedie... Il mondo rimarrà so- 
speso in una nuvola eccitatoria permanente quanto il 
vostro desiderio di rimanere eccitati. 

Le perversioni sono sempre esistite. Ma le liberazio- 
ni sono moti sottili e incipienti, spietati e divampanti. 

Berrete anche voi dal fluido dei vostri desideri più 
bui? Saprete vivere da oggi in un mondo illuminato da 
un sole oscuro? 



Della Stanza Buia potete appena capire le dimensioni 
Muovendovi nell'assoluta assenza di luce potete cercare, 
a tentoni, il muro. È viscido, pare fatto di pietra antica. 
Con i polpastrelli ispezionate quella superfìcie. La parete 
è curva, istoriata da bassorilievi. Senza potere vedere 
nulla, intuite scritte incavate nel muro, figure di corpi 
stranamente connessi fra loro. Qui vi sembra 
di percepire i profili di due corpi. Uno è maschile, l'altro 
femminile. Sono allacciati. Sentite al tatto i contorni 
delle braccia, l'accavallarsi simultaneo delle gambe 
delle due figure. Le teste hanno una forma equivoca. 
Una sembrerebbe raffigurare il sole, l'altra la luna. 
È così? Il tatto potrebbe ingannarvi. Andate avanti 
Con le dita awertite la sagoma di una nuova scena. 
Le due figure sembrano ora riposare. Ma non riuscite 
a comprendere dove inizi un corpo e dove ne inizi 
un altro. Eppure ricavate dalle vostre intuizioni tattili 
l'impressione che le due teste, la luna e il sole, siano ben 
distinte tra loro. Ma ora il corpo è unico. Non vi 
fermate. A lunghi passi misurate il perimetro 
della Stanza Buia. Con i palmi cercate di capire 
la disposizione delle pareti La stanza è circolare. Non ci 
sono angoli, la parete è unica, una circonferenza di cui è 



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diffìcile calcolare le dimensioni Non ci sono fenditure 
nel muro: solo tracce di quelle istoriazioni 
Ma cose, ora, questo vocio indistinto? È un fruscio, 
un sibilo, uno scalpiccio... Qualcosa di umido sta 
toccando qualcosa di umido, al centro della Stanza 
Buia.. Sospeso per aria, il rumore da flebile diventa 
ritmico, sicuro. È un raspare, uno sniffare. D'un tratto, 
abbagliante, dal soffitto della sala si propaga un raggio 
di luce. Illumina tutto attorno. Ora potete distinguere 
i disegni sulle pareti: silhouette di corpi si baciano, 
agganciano lingua a lingua, si leccano vicendevolmente, 
si penetrano, si allacciano, si respingono esausti, si 
fanno male... Al centro della stanza, sospeso dal soffitto, 
come un lampadario, ce un enorme letto circolare. 
Si muove convulsamente, qualcuno, sopra, si sta 
agitando. Ma siete troppo in basso per intuire di chi 
o di cosa si tratti. 

Ansimano. Vi stanno chiamando. Il letto sta scendendo, 
con un movimento meccanico lento, progressivo. Eccolo 
alla vostra portata. Tuttavia, per quanto sia disceso, 
rimane sollevato dal pavimento. Sotto un lenzuolo nero, 
vedete agitarsi due corpi, convulsamente. Non potete 
capirne, così mascherati, la natura. Di colpo, da lì sotto, 
qualcuno urla. I movimenti sono sempre più cadenzati. 
È un crescendo. Dal lenzuolo, incredibilmente, esce una 
mano ungolata. Vi fa cenno di avvicinarvi. Non fate 
in tempo a compiere un passo che la mano si spalanca, 
tesi tutti i tendini. Si contrae nuovamente, trema. 
Poi, decisa, indica verso Valto. Seguite la traiettoria 
di quell'indicazione. Sul soffitto (uno specchio vasto 
e circolare, dove vi vedete nitidamente riflessi) come 
impiccata, appesa per una corda di canapa, una coppa 
da cui tracima un liquido rosso, densissimo... 



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2. Brandelli 

REVERENTE Salve, Padrona. 

LADY DOMINA Parlami di te... 

REVERENTE Può interessar Le uno schiavetto 
ventiquattrenne? 

LADY DOMINA Solo se sei veramente conscio 
del tuo ruolo. . . 

REVERENTE Ho desideri e basta... Desiderio 
di imparare a soffrire per una Padrona... 

LADY DOMINA E credi che questo basti?... 
Sappi che sono una Padrona molto crudele 
e autoritaria. . . non ti sarà facile ac- 
contentarmi . . . 

REVERENTE Uno schiavetto come me non può 
che dimostrare la sua indegnità al co- 
spetto di un Essere Superiore come Lei . . . 
Tuttavia non posso fare a meno di suppli- 
carLa. . . 

LADY DOMINA Allora ti ordino di aprirmi la 
tua mente... voglio conoscere tutti i 
tuoi pensieri più reconditi... non dovrai 
avere segreti per me... alla fine sarai 
solo un involucro senza sentimenti nelle 
mie mani . . . 

REVERENTE Aperto lo sono da quando mi sta 
parlando, Padrona... E pronto ad aprirmi 
in ogni modo a una sua sola sillaba... 
Cosa deve dire una servetta umile davanti 
alla Sua Padrona? 

LADY DOMINA Innanzitutto voglio che ti pro- 
stri dinanzi a me... e attendi i miei vo- 
leri . . . 

REVERENTE Se Le fossi davanti, immediata- 
mente sarei ai Suoi Divini Piedi, mia Si- 
gnora... Il Suo silenzio sarebbe per me 
già un martirio. . . 

LADY DOMINA Sei con la faccia dinanzi alle 
miei regali scarpine... sono altissime e 



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con i tacchi metallici. . . guarda l'acciaio 
come luccica e come è freddo. . . inizia a 
leccarle piano e con totale devozione. . . 

REVERENTE Lei sa benissimo, mia Padrona, 
che standoLe dinanzi non ho evitato la 
vista dei Suoi tacchi . . . come ogni schia- 
vetta quale sono io, non ho potuto non 
pensare alle loro punte sulla mia pel- 
le. . . e ora è per me una gioia avvicinare 
la mia lingua alle Sue calzature... Sa 
che sto già godendo?... 

LADY DOMINA Come osi godere senza un mio 
espresso ordine?!?... tu devi solo lecca- 
re come farebbe un lurido cane . . . 

REVERENTE Uno schiavo è tale solo disubbi- 
dendo. . . per questo Le sono così inferio- 
re, mia Regina. . . Una puttanella come me 
come può leccare senza godere? Per questo 
va corretta. . . 

LADY DOMINA Non devo prendere lezioni da un 
verme simile!!... Potrei anche non de- 
gnarti più di una sola parola. . . e per te 
sarebbe la punizione peggiore... allora 
esegui quanto ti ordino e non fare alcun 
commento... ricorda che uno schiavo non 
ha la facoltà di pensare. . . 

REVERENTE Mi perdoni, Signora. . . sono anco- 
ra inesperto... non è facile essere il 
Suo schiavetto-cagnolino... Ma nessuna 
persona finora mi aveva annullato come 
sta facendo Lei, che dimostra a ogni let- 
tera la Sua suprema natura dominatrice... 

LADY DOMINA Allora vuoi muoverti con quella 
stupida lingua?!? Invece di parlare lecca 
per bene le suole delle mie scarpine... e 
aspetta i miei ordini ! 

REVERENTE Sto leccando Padrona... Non esi- 
sto più se non in quanto lingua sotto le 
Sue suole... Lecco con tutta la lingua 



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che ho... Immagino di non potere fiatare, 
vero? 

LADY DOMINA No, non ti è concesso... trat- 
tieni il fiato per dopo... ne avrai biso- 
gno. . . senti che sto salendoti sulla 
schiena con i miei tacchi?... Cosa prova 
un lurido verme ad essere calpestato? 

REVERENTE Se mi schiaccia come uno zerbino 
dà senso alla mia vita, Padrona... Sento 
i Suoi tacchi gelidi penetrarmi nella 
carne. . . Fa soffrire immensamente, ma uno 
schiavetto come me è nato per servire 
ogni Suo desiderio... 

LADY DOMINA . . . Sei comodo come scendilet- 
to. . . potrei decidere di tenerti qui ac- 
canto al letto per un po' di tempo... 

REVERENTE Non riesco a immaginare una rea- 
lizzazione più splendida per una servetta 
inferiore e indegna di stare alla Sua 
Presenza, Padrona. . . Attenderei come lo 
scopo della mia vita il momento in cui i 
Suoi Divini Piedini volessero infliggermi 
dolore. . . 

LADY DOMINA . . . Saresti costretto a sentire 
i gemiti dei miei amanti... a doverli ri- 
pulire con la tua schifosa lingua. . . ad 
essere deriso e umiliato dalle mie ami- 
che. . . pensa che bel futuro sta inventan- 
doti la tua padroncina. . . ah ah ah. . . 

REVERENTE Tutto ciò sarebbe il minimo che 
un suo schiavetto dovrebbe assolvere. . . 
Lei è Padrona del mio corpo e della mia 
mente, Padrona... Io esisto solo per sod- 
disfarLa... E se Lei desiderasse che la 
mia lingua di indegno sottoposto ripulis- 
se i Suoi Amanti o altri Suoi schiavi, io 
dovrei prestarmi a farlo... Sono adde- 
strato a essere solo Suo, Signora. . . 

LADY DOMINA . . . basta con queste stupide 



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chiacchiere!!... mi hai stufata!... ora 
sentirai il tocco della mia frusta... e 
vediamo se saprai sopportare il dolore 
come dici . . . 

REVERENTE Aspetto la Sua Divina frusta, Pa- 
drona. . . Soffro solo attendendo dove mi 
colpirà... Davanti? Dietro? Sulle nati- 
che? Ce la farò a resistere senza sbrai- 
tare come una ragazzina? 

LADY DOMINA . . . vedi di non metterti a ur- 
lare... non sopporto il rumore degli ur- 
li... altrimenti potrei imbavagliarti... 
e saresti in mia balia... pensa, senza 
neanche poter supplicare. . . 

REVERENTE Lei è in assoluto la Padrona più 
totale che abbia mai incontrato. . . Mia 
Dea, non La scontenterò. . . Sa benissimo 
che gli schiavetti temono di poter rima- 
nere aperti e inerti davanti alle loro 
Proprietarie. . . 

LADY DOMINA . . . ora guardati nello spec- 
chio... guarda come ti ho ridotta la 
schiena... sei tutto violaceo... ma non 
ho voglia di continuare questo gioco... 
mi stai stufando adesso... mettiti con il 
culo per aria. . . come una cagnetta in ca- 
lore . . . 

REVERENTE . . . Prima voleva conoscere ogni 
pensiero più recondito... Ecco, questo è 
uno. . . Lo faccio aprendomi e attendendo la 
mia Padrona, proprio come una schiavet- 
ta ... 

LADY DOMINA . . . allora aspetta e sbava anco- 
ra per un po' . . . non ho nessuna voglia di 
sodomizzarti per ora. . . intanto ti ustiono 
con la mia candela. . . senti la cera bol- 
lente che ti cola sulle natiche. . . 

REVERENTE Un servo umile come me non può 
che offrire tutto il suo corpo ai Suoi 



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desideri, Regina... Sento bruciare la ce- 
ra, mentre. mi cola dappertutto... Non de- 
vo muovermi ma fa soffrire... È proprio 
come dice: soffro e sbavo. . . Penso di da- 
re uno spettacolo indegno. . . 

LADY DOMINA ... In effetti sei alquanto ri- 
dicolo... tutto pieno di puntini neri... 
stai fermo che te li tolgo tutti a suon 
di sculacciate... vieni qui che la tua 
Padrona ti ripulisce tutto... e poi dico- 
no che le Padrone non si interessano dei 
propri schiavetti!... 

REVERENTE Sentire il proprio corpo nudo e 
aperto dopo una dose di frustate e di scot- 
tature con la cera mi fa avvertire come to- 
talmente Suo. . . Mi sta riducendo a una 
servetta ridicola. . . Ha come colonizzato 
la mia testa. . . Esisto solo in Sua funzio- 
ne, Padrona. . . Le sculacciate sono state 
davvero impietose e io mi sento sempre più 
ridicolo a stare davanti a Lei. . . 

LADY DOMINA ... E ora voltati e fammi vede- 
re quella sottospecie di membro che 
hai... come lo dovrei utilizzare per di- 
vertirmi un po'?... queste pinzette piene 
di dentini ti piacciono?... senti che 
bella sensazione che si prova mentre mor- 
dono la carne e la punta del tuo pene... 

REVERENTE Non avrei immaginato che mi 
avrebbe umiliato così a fondo... Sento la 
pressione alla radice del mio membro di 
schiavetto, che non dovrebbe nemmeno me- 
ritare la Sua attenzione... E quanto ai 
denti sulla sua punta... ecco un altro 
pensiero recondito. . . È straziante esser- 
Le sottomesso, Padrona... 

LADY DOMINA . . . Bene, allora adesso te le 
tolgo tutte... ma non con le mie mani- 
ne... non sopporto 1 ' idea di sporcarmi 



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toccandoti ... te le staccherò usando la 
mia frusta. . . 

REVERENTE . . . Questa è così crudele che non 
l'avrei aspettata... Mi fa sentire com- 
pletamente a Sua disposizione, pronto a 
ogni tortura per Lei, a ogni supplizio 
per fare in modo che la mia Signora sia 
soddisfatta. . . 

LADY DOMINA ... Ora ti lascio... sono dav- 
vero stanca di te... presentati qui doma- 
ni sera alle 10... non un minuto do- 
po!!!... se ne avrò voglia mi 
collegherò. . . e continua a pensare a 
quante belle torture potrei inventare per 
te. . . addio. . . 

REVERENTE Io ci sarò, Padrona. . . E siccome 
mi ha aperto completamente la mente, non 
potrò che pensare a Lei continuamente. . . 

(dialogo realmente avvenuto su IRC, canale 
riservato) 



3. Epidermide 

Cosa succede se Luther Blissett lascia il suo e-mail in 
un newsgroup di alt.sex? Cosa succede se un Popolo in- 
traprende la sua rivoluzione ampliando le frontiere del- 
la Consapevolezza, utilizzando ogni appendice che pos- 
sa essere connessa al suo Corpo, cioè alla sua Mente? 
Cosa accade mentre i canali sensori allargano il campo 
psichico della comprensione dei nostri desideri? 

Talvolta sentiamo un brivido lontano solcare le zone 
più periferiche delle nostre profondità, dei recessi delle 
nostre coscienze... Poi un sussulto in avvicinamento, un 
tremore in crescita, la scossa che scuote e sconnette il 
terreno irregolare dei nostri paesaggi cerebrali... Cere- 
broquake, Psicomoto, Scala Richter delle nostre apper- 



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cezioni... Da un buio in cui eravamo ottenebrati provie- 
ne all'improvviso. lo squarcio luminoso che allarga le 
pianure dei nostri territori psichici e sensoriali... La Ri- 
velazione unifica Corpo e Mente, apre la torba galleg- 
giante con le connessioni della storia... È la Vita... 

È il Sesso... È la nostra sessualità... Dal brillio di- 
sperso di barlumi disconnessi tra loro, un sole interio- 
re sperimenta la nascita di se stesso in piena coscien- 
za... 

È la Liberazione... Che ognuno sia alfa e omega a se 
stesso, a quello che sognava senza conoscere il tessuto 
dei propri sogni... 

L.B., fanciulla ingenua, delusa dagli uo- 
mini, cerca chi le dia l'emozione più in- 
tensa e proibita che possa vivere nel car- 
cere del suo corpo. . . 

Risponde, dall'Italia, SOLA: 

Non ti ho mai detto di averti desiderata. 
Catene di pudore tarpavano le ali alle mie 
parole, ma questa volta, qui, te lo dirò. 
Capirai che sono io, o leggerai queste ri- 
ghe con l'indifferenza con cui gli occhi 
scorrono una lettera indirizzata ad altri, 
le cui parole transitano sotto la lente 
dell'Assenza, immutate nel significato, ma 
prive dei caldi contenuti delle emozioni? 

Rifletti, Elle, amica mia... 

Immagino di avere trascorso ore al telefo- 
no con te, in una notte in cui il disamore di 
un uomo si rivelava a te donandoti i frutti 
amari del disinganno. Soffrivo per te, sen- 
tendoti proclamare amore per chi non è degno 
neppure del suono della tua voce. E pensavo: 
se fossi io al posto di quell'uomo. . . 



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Non riesci a leggere le mie parole di 
conforto. Non hai visto l'ardore impetuoso 
con cui, contro lui, io mi scagliavo, lui 
colpevole di separarti da me, colpevole nel 
donarti piacere, quando potrei farlo io. 
Vorrei farlo io. 

Mi ritrovo rabbiosa a pensarti fra le sue 
braccia. A pensarti gemente e umiliata. Non 
credi che saprei darti anch'io TUTTO QUELLO 
CHE LUI TI HA DATO? 

Non credi che saprei essere ferrea quando 
occorre e amorevolmente presente quando tu 
ne avresti bisogno? L.B., ti prego, leggi 
nel mio cuore e tu sarai salvata... Leggi 
le mie parole e poi leggi nel tuo cuore... 
Se tu sentissi il turbamento in cui spe- 
ro. . . Io sono qui, attendo la tua voce per 
trasportare quanto ti scriverò dalla fanta- 
sia alla vita reale... 

L.B. risponde a SOLA, con un mailing ve- 
locissimo: 

Ho letto il tuo msg. Cosa mi farai vivere? 

SOLA invia un nuovo mailing a L.B. : 

Elle, vieni a casa mia. Mi troverai da- 
vanti alla porta ad attenderti, pronta a 
sorreggerti quando il tuo coraggio comin- 
cerà a vacillare. 

Ti accompagnerò nella mia stanza. 

Mi siederò sul letto e ti guarderò spo- 
gliarti e, già lo so, coglierò nel tuo viso 
il pudore. I tuoi occhi fuggiranno i miei. 

Ti farò stendere, alzandomi, sul letto in 
cui in queste sere ho tanto pensato a te. 

Ti farò sdraiare a pancia in su e ti of- 
frirò il conforto di un mio foulard sugli 
occhi. Ti benderò. 

Poi mi allontanerò lasciandoti sola nella 



87 



stanza. Può darsi che mi faccia un caffè se 
l'impazienza mi consentirà di farlo. 

Tornerò da te a mani piene, per renderti 
più bella. 

Ti depilerò il sesso, lentamente, per non 
spaventarti, lasciandotene solo qualche 
ciuf f etto sul pube che mi serva da giocat- 
tolo persuasivo quando tu rifiuterai i miei 
colpi . 

Poi andrò a prendere il miele, e te ne 
spalmerò in quantità fra le labbra nasco- 
ste, per sentirne lo schiocco e fartene 
vergognare. Ti spiazzerò facendoti alzare, 
e ti farò sentire indifesa, perché, per an- 
dare in bagno a lavarti, dovrai contare sui 
miei occhi e sulla mia guida. Ti riporterò 
in camera. . . E comincerò a fare sul serio. 

L.B. contatta l'e-mail di SOLA dopo aver 
da poco ricevuto il messaggio: 

L.B. è tua, SOLA. Continua, mentre io ti 
sto sognando. 

SOLA risponde dopo un giorno: 

Ti farò stendere a pancia in giù e ti 
inumidirò le natiche con un asciugamano ap- 
pena bagnato . . . 

Ti colpirò con le mani. Ti ordinerò di 
contare in silenzio, per essere pronta a 
dirmi il numero dei colpi ricevuti, ogni- 
qualvolta vorrò chiedertelo. Abbi paura di 
sbagliare: per ogni colpo sbagliato, ne ri- 
ceveresti due di cinghia, nel lato interno 
delle cosce. Quando il colore dei tuoi glu- 
tei sarà di mio gradimento, allora saremo 
pronte per passare ad altro. 

Prima, però, vorrò controllare - è una 
mia prerogativa, non credi? - che tu non ti 
sia eccitata subendo. Frugherò nel tuo ses- 



88 



so fino a farti sospirare di piacere, solo 
per poterti dire, con voce severa: " Almeno 
controllati ! " . 

Ti lascerò insoddisfatta: non sarà ancora 
il giusto tempo per il piacere. 

Ti farò spostare; dovrai sederti sui tal- 
loni, dritta come un fuso al centro del let- 
to. Poggerai, come una signorina vanesia, le 
mani sui fianchi. E allora i tuoi seni sa- 
ranno miei e riceveranno l'attenzione premu- 
rosa delle mie mani. 

Ti torcerò i capezzoli, li comprimerò fra 
le dita. . . 

Ti colpirò dove il seno si unisce al bu- 
sto, vicino alle braccia; forse è la parte 
più sensibile al dolore. 

Ti regalerò dolore finché non mi preghe- 
rai di smettere. . . 

L.B. contatta SOLA rapidamente, con un 
nuovo msg: 

Ti PREGO di smettere... Continua mio amo- 
re... 

Passano due giorni senza reazioni prove- 
nienti dal computer di SOLA. Poi, all'im- 
provviso, un nuovo messaggio nella casella 
postale di Luther Blissett: 

Ti chiederò, colpendoti ancora, se davve- 
ro vuoi che smetta; e cosa potrei mai fare 
se non batterti i seni... Sai, la mia fan- 
tasia è deliziosamente tortuosa, fascino- 
samente intricata. . . 

Allora ti farò scendere dal letto e ti 
farò accoccolare sul pavimento gelido. 

E ti farò bere quel che immagini. 

Se ci penso... Resterò in silenzio, avi- 
damente attenta. Almeno finché getterai la 
maschera del tuo orgoglio e mostrerai di 



89 



non poterne più. Ti farei sollevare. Ti fa- 
rei al largar e. bene le gambe e, dopo essermi 
unta le mani, ti farei venire. Sorbirei il 
tuo piacere dalla tua voce, dalle tue mo- 
venze... Poi ti ridarei i tuoi vestiti. Ti 
slaccerò la benda, stando attenta a non ti- 
rarti i capelli... 

Soltanto allora ti lascerei andare. 



Sostanziata di fantasie, di correnti psichiche in cui 
il mondo resta sospeso, bianco ricettore delle nostre 
proiezioni, la sessualità in Rete è un urlo che dilacera 
il quotidiano, rompe la carne dell'ordinario abuso del- 
le nostre abitudini, squarcia lo schermo delle più in- 
sensate ipocrisie che facevano da secondini ai nostri 
intimi desideri... Il cybersex è un urlo: non si può de- 
terminare se di dolore o piacere. Certo è che un urlo 
di questa intensità sorpassa le barriere del suono, si 
irradia per lo spazio in cui viviamo, certifica la nostra 
esistenza e la esibisce orgogliosamente, ostinatamen- 
te... 

Fluttuanti, eterei, disincarnati, i protagonisti di que- 
sta Rivoluzione Sessuale non si interrogano più con 
angoscia sulla propria identità. Ogni questione viene 
demandata ai processi di volatilizzazione con cui la 
net.gener@tion trasforma ogni problema reale in un 
sentimento epidermico. 

Quando il sentimento del proprio corpo si allarga in 
un generalizzato sentimento del mondo, rimane anco- 
ra un coipo di cui parlare, con cui agire e su cui agire? 
Siamo in presenza di una nuovissima specie di corpo, 
un corpo reticolare e sospeso, lasciato vivere in uno 
stato aereo perché desiderativo. Corpo flessuoso e insi- 
pido, architettonicamente complesso e incommensura- 
bile... La sua freddezza riscalda ogni connessione peri- 



90 



ferica, dà vita a una collettività senziente via cavo. Non 
virtuale: vera. 

La cybertuta che Helèna Velena sperimenta insieme a 
Milly D'Abbraccio è soltanto una delle molte metafore 
sterili che il Potere elabora tentando la carta estrema 
della Fascinazione per frenare la Rivolta della genera- 
zione della Rete. Rilanciata sul piano della comunicazio- 
ne - quella sì virtuale - dei mass media, questa sessualità 
divide anziché performare una comunità. Sessualità 
scissa, dicotomica, vetero-occidentale, essa non può che 
opporre la Mente al Corpo, allontanando i fronti aperti. 
Così falsamente resa reale, questa sessualità che avanza 
diviene un coito da zimbello, una scopata da videogame 
rusticano. Materializzata e cristallizzata in questa infa- 
me metafora del Potere, essa è il bisturi che allontana i 
lembi dell'incisione appena praticata. Così alle urla far- 
neticanti del teorico del transgender fa eco il disincanto 
della Pornodiva che dichiara con estremo disprezzo che 
si tratta di una cosa da intellettuali. Un corpo-feticcio 
schierato posticciamente contro una mente-feticcio. 

Come sta sempre più consolantemente accadendo, la 
realtà ordinaria cerca di imitare la realtà della Rete. È la 
paura che il Potere prova di fronte all'orizzonte costi- 
tuito da noi tutti. Il Potere, questa macchina metafori- 
ca di inganni e verità dolenti, stilla una nuova goccia di 
sangue dallo scettro che si guarda bene dall'esibire. 

Corpo Sottile che tutti noi stiamo costruendo, dissol- 
verai la specie e il genere del Potere? 

NOTTE Che il mio Manto si stenda sul tuo 

bianco corpo nudo. 
GIORNO Ruoto intorno alla Corona della tua 

carne scura, amore mio. 
NOTTE Per te sarò il tessuto che darà senso 



91 



alla tua esistenza e tu per me sarai solo 
una lingua." 

GIORNO Aspirerò continuamente il tuo afrore 
indistinto/ la parabola della tua voce 
sussurrerà il comando a essere come tu mi 
vuoi per soddisfare ogni tua ora. 

NOTTE La mia pelle d'astri si aprirà fino 
dal primo grido di dolore che la tua boc- 
ca di amante saprà emettere... Conterai i 
minuti cercando il mio profumo... Ora 
toccati . . . 

GIORNO Mi tocco e sento quanto il tuo fiato 
caldo e buono mi rende una piccola be- 
stiola in cerca del tuo trattamento. 

NOTTE Basta. Guardati. 

GIORNO Cosa vuoi che ammetta con parole che 
si perdono nel tuo ventre bagnato, mia 
Notte. . . Povere parole che perdono di va- 
lore di fronte alla Regina dei miei sen- 
si. . . 

NOTTE Continua a toccarti e pronuncia ogni 

sillaba del tuo destino. 
GIORNO Sarò te, Notte... 
NOTTE Sarò te, Giorno... 

http// iwww.webchat .com 

// vostro corpo è nudo, inerme, indifeso... Siete immersi 
in un terreno morbido al tatto. È un letto. È immenso. 
Non riuscite a vederne i confini. La luce, soffusa 
e fredda, riverbera su questa sconfinata pianura bianca 
di lenzuolo. Potete percepire con chiarezza che voi siete 
al centro di questo letto di cui non si intendono 
i contorni. Il lenzuolo, sterminato, giunge con tutti 
i suoi lembi al vostro bacino, come se fosse una gonna 
candida e leggera, estesa quanto il mondo... Da più 
parti, a raggio osservate con terrore corpi oblunghi, 



92 



come grandi bozzoli, avanzare sotto la federa verso 
di voi. Cercate di uscire dal tessuto, tentando di trovare 
i limiti del lenzuolo. Ma tutto è arruffato... Come 
le creature sotterranee e verminose di Dune, da tutti 
i punti cardinali i corpi striscianti ed enormi si stanno 
avvicinando a voi... Eccovi sollevati dalla massa 
di tessuto che hanno scavato nel letto... Ecco alle gambe 
il formicolio, una sensazione di risucchio viscido, 
un tonfo, un movimento sussultorio, una deglutizione... 
Potete vedere dall'alto del monte di tessuto accumulato 
sotto di voi... Siete al centro di una coppa, le pareti 
vastissime e luminescenti... E il tessuto è ora una 
stranissima melassa bianca. . Un liquido biancastro 
e vitreo... 



LENZ La prego, mi lasci fare. Mi conceda il 
godimento di strisciare ai suoi piedi. 
Sapesse quant'è bello, quant'è consolante 
questo momento per un'anima assetata e 
tormentata da pene orribili. Oh, non suo- 
ni, non chiami gente. Sono forse un la- 
dro, uno scassinatore? Certo, sono piom- 
bato qui dentro senza farmi annunciare. 
Per quanto tempo ancora dovremo continua- 
re a curarci in amore delle regole tra- 
mandate? Quanto è bella, e quanto sono 
felice e infiammato d'amore, e quanto in- 
tensamente desidero di non causarle di- 
spiacere. Ma possono ferirla parole che 
sgorgano dal petto di un uomo che l'ado- 
ra? Certo, questo è pure possibile, cer- 
to, certo. Io ferirla, io sfiorarla anche 
soltanto con un alito? Come sarebbe pos- 
sibile? No, non mi guardi con questa du- 
rezza. I suoi occhi, così leggiadri, non 
meritano di essere costretti a un'espres- 
sione tanto fredda, scontrosa e malevola. 



93 



Mi salvi. Sono votato alla rovina se non 
prova nessun sentimento per me. Non ne 
prova alcuno? È possibile? Devo conside- 
rarmi annientato? Perduto insieme ai miei 
sogni celestiali? Non sa quanta bellezza, 
quanta dolcezza in questi sogni. Non so 
più cosa dire. Devo tacere, devo ricono- 
scere di aver commesso la peggiore delle 
sconvenienze, devo percepire quanto tutto 
sia freddo e stia per volgere alla fine. 

LA CONTESSA Sono senza parole. 

LENZ Quanto sei bella. Questo seno, queste 
braccia, questo corpo. Possono simili me- 
raviglie apparire altro che dolci? 

LA CONTESSA Si allontani da qui. Sono co- 
stretta a ripeterle che dimostra quanto 
lei sia un caso disperato e impossibile. 
È rientrato in sé? Voglio crederlo. 

http : / /www . webcom . com 

La china scivolosa su cui il Potere si illude di trasci- 
narci, per farci scorrere fino a un destino di alienazio- 
ne totale, è anche la questione del politically correa. 
Sotto l'egida di questa realtà linguistica che dovrebbe 
fungere da Onu delle parole, da Palazzo di Vetro delle 
buone intenzioni, si annida in realtà uno degli inganni 
più studiati e più praticati dall'Oscena Macchina. Ci il- 
lumina Giorgio Agamben, un filosofo italiano che solo 
per il cognome potrebbe già essere un cyber-mito: "Lo 
Spettacolo è il linguaggio, la stessa comunicatività o 
l'essere linguistico dell'uomo". Lo Spettacolo è il Pote- 
re, che vuole ridurci a larve tele-dipendenti, tele-fonan- 
ti, tele-visori. Distanziandoci dalla Vita, allontanandoci 
dalla Coscienza dei Nostri Desideri, lo Spettacolo-Pote- 
re ci emargina in una parvenza di esistenza, in un labi- 
rinto disperatamente alla ricerca dell'uscita da se stes- 



94 



so e dai propri drammi inutili. L'inutilità dei drammi 
della falsa vita che ci \iene imposta coincide con l'uti- 
lità del Sistema, è il plusvalore del Grande Gioco di cui 
il Potere vuole farci essere misere pedine. Ed è indub- 
bio che il linguaggio e la sessualità, che sono i più 
emancipatori tra gli strumenti in dotazione all'Uma- 
nità, sono il bersaglio favorito, il terreno su cui il Pote- 
re vuole vincere una battaglia per vincere la Guerra. 

Politicali}? correct: pratica ipocrita che pretende di sa- 
nare le differenze, di ricomporre le ferite. Sintesi lin- 
guistica che suona fasulla a partire dalla sua denomi- 
nazione. Correttezza Politica? Siamo già nel Regno 
della separatezza, nella fenditura del manicheismo per- 
benista su cui da secoli i potenti fanno leva per conqui- 
stare un favore che si converta nel grasso del loro nutri- 
mento. Così non bisognerebbe scrivere "tutti", bensì 
"tutti/e". Parcellizzare il linguaggio in questo modo si- 
gnifica fare emergere un delirio di divisioni e differen- 
ze il cui esito è paralizzare l'azione in un'incertezza per- 
benistica. Il Potere, questa volta, fa leva sul linguaggio 
come convenzione, sostenendo che la convenzione di- 
scrimina, tremenda latrice subliminale di diseguaglian- 
ze e ingiustizie. Ecco che, allora, per sanare la situazio- 
ne, il Potere introduce una nuova convenzione: più 
complessa, più dialettica, anche se indubbiamente più 
urbana. È la convenzione finale. È la soluzione finale. 

Se le convenzioni muoiono il Potere muore. L anco- 
ra di salvezza, quindi, diviene trasformare la fine delle 
convenzioni in una convenzione. Il gioco è sottile. 
Mentre la net.gener@tion avanza minacciosamente so- 
stenendo che il maschile e il femminile vissuti nella vi- 
ta reale sono convenzioni ribaltabili, il Potere introdu- 
ce il politically correct. Ammansisce le folle concedendo 
un miraggio di uguaglianza. Miraggio linguistico che 
ben presto si trasforma in un miraggio esistenziale. 
Con tutti gli ovvi scatenamenti di sensi di colpa che il 



95 



corredo sociale del Potere ha sempre mostrato sfavil- 
lante nella sua borsetta dei bisturi. 

Bisogna sbarazzare l'amore dai suoi miti, dalle sue im- 
magini, delle sue categorie spettacolari; rafforzare la sua 
autenticità, restituirlo alla sua spontaneità. Non ce altro 
modo di lottare contro il suo recupero nello spettacolo e 
contro la sua oggettivazione. L'amore non sopporta né 
l'isolamento né la rateazione; esso trabocca sulla volontà 
di trasformare l'insieme delle condotte umane, sulla ne- 
cessità di costruire una società in cui gli amanti si senta- 
no dappertutto in libertà. 

Nessuno viaggerà sulle costellazioni della nostra pel- 
le, senza che noi lo vogliamo... Il nostro universo di 
piaceri frantumati nello scontro con altri piaceri sta ri- 
servando un orizzonte nuovo... La mente, capite?, la 
mente sarà un nuovo corpo... 



96 



Cospir@zioni 



Il Fenomenodromo è pieno all'inverosimile. La sua 
capienza è sterminata. Quando vengono preparati 
gli Spettacoli, nessuno sa quante persone arriveranno 
dalle cinture periferiche della Città, quante dai centri 
zonali dell'Impero, quante si accamperanno per notti 
e notti - addirittura mesi prima dell'Evento! - per potere 
accedere ai Posti Da Cui Si Vede. Ogni manifestazione 
richiama milioni di spettatori. Non ci sono tasse 
da pagare per partecipare. Bisogna soltanto rispettare 
alcune regole. Ad esempio gli animali. Chi dovesse 
arrivare al Fenomenodromo con uno yak, un cane, 
o con un gregge - impossibilitato a lasciarlo nel luogo 
d'orìgine, per la serie continua di furti e di vessazioni 
che si svolgono in ogni dove -, costui è costretto 
ad accedere ai Posti Da Cui Non Si Vede. I Posti Da Cui 
Non Si Vede sono la preponderante maggioranza 
di quelli disponibili. Non è pensabile, anche per motivi 
di ordine pubblico, che quattro o cinque milioni 
di uomini abbiano tutti la medesima possibilità di 
godere dello Spettacolo. Così accade che pochissimi eletti 
- non più di due, tre - possano sentire col corpo i corpi 
degli Esibizionisti. Molte migliaia di persone possono 
vederli e ascoltarli. Nelle fasce più lontane dal palco, 
altre migliaia possono intuire quello che accade. Ma 
la maggioranza, milioni e milioni di uomini e donne, 
non vedono e non sentono nulla di Quello Che Accade. 



97 



Alle periferie estreme del Pubblico, si accalcano 

gli Spettatori Con, Gli Animali. 

La struttura dello Spettacolo è rimasta invariata 

dalle origini, mentre si è cercato di cambiare più volte 

la struttura architettonica del Fenomenodromo, 

per permettere differenti tipologie di fruizione 

dello Spettacolo, a seconda delle Idee Momentanee che 

il Regime decideva di realizzare. Così ce stato un tempo 

in cui il Fenomenodromo ha assunto una forma 

a corridoio, rettilinea e sviluppata su una distanza 

incalcolabile. Gli spettatori accedevano da ovunque, 

a ognuno era garantito un Posto Da Cui Si Vedeva, 

da un punto qualunque del corridoio. Lo Spettacolo 

cercò di adattare la sua struttura alla struttura del suo 

Pubblico, ma fu una scelta disastrosa. Lo Spettacolo 

si frammentò in una serie infinita di Episodi, che si 

sviluppavano lungo tutto il perimetro, in modo che ogni 

cento Spettatori si svolgeva una Scena. Chiunque poteva 

vedere e ascoltare qualcosa, ma la totalità 

della Rappresentazione era messa definitivamente 

a repentaglio. Accadeva infatti che soltanto un ipotetico 

Unico Spettatore, da un altezza incalcolabile quanto 

la lunghezza del Fenomenodromo rettilineo, potesse 

assistere alla totalità dell'Evento. Si crearono situazioni 

di grave turbativa dell'ordine: gli Spettatori Che Stavano 

Tra Due Scene contrabbandavano informazioni 

su quanto stava accadendo nella Scena precedente o in 

quella successiva. Un Gruppo Sabotatore faceva correre 

staffette volontarie lungo tutto il Fenomenodromo, 

per acquisire e spacciare informazioni sullo svolgimento 

dello Spettacolo nella sua interezza. Come sapete, 

nella Città non esiste Polizia. Così le staffette avevano 

libero accesso a tutti i punti del Corridoio. Il Regime 

si vide costretto ad assoldare staffette che compissero 

il medesimo lavoro del Gruppo Sabotatore, 

ma spacciando informazioni false o, perlomeno, 



98 



inattendibili. Per entrare a far parte del Corpo Delle 
Staffette False, bisognava semplicemente sottoscrivere 
un modulo, apponendo il proprio Indirizzo sotto i due 
Princìpi: "Dirò non completamente il vero, non 
completamente il falso" e "Fingerò di non credere a nulla 
che sia vero e falso, ma continuerò a credere in qualcosa 
che sia vero". Ai tempi, come oggi, era molto doloroso 
per chiunque apporre il proprio Indirizzo sotto due 
Princìpi del genere. I vantaggi, tuttavia, parevano 
indescrivibili. Il Regime aveva istituito un Corpo 
di Staffette che propagandasse i Vantaggi Riservati Alle 
Staffette False. Si diceva che, tramite un complesso 
punteggio elaborato da Chi Decide Ma È Deciso, 
alle staffette più abili sarebbe stato riservato il privilegio 
di conoscere la Trama dello Spettacolo nella sua totalità. 
Il Gruppo Sabotatore si vide costretto a organizzare 
un Corpo di Staffette che spacciasse informazioni 
sulla sorte riservata alle Staffette False meno meritevoli: 
poiché esse avevano comunque accesso a informazioni 
riservate, sarebbero state Evase nelle Cave Fuori Della 
Città, appena terminato il compito. La lunghezza 
del Fenomenodromo, il numero altissimo di Scene 
esibite contemporaneamente, il viavai insopportabile 
di staffette del Gruppo Sabotatore e di False Staffette Del 
Gruppo Sabotatore, ebbero un effetto che nessuno può 
dire se il Regime avesse previsto o meno. In breve, lungo 
tutto il perìmetro rettilineo del Fenomenodromo 
si instaurò un Mercato, che rubò l'attenzione 
degli Spettatori. Tutti ormai volgevano i loro occhi 
sul Mercato Esterno al Fenomenodromo: lì si 
spacciavano notizie, si creavano Lotterie che mettevano 
in palio anche una sola informazione e che, dopo 
l'estrazione, scomparivano velocemente per lasciare 
il posto a una nuova Lotterìa e andare a installarsi 
a un nuovo punto del Rettilineo. Nessuno può stabilire 
se le Lotterìe fossero clandestine oppure organizzate 



99 



dal Regime. Attorno alle Lotterie si era venuta a creare 
una disdicevole Situazione che causava un ulteriore 
confusione intorno alla fruizione dell'Evento. Ogni 
banco di lotteria assoldava una persona col compito 
di contattare Staffette Sabotatrici e False Staffette 
Sabotatrici, in modo da potere distinguere 
le informazioni vere da quelle false. Rapidamente si era 
creata una distinzione tra i banchi delle Lotterie: 
alle Lotterie Bianche veniva messa in palio 
un informazione vera; alle Lotterie Nere si concorreva 
per un informazione falsa. Ma questa situazione non 
ebbe il tempo di consolidarsi. Dopo uno storico incontro 
al Palazzo Dei Compromessi, Staffette Sabotatrici 
e False Staffette Sabotatrici stipularono un Accordo, 
per cui risultava definitivamente impossibile stabilire 
la veridicità delle informazioni passate. Questa perdita 
di credibilità dell'informazione non ebbe riflessi negativi 
sulla sopravvivenza delle Staffette: ormai, infatti, la loro 
esistenza veniva garantita dal Mercato Delle Lotterie 
cresciuto lungo il Fenomenodromo. L'acquisizione 
delle notizie da mettere in palio era divenuta sì 
superflua, nel senso che le notizie ormai costituivano 
soltanto un pretesto per giocare ai Banchi delle Lotterie. 
E proprio per questo motivo l'Accordo stipulato tra 
le Staffette prevedeva l'istituzione di un Organismo 
Supremo Per l'Invenzione delle Notizie. Voci di corridoio 
dicono che i responsabili scritturati per questo compito 
fossero Coloro Che Decidono Essendo Decisi. 
Ma ovviamente tale ipotesi, per quanto suggestiva, non 
ha avuto né riscontri oggettivi né pubbliche conferme. 
Quando la situazione pareva consolidarsi intervenne 
una Sommossa Generale Senza Sangue, che si fece 
promotrice di un cambiamento radicale dell'ordine 
architettonico del Fenomenodromo. È da escludere 
con certezza la tesi secondo cui l'Ordine Dello Spettacolo 
sia intervenuto a ispirare tale Sollevazione Incruenta. 



100 



Come si sa, l'esistenza dei Protagonisti è tutelata dal più 
stretto segreto. A loro si ispira il tredicesimo Detto 
Popolare Della Nonna Corrente: "Protagonista, poco 
si sa, molto si sogna". Del resto basterà ricordare come 
lo Spettacolo si sia sempre adattato con estrema 
plasmabilità alle Forme del Fenomenodromo, 
per immaginare che un ordine di decisioni così basso 
come quello architettonico non può che disinteressare 
i Protagonisti. Il risultato della Sommossa Senza 
Sangue fu il mutamento totale della concezione spaziale 
del Fenomenodromo. Prima di approdare alla Forma 
Attuale, si attraversarono molti stadi. L'attuale 
Fenomenodromo non è che la risultante della 
sovrapposizione di molteplici strati storici che sono stati 
realizzati in passato. Tuttavia è certo che nessuna delle 
Forme Precedenti configuri in modo determinante 
la Forma Attuale; sostenerne la derivazione storica, 
come si sa, è soltanto il dovere a cui ci invita la Seconda 
Norma dell'Etichetta. In breve, la Sommossa Senza 
Sangue vide approvate le proprie istanze 
di cambiamento della Struttura Del Fenomenodromo. 
Tali istanze vennero avversate duramente dall'Ordine 
Delle Staffette Vere E False e dai responsabili 
del Mercato Delle Lotterie. La controversia fu aspra, 
al punto che, dopo una lunga e tormentata Seduta Di 
Accordo, tenutasi presso il Palazzo Dei Compromessi, 
le due parti in contesa giunsero a una risoluzione 
drastica: era necessaria l'adozione di una Sommossa 
Con Sangue per dirimere la questione e approdare a una 
soluzione definitiva. Al caso, fu stipulato un contratto 
col Gruppo Sabotatore, che, in cambio di un adeguato 
compenso e dell'assicurazione di avere a disposizione 
una consistente percentuale di Posti Da Cui Si Vede 
nel nuovo Fenomenodromo, si sarebbe addossato 
la responsabilità dell'Inizio Della Sommossa. 
La crudeltà con cui i contendenti, Rivoltosi e 



101 



Propermanenti, si scontrarono fu tale che il Regime 
si vide costretto ad accelerare la Storia Pubblica E Nota, 
operando in maniera irriferibile sulla Storia Occulta E 
Segreta. Alla fine delle Epurazioni Tranquillizzanti, 
il risultato fu il seguente: il Gruppo Sabotatore veniva 
disciolto, a favore della costituzione di un Ordine Per 
Uno Dei Governi Possibili: Il Buono, che avrebbe 
ereditato i diritti acquisiti dal Gruppo Sabotatore 
con i patti stipulati in precedenza; I Propermanenti, 
favorevoli alla conservazione della Forma Rettilinea Del 
Fenomenodromo, avrebbero costituito anch'essi un 
Ordine, quello Per Uno Dei Governi Possibili: Il Ricco. 
Il Regime istituiva un nuovo organo perla Gestione 
Orizzontale Delle Decisioni: si trattava dell'Assemblea 
Dei Calmi, in cui i due nuovi Ordini si sarebbero 
scontrati civilmente, per decidere sulle varianti 
architettoniche del nuovo Fenomenodromo. In realtà, 
lo Spettacolo si era eclissato durante tutto il tempo della 
Sommossa. Appena istituita l'Assemblea, esso tornò, 
in assenza di un Fenomenodromo, a esibire Se Stesso 
agli angoli di vicoli della Città. Questo diede modo a 
entrambi gli Ordini di istituire un Corpo di Staffette che 
rivelasse alla popolazione l'ubicazione dei vicoli in cui si 
svolgevano Scene dello Spettacolo. Questa nuova forma 
di realizzazione dell Evento suggerì a entrambi gli Ordini 
Per II Governo di strutturare il nuovo Fenomenodromo 
su un modello analogo a quello urbanistico. Dapprima 
la nuova configurazione elaborata ebbe le sembianze 
di un Labirinto intricatissimo, che occupava un intero 
quartiere della Città. A ogni svolta del labirinto prendeva 
posto uno Spettatore. Lo Spettacolo si teneva su bastoni 
alti decine di metri e impiantati a caso in zone sempre 
diverse del Fenomenodromo, in modo che una vasta 
porzione del Labirinto avesse accesso visivo all'Evento. 
Ma l'impossibilità di instaurare un sistema di mercato 
alimentare all'interno del Labirinto stesso costrinse 



102 



a una ricostruzione con nuove mura, più larghe, 
all'interno delle quali correva una stretta intercapedine 
vuota, che fungesse da corridoio per i venditori 
di provvigioni. Poiché lo Spettacolo poteva durare mesi 
interi, a volte anni, si approfittò delY intercapedine per 
installare uffici postali presso cui inviare corrispondenza 
ai propri cari. Voci incontrollate suggeriscono 
che i pacchi di posta avessero un destino preordinato 
dal Regime: tutte le buste venivano vagliate, per potere 
registrare i contatti personali e gli interessi che si 
volevano comunicare allesterno del Fenomenodromo; 
poi buste e lettere prendevano la strada dei Riciclatori 
Periferici. Per non allarmare familiari e amici, turbando 
il corso della Storia Pubblica E Nota con un ingenua 
sovrapposizione della Storia Occulta E Segreta, 
il Regime aveva predisposto appositi uffici di Copiatori 
Su Carta Riciclata, incaricati di redigere copie delle 
lettere mandate a riciclare su carta qualitativamente più 
povera di quella originale. A parte il fondamento di voci 
tendenziose, va detto come la forma labirintica 
del Fenomenodromo abbia segnato V afflusso più basso 
di umanità allo Spettacolo. Fu su istigazione del Tempio 
Dei Sentimenti E Della Consapevolezza che 
spontaneamente il Fenomenodromo acquisì, 
grossomodo, la struttura presente. Riunite nel Tempio, 
tutte le parti concordarono nel dare forma ufficiale 
a questa nuova conformazione. Del resto lo Spettacolo 
riesce indipendentemente dalla geografia 
del luogo in cui si tiene e dal pubblico che vi assiste. 



1. Aria di golpe 

La Rete ci ha aperto le porte di una nuova consapevo- 
lezza. Noi non crediamo più in ciò a cui ci obbligano a 
credere. Crediamo a ciò a cui vogliamo credere. E, 



103 



spesso, crediamo anche a ciò a cui non vorremmo cre- 
dere. 

Questa generazione ha elaborato le forme di contesta- 
zione subliminale più accorte e tatticamente adatte a 
sortire un effetto pratico nel giro della sua vita media 
biologica, che, nonostante il messaggio illusorio diffuso 
dai mass media» rimane un periodo quotabile intorno ai 
venticinque anni. Ci sono manifestazioni che appaiono a 
molti anni di distanza dalla loro inseminazione nell'ute- 
ro del Reale. Altre, invece, trascinano in una piena dram- 
maticamente veloce e potente tutto un insieme di abitu- 
dini e comprensioni ordinarie che hanno regolato, fino a 
un certo punto, la vita. Ma cosa accade quando questi 
processi di trasmutazione storica interagiscono fino a 
confondersi? Cosa accade quando è incomprensibile 
quale evento costituisca la Causa e quale l'Effetto? Allo- 
ra, non c'è dubbio, abbiamo a che fare davvero col moto- 
re della Storia. Oggi noi viviamo nel cuore linfatico di 
questo processo con cui la Storia si riappropria di se 
stessa: con cui l'Umanità si riappropria di se stessa. 

Ci sono due misure della riappropriazione: una con- 
siste nell'esercizio mnemonico; l'altra nell'acquisizione 
della dimensione infantile. Col primo movimento la 
Storia viene rivissuta con un moto separato di rivivifi- 
cazione dell'evento, di rielaborazione del fatto. Non si è 
protagonisti se non grazie a uno schermo virtuale, 
mentale, inverificabile. Ci si ricorda. Si elabora il lutto. 
L'Ordine delle Cose è fermo. L'unica azione consiste 
nel richiamo e nell'elaborazione di qualcosa che è già 
avvenuta. Riemergono antiche identità. Le guerre si 
combattono in forza del principio della regressione e 
della separazione. Etnie, identità religiose, nevrosi per- 
sonali reclamano in questo istante un ruolo primario. 
Mai il soggetto viene tanto centralizzato come in que- 
sto momento. Ma l'uomo si riappropria della sua es- 



104 



senza anche mediante l'infantilizzazione della sua azio- 
ne e della sua comprensione del mondo. In questo lim- 
bo ludico, tutto è immensamente leggero, riuscito in 
quanto non ci sono alternative analitiche a quanto 
l'umanità fa. Non ce morale, in quanto si tratta del mo- 
mento in cui una morale viene istituita. Lasciata a se 
stessa, la razza umana o si duplica o si distrugge. In 
questo momento creativo essa compie entrambe le 
operazioni: si duplica nel senso che prolifera se stessa, 
si autoriproduce in una nuova forma, crea l'evento che 
verrà in seguito analizzato, bisturizzato, anatomizzato 
fino alla comprensione più sterile e ossificata; e di- 
strugge se stessa in una forma arcaica, cristallizzata 
dall'abuso di memoria. 

Queste due alternative individuano due differenti 
crinali, dei quali almeno uno è sempre presente nella 
storia umana. È un movimento a-dialettico, eterna- 
mente compresente all'interno della nostra Storia. 
Quale momento vive la generazione della Rete? Di che 
evento è protagonista: mnemonico o creativo? cristal- 
lizzato o fluido? 

Le contestazioni degli anni che furono, gli incendi 
creativi del Sessantotto, le fantasie mandate al potere a 
colpi di spranghe e libretti neri e rossi, i rigurgiti lattei 
delle pantere più recenti non erano forme di contesta- 
zione creativa. Lo sappiamo tutti, ci siamo passati la 
parola dalla bocca all'orecchio, sussurrando con timo- 
re le sillabe di questa sentenza che affossa un buon 
trentennio di storia non soltanto italiana. Timore di 
che? Timore di mostrare il nulla a cui hanno lavorato i 
nostri predecessori? Ma nulla nella Storia è inutile, o 
meglio: è stupido riguardare la Storia con categorie co- 
me "utilità". Dateci tempo e dimostreremo cosa vuol 
dire creare: vuol dire scegliere. Significa avere l'inco- 
scienza di scegliere uno strumento del proprio agire e, 



105 



in forza di quello, mutare il mondo secondo i propri so- 
gni, le proprie aspirazioni, i propri desideri. 

Ogni nuova generazione ha diritto a esclamare il 
proprio desiderio di incendiare il mondo per fare i pro- 
pri comodi. Il fannullonismo è forse una delle più su- 
blimi categorie dello Spirito. Anche perché sotto un 
fannullonismo dell'apparenza si cela spesso una rivolu- 
zione in corso. Sarà poi Yhic et nunc di una generazio- 
ne a venire a decidere se le forme di liberazione volute 
e agite da una generazione passata rispondono adegua- 
tamente alle proprie istanze di coerenza, alle proprie 
pulsioni desiderative. 

I Maestri hanno fallito. Prendete Timothy Leary. Il 
mago dell'LSD, l'amicone di Aldous Huxley, il tripper 
che ha trascorso un trentennio con l'indennità della pro- 
pria "posizione pubblica", recitando a piè sospinto la 
parte dello sballato, dello straccione della psicochimica 
liberatoria. Con che coraggio i mass media ci appioppa- 
no Timothy Leary come uno dei nostri miti ispiratori? 
Continuando, peraltro, a chiamarci "generazione x", col 
vezzoso snobismo di chi ha fatto parte di una generazio- 
ne significativa, che ha lasciato un segno. Ebbene, l'ulti- 
ma trovata del guru dei figli dei fiori è quanto mai indi- 
cativa. Il poveraccio sta male, è in punto di morte. 
Decide di organizzare una festa per la sua dipartita. Fin 
qui nulla di male, anzi. Ma come si decide il momento 
preciso in cui abbandonare questa landa disperata di 
dolore e contrizione? Si stabilisce così: Leary ha sezio- 
nato il concetto di vita in diciannove categorie di fruibi- 
lità della stessa (ad esempio: salute, sesso, autocoscien- 
za...). Per ogni categoria, lo stato di vita di una persona 
totalizza un dato punteggio. Se le soglie minimali di 
punteggio non vengono superate, ecco che Leary decide 
di sottrarsi al mondo della manifestazione. Ovviamen- 
te, con molta gente attorno. Perché - la citazione è te- 
stuale - "tutto va compiuto con audience". Di fronte a 



106 



questa scandalosa esibizione della verità più profonda 
della generazione sessantottina, che ha goduto della li- 
berazione come di un valore spettacolare, riflettiamo su 
chi davvero lotti per cambiare irrevocabilmente il mon- 
do secondo i propri desideri e a favore di un futuro aper- 
to. Una generazione realmente rivoluzionaria non biasi- 
ma mai le generazioni a venire. Noi siamo sotto il tacco 
del disprezzo di chi è venuto prima. 

La politica è un'altra categoria di comprensione del 
reale che la net.gener@tion ha deciso di capovolgere, di 
esacerbare fino a farla esplodere nella sua essenza rive- 
lata. Non è più questione di ideologia, è questione di 
Mondo. Non è più un problema di equilibri parlamen- 
tari e bilancino timocratico, è un problema di vita. 

Non ci basta più la storia. I fatti non ci accontentano 
più. Ammettiamo pure che la partenza sia il nostro de- 
siderio di estetizzare il momento. Come sta accadendo 
alla religione cristiana: folle e folle sono stanche di una 
spiritualità bimillenaria, ora che sono state educate al- 
lo zapping mentale, al consumo veloce. Allora tutti usa- 
no e abusano di simboli e princìpi di spiritualità esoti- 
che, alternative. Se sapessero che Ganesh "significa" 
meno del Crocifisso, non ci crederebbero. È vero: ab- 
biamo bisogno di colori, di aria nuova per cambiare la 
Terra, per accedere a una Nuova Comprensione di noi 
stessi e della vita. Ma colorare la Storia ha delle conse- 
guenze? Che tracce lascia questa volatile e frizzante at- 
tività estetica? 

La Storia, per noi, è già cambiata. Dove c'era la prov- 
videnza, noi ravvisiamo la volontà. Dove c'era il pro- 
gresso, noi ravvisiamo il complotto. Alla storiografia 
ortodossa, scientifica, polverosamente stanziale nelle 
pagine dei nostri manuali delle superiori, noi opponia- 
mo una storiografia aggressiva, adrenalinica, pronta a 
sollevare il velo ipocrita che il Potere conferisce sempre 



107 



e ovunque a ogni avvenimento. Alla storiografia, la 
net.gener@tion oppone la dietrologia. 

Per i nostri antenati, la comprensione della Storia è 
sempre stata qualcosa di straordinariamente ideologi- 
co. Visioni del mondo si sono da sempre scontrate sul 
terreno della comprensione di ciò che le generava, della 
storia che avevano alle spalle. Il controllo della memoria 
è centrale. È una delle preoccupazioni fondamentali del 
Potere. Avere il monopolio della memoria, controllare le 
tradizioni, dirigere il consenso mostrando la Storia in 
un'ottica particolare, favorevole al suo Gioco. Prima di 
ora, però, le cose erano andate diversamente. La visione 
della Storia che ogni generazione portava avanti (fosse 
la generazione della Prima Internazionale o quella del 
Ventennio) era parziale. La generazione che avanzava 
istanze di cambiamento, lo faceva per acquisire Potere. 
Ambiva al Potere. Voleva scardinare gli avversari che le 
si opponevano nella traiettoria tra la sua volontà di Po- 
tere e il suo obiettivo. Ecco perché ogni storiografia è 
stata, fino a oggi, parziale: perché era parziale la volontà 
di Potere che la esprimeva. Ma cosa accade quanto la 
volontà di Potere è nulla o totale? Oggi ci troviamo su 
quel discrimine. Se volete avere a che fare con noi, pren- 
dete atto di questo: noi odiamo il Potere. La sua sordida 
e falsa litania non ci incanta. A noi interessa la liberazio- 
ne dei nostri istinti, dei nostri desideri. Voi che ci accu- 
sate di autoesiliarci nel virtuale, mettetevelo bene in te- 
sta: a noi interessa solo la pelle. Abbiamo capito, dopo 
che voi siete passati attraverso le forche caudine della 
psicoanalisi e della frustrazione, che anche la Mente ha 
una pelle. L'anima vuole un corpo. Il nostro è un canto 
del Cigno protratto per tutta la nostra esistenza: noi vo- 
gliamo essere sempre. 

Affrontare in maniera così radicale la questione del 
Potere è impresa tentata da molti e riuscita a pochi. Ma 
noi abbiamo i nostri strumenti per comprendere il 



108 



mondo, per minare alle fondamenta l'abitudinaria in- 
terpretazione dell'esistente, per allargarci a perdifiato 
su tutto lo spazio occupabile. Per destituire il regno del 
Potere, la net.gener@tion ha ritenuto necessario desti- 
tuire di validità la storiografia del Potere. Cioè ogni sto- 
riografia. Lo scetticismo imberbe di cui ci tacciavano si 
è rovesciato nell'incredulità dell'occhio che abbatte i 
paradigmi finora invalsi. La storiografia, e non la Sto- 
ria, deve per noi diventare un campo sterminato di ro- 
vine su cui si abbarbicano erbe bianche, muschi sterili. 
Per reinventare il mondo dobbiamo reinventarci la Sto- 
ria. Ma non nella maniera lineare, episodica o sacraleg- 
giante con cui l'Umanità si è sempre raccontata quello 
che era successo. Per destituire il Potere e i suoi stru- 
menti, la net. generation ha eletto il proprio piede di 
porco: il Sospetto. 

Dopo lo Scontento, il Sospetto è la nostra categoria 
individuante. Noi sappiamo bene dai disastri che ci 
hanno preceduto come il Potere abbia utilizzato ma- 
schere a non finire per giustificare guerre, invasioni, 
stermini, campi di concentramento. Con noi nessuna 
maschera. Noi siamo il nemico frontale. 

Di tutto ciò che esiste non si parla. Tutto ciò di cui si 
parla non esiste. Sono questi i cardini della porta che 
spalanchiamo per entrare nel nostro futuro. Alle spalle 
noi non desideriamo nessun bottino che possa ispirare 
tentazioni di furto. La vita banale e grigia in cui il Potere 
ci ha recluso ci ha resi poveri. Da noi non si ruba. Forse 
per questo ci siamo scelti un ambiente - la Rete - dove è 
fisiologicamente impossibile uno stato di Polizia o un 
monitoraggio totale. Forse ci riusciranno con l'installa- 
zione delle fibre ottiche. Chissà cosa inseriranno nelle 
centraline a cui ci connetteremo. Ma sarà troppo tardi. 
La generazione della Rete avrà già cambiato il mondo. 



109 



Sospettiamo di tutti, sospettiamo di tutto. Segreto, 
sospetto, cospiratone: sono le parole d'ordine della no- 
stra comprensione del reale. Qui da noi vige l'ordine 
dello smascheramento, l'imperativo categorico del di- 
svelamento. Non c'è futuro per chi vuole compiere un 
lavoro di comprensione certosina sui fatti storici che 
riguardino la Rete. Non sarà più possibile stabilire nulla 
con certezza scientifica. Bisognerà allargarsi all'intuito, 
alla percezione, a un apprendimento del reale effimero 
ed epidermico. 

Tutto questo a partire da elementi minimali. Se vi 
trovate di fronte, su IRC, LadyGodiva cosa fate? Lady- 
Godiva vi propone di praticare cybersex... La proposta 
vi alletta... Vi spostate in una stanza privata... È certo 
che con LadyGodiva terrete una seduta interessante e 
piacevole, ma è altrettanto certo che non vi lascerete 
prendere completamente da quello che sta succedendo, 
perché non potrete fare a meno di sospettare che Lady- 
Godiva goda anzitutto di un paio di mustacchi e di una 
stazza muscolosa e per nulla femminea. 

Nella metamorfosi mentale che la net.gener@tion sta 
realizzando il Sospetto è il limite e il motore del senti- 
re. Nulla è garantito. Nulla è oggettivamente compro- 
vante. A parte l'inizio, l'origine collocabile nel mondo 
ordinario, la Rete non ha Storia e, perciò, non ha stori- 
ci. Ci sono atmosfere mentali che coinvolgono tutti noi. 
Il Sospetto è una di queste. Ma di fatti comunemente 
noti, non c'è traccia. Se ne parla, ma senza supporto 
comprovante. Ad esempio, è nota a tutti i net.surfer la 
Guerra che i Puritani fanno alla Rete. Questo ha creato 
uno stato d'animo gravemente ostile a una forma reli- 
giosa come il Puritanesimo, nonostante sulla Rete viga 
il massimo della tolleranza e del disinteresse. Ma nulla 
risulta certificabile. Sullo scontro tra Scientology e fuo- 
riusciti di Scientology che denunciano su Internet abu- 



110 



si e psicosi indotte dai metodi ipnotici dei terapeuti 
dianetici nessuno può asserire alcunché. Più che due 
fatti, due estremi storicamente determinabili, importa 
la connessione che si instaura tra loro e lo stato d'ani- 
mo che si viene a creare in questa connessione. Questa 
è la dimensione magica e affabulatoria del cyberspazio. 
Come erigere una storiografia su stati d'animo? una 
storiografia fluttuante, che si emancipa dalle categorie 
di senso di vero e falso? 

Come disegnare una cartografia mobile? 

Il budget mondiale intorno ai Servizi Segreti di tutto 
il mondo è triplicato, in quest'ultimo decennio. Volete 
stare a guardare o partecipare alla Festa dello Svela- 
mento? 



Gli elicotteri hanno riversato a lungo sul Quartiere i gas 
e i liquidi corrosivi. Dall'alto i fari degli zeppelin 
che hanno affollato il cielo tutta notte hanno illuminato 
in maniera approssimativa ma efficace il Luogo Del 
Ritrovamento. I Terapeuti sono stati tra i primi a essere 
informati del Ritrovamento e ora si fa fatica a trovarne 
anche solo uno per le strade degli altri Quartieri. 
Desertificata la zona, dopo ore e ore di inoculamento 
forzato delle sostanze tossiche di Spopolamento, 
le squadre dei Ripulitori hanno portato via i cadaveri 
e sgomberato il punto preciso del Ritrovamento. Si è 
cercato fino all'alba di riportare alla luce la Stele, ma, 
come ogni Pietra Viva, essa ha opposto una resistenza 
difficile da fiaccare. Non si sono potute usare, come al 
solito, cariche esplosive, per non intaccare la superficie 
della Stele compromettendone la lettura corretta degli 
eventi riportati. Quello che è certo, è che si tratta della 
Stele di cui gli oppositori dei Terapeuti hanno 



111 



favoleggiato per anni. Dapprima si credette una tesi 

fantastica, creata per denigrare l'Ordine dei Terapeuti, 

che col passare degli anni aveva preso sempre più potere. 

I Terapeuti stessi accreditarono l'ipotesi di un complotto 

pervicacemente ordito a loro danno. La loro versione 

dei fatti era che la loro Terapia risultava sgradita 

ai centri del Vecchio Potere, che miravano a minarne 

la credibilità, diffondendo voci che rimbalzavano 

da un angolo alValtro della Città, in modo che Vindice 

del Sentore Comune indicasse un basso tasso 

di fìdelizzazione degli Abitanti nei confronti 

della Terapia. Tuttavia, anche per equivoche connivenze 

con rappresentanti del Vecchio Potere, prezzolati 

0 terapeutizzati, l'Ordine era riuscito a sopravvivere. 

Fu dopo molti anni di silenziosa resistenza alle voci, che 
l'Ordine dei Terapeuti fu invocato da più parti come uno 
dei detentori del Nuovo Potere, La Terapia sortiva effetti 
straordinari su tutto il popolo. I dati non potevano 
essere smentiti. Una serie infinita di processi tacitò 
chiunque nominasse l'Ordine, mettendone a repentaglio 
l'integrità. I pazienti della prima ora divennero, di fatto, 

1 Terapeuti della seconda. Questo miraggio 

di acquisizione del Potere ebbe un benefico effetto sulla 
popolazione, che elesse l'Ordine a Tempio. Nemmeno 
il Tempio dei Sentimenti e della Consapevolezza potè 
nulla contro Vawento dell'Ordine. La trasformazione 
da Ordine a Tempio non aveva precedenti: solitamente 
la costituzione di un Tempio aveva spesso avuto come 
conseguenza la sua trasformazione in Ordine. "Da Dio 
alla Terra " recita il Secondo Motto Inaugurale del Codice 
Templare. 1 Terapeuti, al primo anno della loro ascesa 
al Potere, cancellarono il Motto, sostituendolo 
con il Primo Principio Immodificabile: "Dalla Terra a 
Dio". 1 testimoni della cancellazione furono tutti inviati 
al Riciclatore; cosicché questa versione dei fatti divenne 
una voce incontrollabile e, in quanto tale, presto 



112 



ignorata dalla maggioranza e cavallo di battaglia 
dei Sabotatori. I quali sostenevano, come accennato, 
l'esistenza di una Stele Rivelatrice che avrebbe chiarito 
la storia e l'essenza dell'Ordine dei Terapeuti 
I Ritrovamenti, ai tempi in cui si diffuse questa voce, 
erano più frequenti di ora. Come si sa, le Steli Rivelatrici 
sono enormi tavole di pietra, su cui sono scolpiti 
frammenti della storia della Città prima che l'Etichetta 
cancellasse l'esistenza della Storia. All'inizio i Sabotatori 
seppellivano a molti metri di profondità Steli falsificate, 
che venivano ritrovate anni dopo. L'identificazione 
delle Steli False risultava difficoltosa, dopo che il metodo 
del carbonio 14 era risultato clamorosamente fallace 
(anche sulla fallacia di tale metodo, girava la voce che 
il Regime l'avesse accreditata per cancellare la Storia). 
Non solo: la prodigiosa accelerazione linguistica a cui 
la Città aveva probabilmente assistito ai suoi esordi non 
permetteva una facile decrittazione della cifratura 
delle Steli. Dapprima questo fattore fu decisivo nello 
stabilire se una Stele fosse falsa o meno: più il suo 
linguaggio era comprensibile e le notizie riportate si 
diffondevano con celerità, più era probabile che la Stele 
fosse un artefatto contemporaneo. Senonché il Gruppo 
Sabotatore incominciò a produrre Steli False con codici 
di difficilissima interpretazione. Tali Steli furono così 
decretate vere, ma il messaggio risultava indecifrabile 
e l'Effetto Rivoluzionario era nullo. Fu a questo punto 
che si incominciò a tarare la veridicità delle Steli 
sul grado di incertezza sociale che derivava dalla Storia 
che raccontavano: poiché era chiaro che le Steli False, 
interpretate, fornivano una versione dei Fatti che 
o favoriva le dinamiche del Gruppo Sabotatore 
o danneggiava apertamente gli Ordini al Potere. Ma 
la decrittazione di una Stele Autentica pose la Città 
in un grave stato di prostrazione e incertezza: si narrava 
delle origini del Gruppo Sabotatore e dell'Ordine allora 



113 



al Potere; si sosteneva che, inizialmente, Essi fossero due 
emanazioni del medesimo progetto, che il Regime aveva 
configurato in modo che la scelta di appartenenza 
alVUno o ali Altro non compromettesse interessi 
che erano comuni. La Città visse anni di angoscia, fino 
a che lOrdine allora vigente, con felice intuizione, non 
promosse una Sommossa Con Sangue, immolandosi 
a vittima di quella situazione, e riprendendo così quota 
come vittima di un complotto. Tuttavia già da anni 
si favoleggiava di una Stele Rivelatrice, che avrebbe 
dissolto le nebbie che occultavano l origine deWOrdine 
dei Terapeuti. Il Ritrovamento di quella Stele avrebbe 
chiarito come il Fondatore dell Ordine dei Terapeuti 
fosse un adoratore dell Antiprincipio, incaricato 
dal Regime di fondare un'organizzazione che adunasse 
gli adepti alla Terapia che il Fondatore aveva scoperto 
casualmente, e che si era rivelata di enorme successo 
sociale. Come queste voci fossero fondate su una 
possibile verità non era chiaro a nessuno. Certo, più 
di una volta l Ordine aveva narrato del Periodo 
Clandestino Sulle Acque che il Gruppo Dirigente aveva 
trascorso, sacrificando la propria vita alla sopravvivenza 
della Terapia. Ma da qui a ipotizzare un Fondatore 
unico era un salto logico rischioso. Un individuo 
non aveva mai fondato un Ordine. Anche il Tempio Dei 
Sentimenti E Della Consapevolezza poneva al centro 
della propria dottrina una Nuvola, non un Individuo. 
Tuttavia oggi la voce è stata drammaticamente 
confermata. Il Ritrovamento di una Stele Rivelatrice ha 
suggerito limpiego della Procedura di Emergenza 
e Spopolamento, in modo che nessuno, nella Città, fosse 
messo al corrente dell Accaduto. Eppure la sparizione 
immediata di qualunque Terapeuta ìxa suggerito lipotesi 
che la Stele Rivelatrice fosse proprio quella 
che riguardava le origini della Terapia. Il Gruppo 
Sabotatore aveva infatti la convinzione che i Terapeuti 



114 



Di Massimo e Segretissimo Grado fossero a conoscenza 
della posizione della Stele. Addirittura si diceva che 
la posizione Della Stele fosse uno dei segreti iniziatici 
per entrare nel Gruppo Dirigente. Inizialmente falsi 
pazienti, appartenenti al Gruppo Sabotatore, si erano 
messi alle calcagna dei Terapeuti, poiché si ipotizzava 
che VOrdine avrebbe cercato di estrarre dal terreno 
la Stele per distruggerla. Ma il Gruppo Dirigente pare che 
avesse dato disposizioni di non muoversi in tal senso. 
Anzi, secondo le testimonianze delle spie sabotatrìci, 
all'interno dell'Ordine dei Terapeuti era stato istituito 
addirittura un Ufficio Viaggi Depistanti, che organizzava 
spedizioni in ogni parte della Città per attirare 
l'attenzione del Gruppo Sabotatore. Da rimarcare il fatto 
che, al contrario degli altri Scontri Sociali, in questo 
frangente nessuna delle due Parti ricorse a un Accordo 
presso il Palazzo Dei Compromessi. La sparizione 
dei Terapeuti accrediterà l'ipotesi della scoperta di 
un'Origine Ambigua dell'Ordine? Altre voci di corridoio 
sostengono che nel Glossario Interno dell'Ordine è 
previsto un momento in cui tutti i Terapeuti si 
ritireranno e non si vedranno più in Città, a significare 
che, da quel momento, la Terapia e il Regime sono 
divenute la medesima cosa. 



2. Né Davide né Golia 

Chi trama contro cosa? Dove starebbe il vantaggio di 
un complotto? Quale carnefice si starebbe delineando e 
quale inconsapevole vittima starebbe offrendo il pro- 
prio capo? 

La net.gener@tion odia il Potere. Ce un'equivalenza 
acclarata tra Potere e Denaro, tra accentramento 
dell'Economico e sfruttamento dei nostri desideri e del- 
le nostre libertà. Questo è stato stabilito da una lunga 



115 



tradizione, i cui frutti immaturi hanno preso per de- 
cenni il sembiafrte delle passate rivolte generazionali. 
Soltanto che ora, ora che è stato abolito il qui e che 
stiamo cercando di abolire anche Yora, non è più se- 
condo quelle modalità che cerchiamo di realizzare le 
nostre istanze. Non ci importa la neutralità degli stru- 
menti rispetto ai fini che ci poniamo. Già scegliendo il 
nostro strumento abbiamo stabilito e realizzato, da su- 
bito, i nostri fini. La Rete ci libera, ma non nel senso 
messianico che le passate generazioni avrebbero confe- 
rito a un'affermazione simile. È che la generazione del- 
la Rete si è resa conto da subito che scegliere questo 
strumento significava scontrarsi col Potere, con l'Es- 
senza stessa del Potere. Abbiamo corso il rischio e ab- 
biamo già vinto. 

Uno degli strumenti del Potere è far credere che il 
Potere non esiste, ma che esistono i Potenti. Noi non 
caschiamo più in questo tranello implicitamente ideo- 
logico. Un membro della net.gener@tion non è comu- 
nista o fascista o democristiano. Non è democratico e 
nemmeno repubblicano. Semplicemente non gli inte- 
ressa nulla della questione della sopravvivenza. Atten- 
zione: ciò non significa che non si impegnerà in lotte 
concrete per la sopravvivenza, sua e dei più deboli. An- 
zi, con tutta probabilità sarà un sostenitore acerrimo 
dei diritti di chiunque alla libera espressione dei pro- 
pri istinti e desideri, quindi si impegnerà spasmodica- 
mente nel tentativo di garantire a chiunque le soglie 
minimali di sopravvivenza. Solo che, personalmente, il 
suo stesso approccio al mondo scoraggerà un etichet- 
tamento pregiudiziale in base a ideologie giocate pro- 
prio sulla questione della sopravvivenza. Comunismo e 
capitalismo, per la net.gener@tion, sono due teste che 
emanano dal medesimo corpo centrale: l'Economico. 
Ecco, la generazione della Rete non crede più alla cen- 
tralità spirituale della questione economica. Un conto è 



116 



la sopravvivenza, un conto è la vita. E noi abbiamo la- 
sciato al Potere libero mandato di gestire la prima 
area. Ma la vita è nostra e noi non staremo più ai sor- 
didi giochetti di chi vuole riassorbire questa nel primo 
campo. 

Noi non ambiamo a una conoscenza. La conoscenza è 
un atteggiamento che non ci appartiene: essa distingue 
un soggetto della conoscenza da un oggetto della cono- 
scenza. Il rapporto che si instaura tra soggetto e oggetto 
è comunque un rapporto di appropriazione. Il che signi- 
fica far precipitare una questione di vita in una dinamica 
di sopravvivenza. Che il dottor Andreoli venga a dirci che 
la nostra generazione è priva di valori e di intenzionalità 
è tanto assurdo quanto un passante dell'Ottocento che 
ammonisse l'equipaggio dello Shuttle di non mangiarsi 
le unghie: si tratta di una questione secondaria rispetto 
al viaggio stellare che si sta per realizzare. 

Che noi scegliamo la Rete è un fatto. Che lo faccia- 
mo con l'intento di ricadere a pioggia come una tempe- 
sta che modifichi definitivamente il paesaggio del mon- 
do, è una notizia rivoluzionaria. 

Bacchettoni di tutto il mondo unitevi. Un fantasma 
si aggira per i vostri cavi telefonici. È consapevole la 
net.gener@tion del business che sta incrementando? 
L'installazione delle linee a fibre ottiche svelerà la falsa 
separazione tra i Due Detentori di Regime? Ecco che 
già questo costringe il Potere a fare un passo. Non ab- 
biamo lanciato un sasso o una molotov, eppure il pote- 
re esce dalle sue lenzuola, si affaccia per mostrare co- 
me l'Idra ha agito finora. Ripetiamolo una volta di più: 
non ci interessa né l'Uno né l'Altro. Si tengano i soldi 
che vogliono. Passino la vita a conquistarsi le fette di 
mercato, questa torta all'arsenico che li lascerà a bocca 
asciutta il giorno che moriranno. 



117 



Consapevolezza: ecco un'altra parola chiave. Non ci 
interessa la Conoscenza, perché il paradigma che in- 
staura la net gener@tion è quello della Consapevolezza. 
Il rapporto con le cose non si cristallizza nella connes- 
sione tra NOI e le COSE. Centralizza il valore stesso 
della connessione. Il mondo non è diviso. Non esiste di- 
stinzione tra male e bene. Tutto rientra in un'armonia 
superiore. Noi stessi aspiriamo a quell'armonia. Non 
vogliamo sapere le cose. Vogliamo essere saggi. Non vo- 
gliamo accrescerci. Vogliamo crescere. 

Lo scontro è durissimo. Il Potere farà di tutto per ri- 
conquistare il suo spazio di vita: risucchiare nell'Eco- 
nomico, nella distinzione manichea male-bene, il mon- 
do della vita e della consapevolezza costituisce per il 
Potere la sopravvivenza. 

Quando il Comunismo si è chiesto come dissolvere il 
Capitalismo si è dato una risposta: dissolversi, per evi- 
tare di lasciare al Libero Mercato lo spazio per fagoci- 
tare l'Estraneo. Rimasto da solo il Capitalismo mostra 
le sue rughe. Il Comunismo, fattosi interstiziale, trion- 
fa come figura fantasmatica, come spettro dissolutorio 
tra le maglie del Sistema Vigente. Il nostro disinteresse 
rispetto al Potere costituirà l'atto di decapitazione 
dell'Idra, la stroncatura definitiva del Leviatano. 

Gadget! è l'imperativo che il Potere si è dato per con- 
quistare la nostra vita alla questione della sopravviven- 
za. Ha funzionato con tutte le generazioni precedenti, 
ma con noi ha miserevolmente fallito. Il grido di batta- 
glia del Potere si è infranto contro il nostro disinteres- 
se, contro la Povertà che ci siamo conquistati con fati- 
che e sofferenze, tra il disprezzo generale. Negli anni 
Ottanta l'iniezione di falsi bisogni indotti ha raggiunto 
il culmine. Poi si è pensato che il computer e il modem 
fossero gadget, come videoregistratore e automobile lo 



118 



erano stati in precedenza. Nessuno aveva preventivato 
che noi avremmo spiritualizzato le tecnologie che ci 
spacciavano per giocattoloni. Della cella che ci hanno 
preparato abbiamo fatto la liberazione. 

Della consapevolezza che abbiamo acquisito di noi 
stessi abbiamo fatto una cella per il Potere. 



CALIGOLA Odio tutti, Frankie... 

FRANKIE È un vantaggio. . . Avere molti ne- 
mici permette di concentrare le energie, 
non dissiparle. 

CALIGOLA Abbracciare una Causa qualsiasi, 
pur di rovesciare il Rovesciabile... 

FRANKIE . . . pur di rovesciare il Non-Rove- 
sciabile. 

http: / /www. icom. it/chat 

BALTASAR In effetti non avremmo mai cono- 
sciuto molta gente, se i suoi eminenti av- 
versari non ci avessero fatto alcun caso e 
l'avessero invece disprezzata. Non c'è 
vendetta che valga quanto l'oblio: esso 
basta a seppellire il nemico nella polvere 
del suo nulla. 

http : / /www . webchat . com 



L'UOMO DALLA SOSTANZA M IN BOCCA Forse so- 
no stato assoldato da forze segrete - 
mormorò Barris perplesso - Ma per quali 
scopi? Probabilmente per far sì che tra 
noi nascessero problemi e sospetti, per 
provocare dissensi che ci portino alla 
rottura, facendo in modo di porci l'uno 



119 



contro l'altro; così che ciascuno di noi 
nutra sospètti su tutti gli altri, e in- 
certezza su chi fidarsi e chi considerare 
nemico, e cose di questo genere. 

CANTERINO Bellissima citazione, L'uomo. Me 
ne regali un'altra? 

L'UOMO DALLA SOSTANZA M IN BOCCA Certo Can- 
terino, eccotela... Sarò tranquillo, pen- 
sò Arctor, solo quando piazzeranno le olo- 
camere in ogni angolo della casa. Toccò la 
sua pistola e si sentì rassicurato; ma su- 
bito dopo si chiese se non fosse il caso di 
controllare se fosse carica. Di questo 
passo però, realizzò, si sarebbe ben pre- 
sto chiesto se il percussore fosse ancora 
funzionante o se la polvere fosse stata 
tolta dai proiettili, e via di seguito, in 
una catena inarrestabile. . . 

CANTERINO WOOOOOOWWWWWWW ! ! ! ! 

http: //www. iol . it/chat 

PLURALISMO E DEMOCRAZIA SONO DEI MITI? 
Lista degli argomenti 

* Nuovo Ordine Mondiale ovvero dell'avvento 
di un Governo Unico Mondiale 

* Impero Neobritannico contro Vaticano 

* Assassinii eccellenti: JFK, RFK, MLK, Lin- 
coln, ecc. 

* Teorie cospiratorie pro-cattolicesimo 

* Governo Segreto: il punto di vista della 
sinistra liberale sulla Cospirazione 

* I Servizi Segreti governano il mondo? Il 
ruolo di Cia, Mossad, MI5/MI6, ecc. 

* Tempi e luoghi della Cospirazione 

* Controllo Mentale cospirazionista : im- 
pianti intrusivi, ipnosi, agenti zombie? 

* New Age, Occultismo e Satanismo: prò e 
contro delle teorie cospirazioniste 



120 



* Catalogo Generale Siti sulla Cospirazione 

* Il Cesarismo: essenza della Cospirazione? 

* Organismi Bancari: la Cospirazione 

* Data base della Cospirazione 

http : / / conch . aa . msen . com : 7 0 



BLACK POWER Ragazzi, sto leggendo un libro 
splendido di Maurizio Blondet, si chiama 
Complotti . Adesso vi cito qualche passo. 
È allucinante! "Nel 1947 due membri in- 
fluenti del Council for foreign rela- 
tions, il banchiere James Warburg e Nor- 
man Cousins, fondarono la United World 
Federalists (UWF) , una fondazione con lo 
scopo di promuovere "Una Federazione Mon- 
diale a Governo Unico [ . . . ] con 1 ' arma- 
mento nucleare a sua disposizione". Da 
allora la UWF ha perseguito l'integrazio- 
ne di ogni economia, URSS compresa, in un 
'mercato globale', nel nome dell' 'inter- 
dipendenza' e della 'distensione' . Ronald 
Reagan, membro effettivo e dirigente del- 
la UWF, nel 1988 ha proposto a Gorbaciov 
di entrare nel Fondo Monetario, nella 
World Bank e nel Gatt." 

MUMIA JABAL LIBERO! Bellissimo, B.P. Ti 
sto leggendo attentamente. 

BLACK POWER Allora eccovene un altro. "Nel 
1974 Nixon fece approvare la legge RICO, 
per combattere con mezzi straordinari la 
mafia. Si tratta di un mostro giuridico 
che limita gravemente il diritto alla di- 
fesa dell'imputato (gli avvocati difenso- 
ri possono essere incriminati delle stes- 
se accuse dei loro clienti, il sequestro 
dei beni può essere effettuato prima del 
processo e del pronunciamento della Cor- 



121 



te) . Ebbene la mafia non ha mai subito 
l 'applicazióne della legge RICO. Dall' 89 , 
invece, questa viene impugnata contro i 
leader di sindacati minori, capi politici 
di opposizioni, attivisti, tutti con una 
caratteristica comune: opposizione al Si- 
stema Centrale. RICO deriva il suo enig- 
matico nome dalla sigla Racket Influenced 
Corrupt Organi za t ions . " 

MUMIA JABAL LIBERO! Un altro, un altro, 
B. P. ! *smile* 

BLACK POWER *La promozione dell'aborto le- 
gale è una delle cure principali dell'Esta- 
blishment fedele ai suoi princìpi di cre- 
scita zero. Nel 1973, il presidente della 
Fondazione Rockefeller dichiarò come 
obiettivo quello di aumentare il numero de- 
gli aborti in America da '1.200.000 a 
1.800.000 l'anno' . A ciò provvede una fon- 
dazione culturale finanziata dall'Esta- 
blishment, il Population Council, con 78 
sezioni nazionali nel mondo e 22.000 'fon- 
dazioni di base' . " 

MUMIA JABAL LIBERO! Questa non mi è pia- 
ciuta. . . Non ti metterai mica a fare il 
cattolico, eh? 

http: //www. icom. it /chat 

È questione di molto scandalo e feritore fantastico 
il fatto che, sorprendentemente, dopo anni dal Primo 
Anno di Regime, l'uso dei Motori di Ricerca risulti 
ancora sganciato dal Potere del Regime, Che il Regime 
intenda mettere le mani sulla gestione dei Motori 
di Ricerca, è una faccenda nota ai più. Che il Regime 
non sia ancora riuscito ad accordarsi con la Società 
Detentrice è un mistero che sconcerta molti. Come può 



122 



la Società Detentrice dei Motori di Ricerca rimanere 
immune dal Controllo del Regime? Quali addentellati 
vanta per permettersi di rimanere un'isola disperata e 
felice? Più volte, nel fiume delle chiacchiere pronunciate 
intorno a questo fatto, è stata avanzata l'ipotesi che 
la Società Detentrice sia il Regime, ma non viceversa. 
Una delle norme più note dell Etichetta della Terza 
Generazione recita testualmente: "Motori di Ricerca: 
parlano ma non è possibile parlarne 9 . Tutti sappiamo 
che i Motori di Ricerca sono tre, ma non è escluso che 
ne esistano un quarto e un quinto, provvisoriamente 
mantenuti occulti. 1 tre Motori di Ricerca si chiamano: 
Olof Palme, Aldo Moro, Robert Kennedy. Essi 
contengono, ben racchiusi nelle loro Memorie Alte, 
gli indirizzi e i data-base di tutta la Città. Come è noto, 
il Gruppo Sabotatore impiegò anni per discolparsi dalla 
Voce Pubblica che lo accusava di inserire nei Motori 
di ricerca una miriade di indirizzi fittizi, allo scopo 
di intasarne le Memorie Alte. Il discredito che tale Voce 
gettò sul Gruppo Sabotatore è pari soltanto a quello 
gettato sul Regime dalla notizia che i tre Motori 
di Ricerca erano un'invenzione utilizzata per il controllo 
sociale. La Città visse momenti di panico autentico. 
Ogni comunicazione, ogni contatto, ogni correlazione fu 
interdetta, per impedire il dilagare della Voce. Tuttavia, 
come spesso è accaduto nella storia della Città, 
la notizia fece il giro in un lampo di tempo. Al solo 
pensiero dell'inesistenza di un archivio completo che 
tenesse conto dell'esistenza di ogni indirizzo, il Ciclo 
Economico si arrestò, causando una Carestia che 
agli occhi dei contemporanei risulta Momentanea, ma 
ai tempi fu percepita come Cronica e Definitiva. 
Il Gruppo Sabotatore, disponendo di un vasto archivio 
di indirizzi per le proprie azioni di disturbo, dimostrò 
allora una maturità civile inedita fino a quel tempo. 
Con le sue informazioni garantì le soglie minimali 



123 



di comunicazione pubblica, mettendo a disposizione 
degli abitanti la totalità del suo data-base. Durò poco 
la notizia che il Gruppo avrebbe accreditato la Voce 
Pubblica sull'inesistenza dei Motori di Ricerca, al fine 
di centralizzare l'attenzione su di sé e di ottenere 
un Riconoscimento di Affidabilità dai Mercati che 
strutturavano il Ciclo Economico. In realtà bastò 
remissione pubblica dei dati in possesso del Gruppo 
Sabotatore, per stabilire l'esistenza degli indirizzi 
dei Motori di Ricerca. 

Una questione suppletiva è quella per cui viene spesso 

diffusa la notizia (che ha ottenuto il riconoscimento 

di Attendibilità Alta) per cui sarebbe risultato, 

dalla consultazione dell'archivio del Gruppo Sabotatore 

durante la Carestia, che gli indirizzi dei due Motori 

di Ricerca Olof Palme e Aldo Moro sono la sede di due 

tra i Mercati che strutturano il Ciclo Economico. 

È anche probabile che tale notizia venga diffusa dai 

gestori del terzo Motore di Ricerca, per sviare la Pubblica 

Attenzione da operazioni losche che si compirebbero 

all'interno di questo. Transazioni virtuali o meno 

di Pubblico Sostentamento, traffici di Equivoci, losche 

spartizioni a tavolino delle Zone del Piacere: tale sarebbe 

il tono dei commerci praticati all'interno del Robert 

Kennedy. La Struttura per il Sospetto Pubblico e quella 

per la Pubblica Disillusione si sono più volte accordate 

nelle sale del Palazzo dei Compromessi, al fine 

di concedere più o meno credito a una informazione 

simile. Ma poiché il Regime non ha ancora deciso 

un cambiamento dell'Atmosfera Psichica Collettiva (che 

rimane perciò ancorata all'Indice dello Scetticismo), è 

probabile che la fuga di notizie, strategica o meno, 

non abbia conseguenze. 

Ben peggiore risulterebbe il verificarsi di uno scontro, 

più volte sfiorato, fra il Tempio dei Sentimenti 

e della Consapevolezza e la Società Detentrice dei Motori 



124 



di Ricerca. Risulta infatti certa la presenza, alVinterno 
del Tempio, di un vasto data-base di Fidelizzazioni, 
che, nel caso di un confronto diretto con i Motori, 
causerebbe un rischio di Scissione nella Città. Il Regime 
perderebbe il controllo dei Processi Unitari 
di Condizionamento. Contro ogni rischio di Scissione 
si è pronunciata anche la totalità dei Mercati del Ciclo 
Economico. Contando sul fatto che il Quarto Principio 
di Fede del Tempio è "Se non il caos, lordine", 
la valutazione generale dell atteggiamento delle alte 
gerarchie del Tempio farebbe inclinare verso Vipotesi 
di una buona disposizione alla risoluzione diplomatica 
della faccenda. 

Ai tempi in cui furono costruiti gli enormi complessi 
dei Motori di Ricerca, V architettura era ancora una 
tecnica sviluppata e praticata dagli uomini. L'altezza 
considerevole richiesta dalle specifiche della Memoria 
dei Motori di Ricerca obbligò architetti e operai 
a uno sforzo senza pari nella storia della Città. Uno dei 
problemi fondamentali era il rischio a cui si esponevano 
gli addetti alla costruzione dei piani superiori. Poiché 
il tempo impiegato a discendere dai piani alti era pari 
a una giornata di lavoro, si era studiata la costruzione 
di cantieri sospesi nel vuoto e allacciati a cinghie e barre 
di sicurezza agli scheletri dei palazzi, in modo che si 
creassero turni di lavoro mensili. La scelta del materiale 
umano da impiegarsi nella costruzione dei Piani Alti 
venne effettuata in base ad alcuni requisiti 
indispensabili, come la resistenza a una vita lontana 
dalla Città, l'assenza di famiglia, la totale estraneità 
a fenomeni di vertigine. Per un processo di selezione 
spontanea, nel giro di qualche anno la Comunità 
degli Operai dei Piani Alti era formata esclusivamente 
da discendenti dei Pellerossa dell'Antica America. 
È da quei tempi che si è sparsa la Voce Non Pubblica 
della creazione di una Loggia Operaia che sovrintese 



125 



alla costruzione degli edifici dei Motori di Ricerca. 
La leggenda vuoté che i Sommi Maestri della Loggia 
detenessero particolari segreti attinenti alla messa 
in opera di progetti architettonici, a cui veniva legato 
un particolare significato spirituale. Si dice che 
l'intreccio delle intercapedini dei Motori di Ricerca sia 
noto soltanto ai Sommi Maestri della Loggia, e che tale 
segreto venga trasmesso come iniziazione agli alti gradi 
dell'Ordine. La posizione delle putrelle, Vincastro 
dei tondini, in pratica ogni particolare dell'edificazione 
veniva a rivestire un significato profondamente 
esoterico, che la Voce Non Pubblica asserisce essere 
di peso determinante nella vita, anche attuale, 
dei Palazzi dei Motori di Ricerca. Bisogna ammettere 
che, data la natura dei Motori, che li rende elemento 
insostituibile nel corrente Assetto Sociale, lo scenario 
viene ad assumere un aspetto inquietante. Non si 
comprende quali possano essere le influenze esercitate 
dal patrocinio spirituale della Loggia sugli Archivi 
dei Motori; tuttavia la Voce specifica come tali influenze 
siano efficaci. Al momento, però, l'ipotesi più plausibile 
è quella di una scomparsa biologica dei detentori di tali 
segreti iniziatici; la Loggia di cui si vocifera sarebbe 
soltanto una ripresa teorica di quella che fu 
una conoscenza pratica dell'architettura dei Motori 
di Ricerca. 

Noi non vogliamo lavorare allo spettacolo della fine 
del mondo, ma alla fine del mondo dello spettacolo. 

n Indice economico nei tempi periferici 
dell'Ordine Mondiale Consolidato: la mag- 
gior parte delle cose che avevano un minimo 
di valore in origine era stata rubata. Il 
fatto stesso che qualcosa provenisse da un 



126 



furto indicava che l'articolo aveva un buon 
valore commerciale." 

alt . conspiracy 

Ho letto un libro di Baudrillard che po- 
trebbe chiarire un po' di casino fatto 
sull'Olocausto e i revisionisti. In una pa- 
gina dice: "Gli ebrei non vengono più portati 
nel forno crematorio o nella camera a gas, ma 
su nastri, pellicole, sullo schermo catodi- 
co, sul microprocessore. L'oblio, l'annien- 
tamento raggiunge così, finalmente, la sua 
dimensione estetica - si compie nel rétro, 
qui finalmente elevato a una dimensione di 
massa. (La Rete) è la vera soluzione finale 
dell'avvenimento". Che ne pensate? Vi va di 
parlarne? 

http://www.iol.it/chat (chatline politica) 

// trucco mentale di raffigurare la vittima di un attacco 
nel ruolo del crudele e pericoloso assalitore è un meccani- 
smo fìsso per diminuire il senso di colpa. Nessun uomo di 
cultura dell'Occidente avrà difficoltà nel reperire esempi 
attuali. 

Kruscev, temerariamente, installò missili a Cuba. Ne 
venne fuori il pasticcio di Baia dei Porci. Riflettendo su 
questa crisi, Bob Kennedy, due giorni prima del suo at- 
tentato, osservò che le quattordici persone coinvolte nella 
determinazione della risposta americana erano u uomini 
brillanti, capaci, seriamente impegnati, tutti ispirati dal 
più profondo attaccamento agli Stati Uniti - forse il mi- 
glior gruppo che si potesse raccogliere in quelle circostan- 
ze. Ebbene, se sei di loro fossero stati il Presidente degli 
Stati Uniti, il mondo avrebbe potuto saltare in aria". 



127 



"Secondo fonti dell'Ordo Templi Orientis del satani- 
sta Aleister Crowley, Hubbard, dopo essere entrato nel- 
la loggia, avrebbe cercato di derubare il suo maestro 
Jack Parsons (un chimico che finirà per credersi l'Anti- 
cristo e per morire nello scoppio del suo laboratorio 
nel 1952) fuggendo con il suo denaro e la sua ex com- 
pagna. Secondo gli Scientologi (e la loro versione è cor- 
roborata da una discreta documentazione) Hubbard si 
sarebbe invece, d'intesa con le autorità americane e in 
particolare la Cia, infiltrato con successo in una orga- 
nizzazione di 'magia nera' per distruggerla" (Massimo 
Introvigne, Milano, 1990, p. 151). 

Niente è vero, tutto è permesso. 



128 



Spiriti 



Entrate, dunque, nel Tempio! Non indugiate 
sulla soglia! Le porte del Tempio sono aperte a tutti, 
ma a voi in modo particolare! Non vedete già le tazze 
votive, quelle prospicienti al colonnato, illuminarsi 
dall'interno con un colore più acceso al solo vostro 
primo passo? Fuori dal grande portone per Varia si 
espande un profumo nuovo e antico allo stesso tempo: è 
come se le muffe delle fondamenta del mondo esalassero 
sentori di spezie non conosciute... Non riuscite 
a percepire le spire avvolgere il vostro corpo stanco? 
La vostra carne pare di colpo invecchiata, le ossa vi 
sembrano pesanti impalcature, potete sentire ogni vostro 
organo interno pulsare flosciamente, fiaccato 
da una spossatezza improvvisa... È merito del profumo 
del Tempio, sapete? Esso vi svela la verità, che la vostra 
mente si rifiutava di riconoscere, sul vostro stato attuale 
nell Esistenza... Grazie a ciò che le vostre narici 
aspirano, proprio qui, fuori dal Tempio, già un segreto 
vi è rivelato. Senza neanche avere messo piede dentro! 
Un segreto tanto importante appreso senza insegnamenti 
o dottrine, così semplice che anche un bambino, 
se volesse, potrebbe assimilarlo, gratuitamente e in tutta 
facilità... Guardate i colonnati: sono concentrici, dai più 
larghi si penetra nel Tempio attraversando corone 
di colonne sempre più strette. E notate una cosa, 
notatela! Le colonne dei colonnati esterni sono lisce, 



129 



colorate con tinte tenui, rosso serenità o arancione 
pace... Questo significa un invito rivolto a chiunque 
a penetrare nel perìmetro. Non importa in cosa egli 
creda, o cosa egli sappia. Importa che capisca che 
la verità è accessibile a chiunque. Per questo il Tempio 
ha forma circolare, con porte in ogni direzione. Non ce 
una parte posteriore o anteriore. Chiunque può arrivare 
da qualunque parte ed entrare dalla Porta aperta 
nella direzione da cui proviene. Avete deciso di superare 
i colonnati esterni? Bene. Ora, come potete constatare 
la luce è più fioca, il silenzio più fitto. Eppure non fatevi 
distrarre da questa atmosfera di pace e raccoglimento 
che vige tra le colonne che precedono le entrate. 
Guardate attentamente i capitelli. Non esistono! Invece 
potete scorgere con fatica la raffinata serie di istoriazioni 
che svolgono i racconti di chissà quali vicende, a spirale, 
sulla superfìcie di ogni singola colonna. Chissà quali 
vicende? Ma sono le vicende della Città! Qui ognuno 
viene raffigurato, ogni momento della vita di ogni 
abitante passato o futuro della Città è rappresentato 
con minuzia realistica e precisione simbolica. Chissà 
in quale punto di quale colonna è raffigurato questo 
momento di superiore ascesi in cui voi state calcando 
per la prima volta i sacri pavimenti antistanti 
al Tempio... E questa musica, ora, da dove proviene? 
È dolcissima, i vostri orecchi possono constatarlo 
con piacere. Essa ispira un senso di pace e tumulto 
allo stesso tempo, formulando un imperativo invito 
ad accedere al Tempio... È una musica che ha 
impegnato strumenti a voi ignoti: ascoltatela 
lasciandovi trasportare... Nessuna percussione è stata 
impiegata per realizzarla, e da questo artifìcio essa 
deriva la sua capacità di infondere nell animo di chi 
la ascolti una sensazione di serenità suprema. Pare 
provenire proprio dall'edifìcio centrale e circolare, 
dal corpo stesso del Tempio. È ora che vi decidiate 



130 



a spalancare la Porta della Vostra direzione, varcando 
la soglia decisiva. Aprite ed entrate. 
Un buio impenetrabile vi accoglie. È tanto fitto che non 
potete più rendervi conto nemmeno della posizione 
in cui vi trovate rispetto all'intero edificio. Questa 
situazione durerà provvisoriamente. Il suo significato 
è che ora voi avete avuto accesso a un nuovo ordine di 
realtà, completamente estraneo a quello da cui provenite. 
Il buio simbolizza Vincapacità che gli strumenti 
di ordirihria comprensione hanno nelV interpretare questo 
nuovo ordine di cose. Fermatevi dunque sulla soglia a 
meditare su questa nuova situazione. Vi sarà facile farlo. 
Come potete voi stessi constatare, appena avete superato 
la soglia, musica e profumi vi hanno abbandonato. 
Meditate, attendendo qualche istante. Ecco, come 
per miracolo una corona di candele che corre lungo 
il perìmetro interno dell'edifìcio si è accesa 
istantaneamente. Ora potete vedere. Cosa vedete? Sì, 
le pareti interne sono lisce e bianche, illuminate dalle 
candele. Il pavimento è una striscia circolare che segue 
le pareti del Tempio. Ma poi si spalanca il vuoto. Non si 
vede nulla. Il Tempio è un enorme pozzo oscuro 
custodito dalle mura che avete superato. Ora è chiaro 
che vi trovate di fronte a una scelta. O riguadagnate 
l'uscita, tornando al mondo ordinario; oppure, 
confidando nell'architetto che ha costruito il Tempio, 
vi lasciate cadere nel pozzo. Cosa decidete di fare? 



1. 1 sentieri ininterrotti dello Spirito 

Tre sono gli dèi di tutti gli dèi: Amon, Ra e Ptah, che non 
hanno pari. Colui la cui natura è misteriosa è Amon. Ra 
è la testa. Ptah è il corpo. Le loro città sulla Terra, stabili- 
te per l'eternità, sono Tebe, Eliopoli e Menfì, stabili per 
sempre. 



131 



Non si fa una Rivoluzione senza modificare un sen- 
timento e una conoscenza del mondo. Il presente non 
soddisfa più, non è all'altezza dei desideri di chi è 
pronto a cambiare il Tempo. Non esiste più appiglio 
con ciò che è accaduto ieri. Mentre ansiosamente scru- 
ta nell'oblò del futuro, una nuova Umanità cerca di 
compiere tutto ciò che il passato non è stato in grado 
di realizzare: la grande sintesi delle differenze, l'esalta- 
zione di ciò che ogni tradizione aveva in comune. A 
volte una tradizione sembra prendere il sopravvento. 
Così, in pieno Settecento, gli dèi Ra e Horo riemergo- 
no dalla loro morte geroglifica, escono dalla custodia 
faraonica in cui la Storia li aveva relegati. Così, al cul- 
mine del Novecento, un Oriente stravolto viene asser- 
vito dal Potere per soddisfare le esigenze dei Mercati e 
lo yoga, la grande tradizione yoga, caglia in un mise- 
rando yogurt consumabile da chiunque senza avverten- 
ze o introduzioni specifiche. 

Una religione si propone l'esposizione della Verità. 
Ma non basta. La Verità si incarna in una spiegazione 
della Storia. Ogni principio metafisico funge da grande 
motore che permette l'avvio e corona il termine della 
Storia Umana. Cosa accade quando la Storia si fa inesi- 
stente, si annulla a favore dei nostri desideri, assume 
un assetto volatile, oscuro e luminoso allo stesso tem- 
po? Cosa accade se di colpo, abituati a trovarci su una 
strada, ci perdiamo in un dedalo di sentieri intricati 
della stessa larghezza? 

ALIEN Come in un lampo gli era stato 
chiaro: odiava sua moglie, le due fi- 
gliolette, il garage, l'impianto di ri- 
scaldamento, il giardino davanti casa, 
lo steccato, e tutto quel posto fottuto 
e chiunque mai ci vivesse. Voleva divor- 



132 



ziare. Voleva battersela. E così aveva 
fatto, quanto prima gli era stato possi- 
bile. E quindi era entrato, per gradi, 
in una vita nuova e cupa, dove non 
c'era più nulla di tutto ciò. Probabil- 
mente avrebbe rimpianto quella decisio- 
ne, prima o poi. Ma non l'aveva ancora 
fatto. Quella vita era stata priva di 
stimoli, senz' alcun rischio. Troppo si- 
cura. Tutti quegli elementi che la co- 
stituivano sarebbero stati giusto lì da- 
vanti ai suoi occhi per sempre, senza 
che mai avesse potuto attendere da loro 
nulla di nuovo. Sarebbe stata, aveva 
pensato una volta, come una piccola bar- 
ca di plastica che avrebbe virtualmente 
continuato a navigare per sempre, senza 
incidenti, fino al giorno in cui non 
fosse affondata, con grande e malcelato 
sollievo di tutti. 

http: //www. icom. it/chat 



Ancora una volta, vituperata come un'ameba esan- 
gue e abulica, tra gli insulti di chi in precedenza ha ten- 
tato senza fortuna ciò che sta ora riuscendo a essa, la 
Nuova Generazione si mette in moto per elaborare e 
praticare la sintesi della complessità che il passato le 
ha ingloriosamente consegnato. E, una volta ancora, la 
net.gener@tion intraprende questo cammino muoven- 
do dallo Scontento. 

Le strade in cui si dipanano le vite grigie di chi accal- 
ca metropoli mefitiche, tumefatte da uno smog che è 
anche inquinamento spirituale] le radure polverose, in 
cui si accampano saltuariamente nomadi, alle estreme 
periferie ignorate delle grandi città; le stazioni solitarie 
e grigie della buona provincia italiana, mentre sulla 



133 



piazza principale rimbomba una noia domenicale che 
paralizza l'anima; i viaggi in treno quando, assaliti da 
un fastidio sordo, si continua a guardare l'intreccio dei 
fili elettrici e dei tralicci correre in opposto a noi, non 
percependo nemmeno l'immensità del cielo dietro a quei 
fili', le metropolitane, quando ognuno infigge gli occhi 
nel chiuso buio esterno, mentre altri si specchiano nel 
finestrino, senza farsi notare, chiedendosi se sono belli: 
tutte queste situazioni hanno un elemento comune? 
Cosa avvicina le loro distanze separate al cuore di chi 
ha percepito lo sfondo in comune che hanno? Quale 
sfondo comune? 

Lo Scontento è, ovunque, comunque e sempre, la 
forza miracolosa che muove la Storia. Come il dolore 
non è un dato biologico negativo, bensì una difesa da 
ciò che ci aggredisce, così lo Scontento è il dispositivo 
di salvezza che spinge l'Umanità al mutamento di tutte 
le prospettive proprio quando il naufragio sembra irri- 
mediabile. Quando tutto sembra Irrimediabile, la rispo- 
sta arriva da una direzione inaspettata e non costituisce 
un rimedio, ma una Rivoluzione. E allora osserviamo 
attentamente il tesoro velenoso che ci affidano i nostri 
padri, apriamo lo scrigno pericoloso che contiene l'ere- 
dità che ci consegnano: per ogni oro una ferita, per 
ogni cura una malattia. 

1 nostri padri, dopo l'escamotage (perché di questo si 
tratta) della falsa cultura della liberazione (dalle ideo- 
logie, dal lavoro, dalle discriminazioni, dai dolori) han- 
no fallito a colpi di tosse da cannabinolo in maniera 
miserabile il compito che nessuno aveva chiesto loro di 
assumersi. Si sono fatti promotori di un'istanza e han- 
no promesso al futuro più di quello che hanno realizza- 
to. Una promessa non mantenuta è, comunque, la pie- 
tra miliare del fallimento. Perciò, Mr Timothy Leary & 
compagnia varia, fatevi da parte: non abbiamo bisogno 
del patentino di rivoluzionari che ci volete timbrare in 



134 



carta bollata. Ai nostri occhi, oggi come oggi, voi siete 
solo uno strumento con cui il Potere cerca di bollare 
esteticamente la Rivoluzione Silenziosa che stiamo 
compiendo. Voi siete soltanto una delle trite e sterili 
metafore con cui l'apparato retorico del Potere control- 
la linguisticamente la realtà che ce attorno. 

GLASS GOBLIN Come si può notare, la strut- 
tura di questa intervista riflette fedel- 
mente la struttura della Chiesa. 

SAGE Certo, struttura che è inesistente. 
Gli altri due comandamenti che seguiamo 
sono indicati dall'era neurologica del Dr 
Timothy Leary. Essi dicono rispettivamen- 
te: "Non interferirai con chi ti sta vici- 
no per alterarne la coscienza con piena 
vertenza e deliberato consenso"; e inoltre 
"Non ti sarà negato il diritto di alterare 
la tua coscienza" . 

(intervista ai Ministri della Prima Chiesa 
del Cyberspazio, pubblicata sotto il titolo 
n I klinghoniani mangiano yogurt?" sulla ri- 
vista virtuale «Cof f ee&cigarettes», ora 
reperibile in http: //www. afn.org/ht-free/ 
f eoe .html) 



Il nostro astio verso il Potere, ormai, non può che 
investire, nella loro totalità, anche le immagini e le 
metafore che il Potere utilizza nei nostri confronti per 
tenerci sotto il giogo della sua sopravvivenza: e noi 
sappiamo che una spia inquietante di questo giogo è 
l'iridescenza falsa sotto cui si vuole far passare la no- 
stra liberazione. Noi, che per liberarci non abbiamo 
nessuna necessità di supporti chimici e lisergici, ma 
soltanto di supporti informatici, non possiamo venire 



135 



confinati nello specchietto di una riproposizione trita 
e sbiadita di una generazione che fu. È significativo di 
come, disperato, il Potere sforni in continuazione una 
serie di rimasticature con cui vorrebbe chiuderci la 
bocca, ingollandoci di ripetizioni fallaci e improdutti- 
ve di un tempo che non desideriamo ripetere. Prendete 
la riedizione di Woodstock, l'insuccesso qualitativo 
della manifestazione. Ripetendo, clonando, sdoppian- 
do non si produce nessun evento mitico, non si mette 
in movimento la Storia. Il nubifragio che per giorni si 
è abbattuto su Woodstock 2, trasformandola in un de- 
lirio di fango, è soltanto l'ironia con cui il Nostro Tem- 
po ridimensiona i patetici tentativi del Potere di ca- 
strare la net.gener@tion per tamponare le falle che 
ormai si aprono nella mitologia ingannevole dei Ses- 
santa. Metafora mille volte più vitale, più naturale di 
quella allestita rovinosamente dal Potere, il diluvio che 
infanga questa grottesca Riedizione di un Tempo-che- 
non-sarà-mai-più introduce uno spirito nuovo nella 
nostra Storia, una scossa vitale che scevera le parti in 
causa, trasceglie le forze in campo: da un lato noi, in- 
consapevolmente portatori del Nuovo, dall'altro lato il 
Potere, con le sue analogie posticce e risibili, le sue 
metafore stanche e monodimensionali, appiattite su 
un orizzonte velocemente esauribile. Ormai il Potere 
parla la lingua fiacca della riproposizione, vomita i 
suoi conati reazionari e melensi. 

Il Potere duplica, ergendo cloni a verità. E questa 
operazione di faustismo alla rovescia investe anche il 
mondo della Spiritualità che avanza. Qual è, infatti, la 
più recente metafora della religiosità via cavo, della 
dottrina spirituale cibernetica, che il Potere sceglie per 
fare passare subdolamente verità alle quali non possia- 
mo mai più sentirci legati? 



136 



Il mio ministero si esaurisce nel mio Bul- 
letin Board computerizzato. Penso infatti 
che l'era dei computer sia il passato, il 
presente e il Futuro. Una delle finalità 
principali della Chiesa, per dire, è accre- 
scere la qualità dell'educazione al compu- 
ter là fuori, nel mondo reale. La questione 
dell'incremento della qualità dell'educa- 
zione al computer sta tutta nel fatto che le 
informazioni devono fluire. Ci sono perso- 
ne, nel mondo esterno, che dovrebbero avere 
una maggior quantità di elementi di cono- 
scenza e che stanno del tutto perdendosi il 
significato autentico dell'idea di comunità 
virtuale. Lì fuori ci sono sa solo Dio quan- 
ti computer, e tutti hanno la possibilità di 
diventare piccoli altari. 

http : / /www . af n . org/ht- f ree/ f eoe . html 



Da più parti si segnala, come distintivo delle attese 
spirituali della "comunità virtuale", il successo ottenu- 
to sulla Rete dalla Crionica. Tutti sanno di cosa si trat- 
ta, grazie all'efficacia dell'apparato informativo che il 
Potere sfrutta per imporre le sue sterili bollature. Si 
tratta della tecnica di surgelazione di corpi legalmente 
morti di persone che sottoscrivono un contratto con 
società in grado di "sospendere" i loro organi a una 
temperatura tanto bassa da permetterne una perfetta 
conservazione. Questa tecnica costituisce il tramite 
verso la speranza di una scienza futura in grado di ela- 
borare le cure necessarie a ristabilire il corpo del crio- 
nizzato, riportandolo alla vita in un nuovo tempo e in 
un nuovo mondo, in cui le chance di sopravvivenza sia- 
no superiori agli attuali immodificati limiti biologici. 
Chi sono i candidati alla sospensione crionica? "Molti 
sono atei o agnostici, ma ci sono anche credenti. Han- 



137 



no delle caratteristiche comuni: sono dei liberi pensa- 
tori, gente indipendente che non vuole prendere ordini 
da nessuno su come comportarsi, con un forte interes- 
se per la scienza e un livello di alfabetizzazione infor- 
matica superiore alla media. Ed è soprattutto gente che 
vede il futuro come un grande buco nero, pieno di 
guerre e di violenza. Per i crionici è qualcosa da esplo- 
rare, come una sfida da raccogliere" (da «Extra», I, 4). 
Come può, una tecnica simile, costituire una metafora 
per la spiritualità della generazione della Rete? Eppu- 
re, a ben pensarci, gli elementi ci sono tutti: legare le 
nostre aspettative a un futuro in cui la Scienza di Regi- 
me ci propini la falsa liberazione, una sottospecie di 
immortalità in terra a forza di siringature e rigenera- 
zione di tessuti; fare in modo che la nostra fede in noi 
stessi sbiadisca in una caricaturale fiducia pietistica 
nelle nostre membra; inoculare nel nostro immagina- 
rio la visione di un futuro simile a un buco nero. Le pa- 
role sono importanti. Veicolano senso, significati sot- 
terranei, subliminali messaggi persuasivi. Chiediamoci 
allora che cosa significa farci credere che il futuro sia 
un buco nero. Il buco nero è una stella implosa, un sole 
collassato fino a superare lo stato della materia e a co- 
stituirsi in risucchio che inghiotte lentamente tutto ciò 
che sta attorno. In particolare, si chiama buco nero per- 
ché nemmeno la luce può penetrarvi. Essa si piega, si 
scompone, si dissolve a contatto col buco nero. Ecco 
spiegato, allora, il significato della metafora che il Pote- 
re utilizza: il futuro, per natura, è una stella; il Potere ci 
convince che è una stella morta, spenta o, peggio, onni- 
vora; noi e il nostro Tempo siamo la luce che si dirige 
verso quella stella e che, fatalmente, ne verrà inghiotti- 
ta. Rovesciamo questo significato senza nemmeno in- 
traprendere una lotta linguistica con la strumentazione 
retorica del Potere. 



138 



Il Futuro non è questo. Noi siamo soltanto nostri. 
Questo è il buco nero del Potere. 

Vidi cose deformi: l'anima in peccato è grave e orrìbile, 
più che un corpo ricoperto di lebbra schifosissima. Chi 
pecca ama cose d'abominio, e abominevole è egli stesso. 

Mathésis di Firmicus Matemus, libro II: Ecco anche 
le piante dei sette pianeti, o coscienziosissimo Roboam. 
Quando vorrai coglierle, coglile allora in cui domina il 
pianeta appena entrato in lizza, alla sua ora. Recita bene 
le invocazioni nominali e le preghiere, e opererai allora 
con queste piante in modo meraviglioso: ma sappi che 
non è consentito svelarlo a nessun uomo. 

2. Net.surfer, Net.sufì 

Chi non conosce la strada della Giustizia che conduce 
al Cuore del Mondo ha due vie da percorrere: la via ne- 
ra e la via bianca. Chi intraprende la via nera affron- 
terà molte insidie; al suo fianco vedrà passare tutti i 
fantasmi del passato, e in fondo alla via non troverà 
nulla: soltanto un piccolo prato e un po' di cielo azzur- 
ro. Chi intraprende la via bianca non incontrerà peri- 
coli; al suo fianco cammineranno persone semplici e 
sorridenti che egli non conosce, ma esse si stancheran- 
no prima di lui, ed egli giungerà solitario alla fine della 
via, dove troverà tutto ciò che gli serve: soltanto un pic- 
colo prato e un po' di cielo azzurro. 

Questa è la parabola della generazione della Rete. 
Non c'è un unico modo in cui noi cerchiamo, a uno a 
uno, la nostra Verità. Non abbiamo dottrine, non ci pre- 
me le spalle inarcate il peso di dogmi secolari, siamo 
aperti a tutti i princìpi che le Tradizioni ci consegnano 
come chiavi d'oro per aprire le porte del Futuro. Non ob- 



139 



bediamo a niente e a nessuno. Crediamo soltanto ai no- 
stri desideri. Acconsentiamo a spegnere le nostre seti. 
Plachiamo le fami che ci divorano i ventri. Crediamo di 
trovare, ognuno per sé, la propria Verità. Per questo lot- 
tiamo a lungo con l'incredulo scetticismo che la carne 
delle generazioni trascorse ci ha tramandato: verità oriz- 
zontali, tutte terrene; oppure metafìsiche logore, invec- 
chiate non precocemente ed erose dalla stoltezza di chi 
ritiene divina l'imposizione di morali fondate sull'utero 
e sui testicoli, sulla carne di maiale, sul taglio dei capelli. 

La Storia si ferma, ogni tanto. Prima di rimettersi in 
moto aspetta che tutte le manifestazioni di un'Era mo- 
rente sfocino nella palude dell'acqua vecchia che il for- 
tunale di un'Epoca nuova rinnovellerà, spazzandone la 
superfìcie, incrementandola con materiali inaspettati, 
sbloccando le chiuse che ne ostacolavano il deflusso. 
Ora, quante Tradizioni si consegnano alle nostre aspet- 
tative con un testamento di morte eroica e allegra, oppu- 
re in uno stato di vita apparente che protrae un coma se- 
colare? Le Grandi Religioni, le loro ottuse gerarchie che 
hanno scordato la pratica e i riti degli Inizi, i loro fedeli 
stanchi che non svolgono nemmeno il minimo indispen- 
sabile a ogni credo, oppure le masse imbelli che si inchi- 
nano a un principio non compreso e forse neppure 
ascoltato con profonda serenità, ma con acrimonia e 
pregiudizio: ecco le rughe che crepano il volto dello Spi- 
rito morto, dell'Era precedente che attende l'avvento del 
bollettino di coma irreversibile. Chi lo porterà? Chi avrà 
il coraggio di porre fine al grido di disperazione e gioia 
che da millenni tuona solcando la Storia dell'Uomo? 

Le forme giganti contrassegnano più spesso la fine di 
una razza prossima ali estinzione. Guardate come l'ele- 
fantiasi spirituale stia ora governando il Mondo verso 
l'unificazione finale dello Spirito: soluzione davvero 
definitiva, senza via di uscita al di fuori dell'opposizio- 



140 



ne allo Spirito, dell'esaltazione unilaterale della realtà 
della Materia. E così si coronerebbe il vecchio sogno 
del Potere, dicotomizzare il Reale, spezzare l'Umanità 
in due fazioni partigiane ugualmente assurde, fittizie, 
luna incredibilmente complice dell'altra, in un gioco di 
reciproci sostegni e defezioni. È il trucco dell'ideologia, 
il compromesso storico della metafisica. 

Dualis est numerus infamis. 

Una volta di più il Potere logora il linguaggio, lo 
sfrutta sfrattandolo da se stesso, disappropriandolo 
della sua essenza, creandone un clone vuoto, una crisa- 
lide dell'apparenza che induca a pensare alla farfalla 
che mai schiuderà di lì le sue ali. 

L'Unità a cui aspiriamo, l'essenza superiore della 
Verità, che chiunque di noi, prima o poi, coglierà (per- 
ché la generazione della Rete crede che la Verità sia 
accessibile a chiunque, anche se con gradi differenti di 
sforzo), l'Unità che il Cristianesimo degli Estremi Ri- 
medi di questi tempi ultimi (i propri tempi ultimi) non 
riesce più a vivificare con la nozione dell'Incarnazione, 
l'Unità che una religiosità orientale da bancone di su- 
permercato spaccia per proprio principio finale, 
l'Unità fumosa e atmosferica a cui accenna - nella va- 
ghezza che è il suo marchio contraddistintivo - tutta la 
religiosità New Age: l'Unità che è la più profonda delle 
Verità del Mondo viene adottata dal Potere a propria 
strumentazione, sciacquata nell'acqua torbida delle in- 
certezze e degli scontenti che lo stesso Potere induce a 
fini di propria sopravvivenza, e resa infine acquistabile 
da tutti, mediante l'esplosione dei fenomeni di spiri- 
tualità secondaria che sembrano illuminare i cieli in 
questa fine-Millennio. 

E tipica operazione di sfruttamento fisico, emotivo e 
cognitivo: in una parola, esistenziale. Fare balenare la 



141 



necessità di un'unità fittizia, falsificata a priori, me- 
diante l'esaltazióne di un'altrettanto falsa frammenta- 
zione. In breve: l'Unità dello Spirito mentre appare in 
tutta la sua forza la moltiplicazione di sette, logge e or- 
ganizzazioni spirituali minori. 

Ma la net.gener@tion ha altro per la testa e altro per il 
cuore. Soltanto il modo vergognoso con cui una Verità 
spirituale viene a trovarsi in tangenza con le questioni di 
Potere, basta a squalificare l'assetto che questa nuova (?) 
ondata di religiosità vorrebbe imporre alle nostre Fedi. 
Questo vale indubbiamente anche per le Religioni stori- 
che. La loro plurisecolare abitudine al Potere ne fiacca le 
fedi, vomita rigurgiti di integralismo consanguineo, una 
volta ancora, del Potere. Dove sono le ragioni dei Poveri? 
Dove la forza della debolezza? Oggi come oggi, lo sappia- 
mo, la quasi totalità dei credenti cattolici non ha fede 
nella morale sessuale impartita dai gestori della propria 
dottrina. Alla disperata ricerca di contrafforti spirituali 
che impediscano una fuga di anime più volte preconiz- 
zata e ora, alla scomparsa delle generazioni presessan- 
tottine, avvertita come concretamente possibile, i mini- 
stri del Culto esibiscono la sacralità dei loro princìpi 
nelle trasmissioni di Rita Dalla Chiesa e Mara Venier, il 
cui impatto spettacolare sul pubblico dei nuovi credenti è 
venti volte superiore a quello esercitato dai Prìncipi della 
Chiesa. Pochi spiriti illuminati, spiriti poverissimi di 
Storia, hanno capito che il Cattolicesimo, al giorno d'og- 
gi, è chiamato non a un rinnovamento nel senso del Con- 
cilio Vaticano II (che non ha frenato l'emorragia), ma a 
un nuovo modo di parlare della Verità facendo conto sui 
propri dogmi, sulle proprie proposte, sulla figura illumi- 
nata del Cristo, il fratello dei poveri e dei malati, l'uomo 
che ha aperto all'Occidente una storia di salvezza durata 
duemila anni. 

La consanguineità tra Potere e religiosità che il Pote- 
re fa finta di non avallare è una verità tanto palese, tan- 



142 



to esposta agli sguardi della Nostra Comunità che par- 
rebbe inutile anche esemplificarla. Pensiamo, però, al- 
la potenza politica dei rabbini ortodossi in Israele in 
occasione dell affaire Rabin; pensiamo alla follia "reli- 
giosa" di Saddam Hussein (ma non dimentichiamo di 
pensare alla follia della "razionalità" dell'Amministra- 
zione americana); e pensiamo al sordido intreccio tra 
potere e interessi dei santoni come Osho Rajneesh (il 
santone in limousine di cui si ipotizza un avvelenamen- 
to al tallio da parte della sopracitata Amministrazione), 
come il Ciccione della Setta della Sublime Verità (pe- 
scato a mangiare cioccolata e patatine mentre i suoi 
adepti digiunavano alla ricerca della Verità dopo avere 
gasato per bene le metropolitane del Sol Levante), co- 
me il futuro Dalai Lama (che "questioni politiche" 
sdoppiano, creando una diarchia a dir poco grottesca, 
nelle mani di due ragazzini). 

Sono tutti segnali di stanchezza. Qui si sta davvero 
per affrontare un Cambiamento le cui conseguenze so- 
no tanto imprevedibili quanto improcrastinabili. Il Po- 
polo Che Viene non sarà più disposto a credere a Verità 
che si manifestino in coincidenza con interessi politici 
ed economici. È possibile (noi, la generazione della Re- 
te, lo stiamo dimostrando) stravolgere il Potere, to- 
gliendogli le fondamenta, senza avanzare istanze di vo- 
lontà di Potere. 

Noi cerchiamo una Verità che sia all'altezza di que- 
sta verità. Nessuna delle Chiese e delle Nuove Organiz- 
zazioni Spirituali può soddisfare questa esigenza sem- 
plicissima. 

L'ultimo show: i preti alla riscossa 
La Chiesa che ha combattuto così a lungo "gli spettacoli", 
quando salvaguardava il suo monopolio dello spettacolo 
sociale fondato sul mondo recondito divino, si ritaglia il 



143 



suo spazio - in modo limitato ma importante - nello spet- 
tacolo del secolo. Fa concessioni utili, mette in scena i 
suoi papa-star, recupera gli architetti perduti delle espe- 
rienze abbandonate del primitivismo concentrazionario. 
L'internazionale dei preti è in grado di alzare la voce ovun- 
que, e su tutti i toni: dagli scampati ali Inquisizione ai pa- 
racadutati nella gioventù selvaggia. Forniscono per giunta 
questi inquietanti pensatori-talidomide del i4 cristianesimo 
rosso" [...] che possono vivere soltanto in incubatrice: sot- 
tovetro nel vuoto spinto del pensiero della sinistra di oggi 
[...]. Eppure è chiaro che non vi è spazio per cristiani non 
ortodossi da quando sono finiti i secoli in cui la contesta- 
zione del mondo si doveva porre innanzitutto in termini 
religiosi. Qualunque tipo di cristianesimo è già unificato 
teoricamente, prima di esserlo ecumenicamente. L'abban- 
dono della critica della religione è inevitabilmente il culmi- 
ne ultimo dell'abbandono di ogni critica. 

Dall'abate Léonard, vicino a Bruxelles, 
gli stadi divino e profano si danno la ma- 
no; e le ragazzine ballano l'acid music sui 
gradini dell'altare per riportarvi, a qua- 
lunque costo, i protagonisti della nuova 
generazione, 

(ETR, agosto 1995) 

Ermanno Olmi girerà un film su Giovanni 
Paolo II. Le riprese inizieranno alla fine 
dell'estate. Il regista intende utilizzare 
spezzoni di documentari per far vedere il 
Papa, non osando presentarlo sotto le spo- 
glie dell'attore. 

(ETR, 9 maggio 1995) 



144 



Le Madonne piangono lacrime di sangue, mentre 
Ganesh richiede omaggi in latte, che beve avidamente. 
È la Fine: i Simboli si sporcano, si corrompono, si con- 
taminano coi liquidi, palesano una sete atavica, inap- 
pagata. Perdono sangue e chiedono nutrimento come 
poppanti. È la Fine che annuncia un Inizio. La prossi- 
mità equivoca, impura, traviante di Potere e Spirito ha 
segnato le notti dei nostri avi. Sicuri sotto un ombrello 
che andava logorandosi come ogni fatto storico, i nostri 
predecessori non hanno badato alle condizioni atmo- 
sferiche in cui si sarebbero mossi i loro figli. Principio 
di responsabilità inevaso, a cui si è venuti meno, il te- 
stamento spirituale ha funzionato, per chi ci ha prece- 
duto, da alibi di ferro e da scappatoia senza remore. 
Avete goduto, generazione psichedelica? Avete abolito 
Dio? Avete creato il lutto senza nemmeno pensare a 
elaborarlo? È vero: la morte di Dio risale a ben prima. 
Il Folle Dioniso aveva già scagliato la sua sentenza con- 
tro i muri della Storia: ricoperti dal feltro dei nostri 
scetticismi, quei muri ne hanno attutito il rimbombo. 

Eppure, nei momenti estremi, bisogna essere spieta- 
ti. Con gli altri come con se stessi. Chi risparmia se 
stesso di fronte alle tragedie e alle gioie è un coglione 
alla pari di Kant, che temeva di perdere sangue e sper- 
ma come se da ciò dipendesse l'itinerario di una vita. E 
allora siamo spietati, diciamocela tutta, ad alta voce, in 
faccia, la Verità. 

Il Cristianesimo ci ha annoiato. Non è vero che non ci 
crediamo per l'insufficienza della sua verità. Ci ha an- 
noiato una verità che dura, grossomodo immutata, due- 
mila anni. Il Crocifisso ci appare meno esotico della sta- 
mina di Ganesh; il prete che sparge l'incenso ci sembra 
più ipocrita di chi accende bastoncini d'incenso in pros- 
simità di un tempio indù. Luther Blissett si scaglia con- 
tro l'ipocrisia. Contro la facoltà di intervenire sul libero 
corso dei desideri. 



145 



Chi impedisce è il Nemico. Spesso il Nemico è in 
noi. Il nostro impegno è un viaggio. Un viaggio verso 
l'armonia che sorpassi e annulli il Nemico che è in noi. 
Il Nemico è ciò che ci frena, obbligandoci a ignorare i 
nostri desideri e persuadendoci della necessità che essi 
giacciano sul fondo, inappagati. Un corredo di sensi di 
colpa è approntato immediatamente dal Potere per le 
nozze con l'infelicità. 

Chi frena il nostro desiderio è il nemico. Il Nemico è 
Colui che frena. 

GAMSA La Via è in noi. 

FREDDY IL PAZZO II Viale è in loro. 

http: / /www. icom. it/chat 

3. Guerra a Colui Che Frena 

Ce una fede che ci unisce? NO. 

Ricordatelo bene: nessuna fede ci unisce. Noi non 
cadremo nel tranello che gli emissari del Potere occul- 
tano nella selva delle false profezie, dei maestri da bale- 
ra mentale, dei sufi da roulotte che spunteranno come 
funghi prima che la Rivoluzione sia manifestamente 
inarrestabile. Essi proporranno a tutti noi delle forme 
positive di fede. Cioè: riproporranno in altro modo, 
magari graficamente innovativo e più accettabile, la 
stessa logica del Potere. Vorrei dirvi: imparate la lezione 
del Vuoto e ascoltate soltanto voi stessi e i vostri desideri. 
Eppure so che già questo sarebbe troppo, sarebbe im- 
porvi una verità. Fate ciò che volete. Vi disturba anche 
questo invito? Fottetevi. 

I Falsi Profeti agiranno sulle immagini. Attenzione: 
vi faranno credere che il potere di un'immagine è più 



146 



forte ed efficace di quello di mille parole. Per prima co- 
sa vi inibiranno l'uso della lingua. La lingua sacralizza, 
la lingua dà nome alle cose, isola un Tempo adamitico 
che, a priori, è stato accessibile a tutti. Allora vi toglie- 
ranno la lingua. E già preoccupa il meticciato linguisti- 
co anglosassone che ci permette di comunicare via mo- 
dem. Quale Spirito elabora riti in una lingua così piatta 
e sciatta? Ma questo è un problema geografico, pertiene 
alla macrofisica del Potere anche se struttura la psico- 
patologia della lingua quotidiana. Data l'insufficienza 
linguistica, il Potere si inventa la balla della superiorità 
ontologica delle immagini. Scambiando i termini della 
proporzione, sostituisce il fascino dell'impatto con la 
Verità della cosa. L'immagine esercita un fascino più 
immediato della parola. Ma contiene meno Verità. Nes- 
suno pensa di sostituire l'iconografia cristiana alla Bib- 
bia. Non esiste una serie di pitture murarie Rivelate. 
Esistono Libri Rivelati. E, ve lo garantisce Luther, ogni 
Rivelazione passerà per la parola. 

Ma il Potere non si accontenta. Il superfluo diventa 
necessario, e il pane funge da companatico. Così si può 
pensare di istituire un sistema metrico decimale della 
falsificazione strategica. Più vi indoreranno la pillola 
con un'interfaccia grafica accattivante, colorata, malizio- 
samente effervescente, più sarà reale il rischio di trovar- 
si di fronte a qualcosa di falsificato. Il che non significa, 
tuttavia, che il colore abbia necessariamente un potere 
illusorio utilizzato in maniera distorta. È che ne abbia- 
mo sentite davvero troppe da quando hanno cominciato 
a parlarci di fantasia al potere. Riflettiamo su queste pre- 
cise parole. Portare la fantasia al Potere cosa significa? 
Significa espropriarla della sua componente caotica, 
anarchica, gioiosamente emancipatrice. La Fantasia è il 
cardine irrinunciabile della nostra spiritualità. Noi so- 
gniamo una spiritualità esuberante, irriverente, per nul- 
la contrita e afflitta nei toni e nei fini. Non vogliamo che 



147 



la Fantasia sia organo, mezzo o gestrice del Potere. Noi 
scagliamo la Fantasia contro il Potere. Essa è il rovescio 
della medaglia del nostro Scontento. 

Ce un momento importante in uno dei cardini della 
cinematografìa che resisterà all'acqua dilavante del 
Tempo. È, precisamente, una sequenza di 2001: Odissea 
nello spazio di Stanley Kubrick. Non riguarda la presen- 
za del monolite nero, di cui tanto si è discusso. È un ge- 
sto semplicissimo, un gesto che nella sua violenza ha un 
che di innocente, di edenico: contiene un mondo. È il 
lancio dell'osso scagliato dal primate verso il cielo azzur- 
ro. Migliaia di anni dopo, ci suggerisce la dissolvenza di 
Kubrick, quel gesto ha figliato il mondo che conteneva in 
sé: l'osso è divenuto una stazione orbitante. Lo sguardo 
di Kubrick è gelido e sembra dirci che l'innocenza e la 
violenza implicite nel lancio dell'osso sono intatte. Non è 
cambiato nulla. La Natura è la Natura. L'ordine degli 
Strumenti che l'Umanità ha deciso di istituire fa parte 
della Natura stessa. Come dire: è sbagliato opporre la 
Città alla Natura, perché anche la Città è una possibilità 
naturale. La net .generation non si illude: non si può lot- 
tare contro il Potere separandolo dall'Unità armonica in 
cui esso ha vita. Eppure, ci insegnano tutte le Tradizioni 
religiose che hanno potuto splendere in quest'angolo 
dell'Universo, si può e si deve lottare contro la Volontà. 
Meglio: reinserire la Volontà nell'Unità del Mondo, da 
dove essa desidera violentemente emanciparsi. 

Quanto più vasto e più profondo sarà il tuo sapere, 
tanto più sarai giudicato se non a\rai vissuto altrettanto 
santamente. Non montare in superbia per arte o scienza 
che tu abbia: abbi timore, invece, della scienza che ti è 
data. Se essa è vasta, se ti riesce facile comprendere le co- 
se, ricordati che molto più numerose sono le cose che 
non sai. "Non levarti in superbia", ammetti, piuttosto, la 



148 



tua ignoranza. Perché mai pretendi di essere stimato più 
di un alttv, quando più dotti di te, più periti - che so - 
nel diritto, se ne trovano tanti? Se vuoi imparare e sapere 
qualche cosa con vantaggio reale, ti sia caro il nascondi- 
mento, anzi il non essere stimato affatto. 

Lasciatemi emettere un gemito di dolore... Se si usasse 
altrettanta diligenza nelVestirpare i vizi e nel seminare le 
virtù quanta se ne usa nellagitare discussioni, non si 
avrebbero tanti mali e tanti scandali nel Popolo. State 
pur certi che se verrà un Giorno del Giudizio non ci si 
domanderà che cosa abbiamo letto, ma che cosa abbia- 
mo fatto; e non quanto bene abbiamo parlato, ma quan- 
ta vera vita abbiamo vissuto. 

Colui Che Frena non ci dice nulla. Insinua il dubbio, 
esalta l'incertezza, ci sospende, di colpo, in un destino 
di momentanea fascinazione. Tutto precipita nell'im- 
possibilità. Si alzano le tenebre. Brancolando in un 
buio in cui ci hanno calato, ci rendiamo assetati di pa- 
role. Appena troviamo una parola ci aggrappiamo a es- 
sa, la imploriamo di garantirci almeno una verità. Se 
soltanto l'ascoltiamo, una nuova, più sottile illusione ci 
inizia a un mistero che non avremmo mai voluto cono- 
scere. Siamo calati nell'arco del Complicato, nella Fia- 
ba dell'Arabesco, saliamo i settantasette gradini del Fa- 
scino. Ci fanno credere di detenere segreti complessi, 
di essere i possessori di un esoterismo rischioso, inac- 
cessibile se non dopo prove dolorose. E mentre ce lo 
dicono, non calcoliamo il fatto che, per ora, non abbia- 
mo provato nessun dolore come prezzo della saggezza 
acquistata. Ora, attenzione: esiste un metodo infallibile 
per comprendere chi sono i nostri falsi maestri. Essi 
parlano della Fine del Mondo. Quando sentite parlare 
della Fine del Mondo, rizzate le orecchie. Una verità 
piccola ma sufficiente è questa: non si può parlare della 



149 



Fine del Mondo, poiché se Essa fosse veramente non se 
ne potrebbe parlate. Così il parlarne o l'accennarne di- 
vengono il bollo del patentino di falsificazione spiri- 
tuale: è come se si ammettesse, senza ammissione rea- 
le, che si sta compiendo un'astrazione senza avvertirvi. 
Si sta mistificando a spese vostre. Questo dice Colui 
Che Frena. 

Roberto Calasso è un pacato editore che vive nel pie- 
no centro di Milano. Tra i suoi molti meriti, è possibile 
annoverare la pluriennale ospitalità che ha concesso 
agli scritti di Sergio Quinzio, un teologo tanto tormen- 
tato quanto buono, veramente buono. Comprate i libri 
di Sergio Quinzio. Si impara sempre a comprare, ma a 
comprare Quinzio si impara di più. Sergio Quinzio ha 
scritto un delizioso pamphlet di attacco a un certo cri- 
stianesimo (un pamphlet contro il Cristianesimo!) che 
si intitola ottimisticamente La sconfitta di Dio. Con uno 
spirito che tradisce un disincanto che soddisfa, Quin- 
zio conclude in questo modo il suo libello da battaglia: 
"Il nostro sacrificio infonderà vita, risusciterà Dio. Dio 
che si è offerto a noi, che aspetta da noi la salvezza, è 
un Dio che dovremmo perfettamente amare, ma ci ha 
reso troppo stanchi, delusi, infelici per poterlo fare". 
Hakim Bey, d'altra parte, è un maestro sufi e uno dei 
più interessanti esponenti delle controculture america- 
ne degli anni Ottanta. In un libro che il poeta Alien 
Ginsberg definisce "squisito", TAZ, Bey effettua una 
chiosa significativa: "E per quanto riguarda i veri Cri- 
stiani, questi annoiati bigotti autolobotomizzati, questi 
ammazzabambini Mormoni, questi Guerrieri Stellari 
della Moralità Schiava, camicie nere televangeliste, 
squadre-zombie della Benedetta Vergine Maria [...]". 
Verrebbe spontaneo esortare il pacato Calasso a pub- 
blicare il prossimo saggio sull'immediatismo di questo 
falso profeta della spiritualità cyber nella sua collana 



150 



dai toni pastellati, proprio come ogni tanto, tra i ricchi, 
è in voga invitare ai ricevimenti un barbone, spruzzan- 
dolo all'entrata di essenza di rose. Intendo invece acco- 
stare questa paradossale situazione a un'altra simile, 
censurata con sdegno da Guy Debord e compagnia bel- 
la (veramente bella - detto con rimpianto...): "La coe- 
renza della libertà, quella dell'oppressione, esigono co- 
me primo passo di smascherare ogni incoerenza 
personale, che è il rifugio e la tecnica dei nemici della 
libertà. Un esempio: gli amori degli scolari cinesi sono 
chiaramente il motto: Lavoro, Patria, Famiglia, miglio- 
rati qui dall'amore del padrone (chiamato 'Popolo'). 
Raymond Borde, che è stato per anni il 'buon stalinista' 
protetto dai surrealisti, si è ora destalinizzato al punto 
tale da pubblicare un pamphlet che unisce del surreali- 
smo e dello humour letterario abbastanza convenzio- 
nale a qualche nota più attuale. Borde non fa mistero 
di schifare il lavoro e la famiglia, di non attendersi nul- 
la se non dalla rivoluzione e dall'erotismo congiunta- 
mente realizzati. Lo stesso Borde è contemporanea- 
mente militante filocinese. Chi è idiota? Chi ne trae 
conclusioni?". Davvero, signor Hakim Bey: chi è idio- 
ta? Chi ne trae conclusioni? 



WO Sembri fatto per un manuale di tirocle- 
rismo. 

APOMAIO Cos'è il tiroclerismo? 

WO II tiroclerismo è il potere di evoca- 
zione, che permette di mettersi in con- 
tatto con assenti e con entità invisibi- 
li, molto, molto difficile da esercitare. 

http: //www. icom. it/chat 



151 



4. Tempesta nel Deserto 



Siamo stati disperati. Abbiamo avuto momenti di verti- 
ginoso terrore, in cui abbiamo sentito sprofondare tut- 
to il nostro essere, e, se possibile, qualcosa di più. Ci so- 
no stati momenti della vita in cui soltanto la vergogna 
sembrava capace di sopravviverci. Il soffio di una noia 
nullificante ci ha fiaccamente deposti sulla squallida 
battigia dell'inutilità. Ogni parola è sembrata inadatta, 
ogni grammo di vita è sembrato pesare più di una 
montagna. Le spalle fragili hanno sopportato croci che 
pensavamo impossibili da sostenere. Eppure, nel mez- 
zo del Tremendo, quando siamo al culmine della Perdi- 
ta, al centro preciso del Lutto, ecco: lì ci si sta avvici- 
nando la gioia. Ricordàtelo sempre, se lo vorrete 
sempre ricordare: al culmine del dolore tutto si dissol- 
ve e una gioia inaspettata, imprevedibile e totale si im- 
padronisce dell'esistenza. 

Quello che vale per noi, singolarmente considerati, 
vale, a maggiore ragione e con efficacia superiore, per 
il Mondo. Ciò che è piccolo, minimo, è analogo, quanto 
alla struttura, a ciò che è grande. La vita eterea e tu- 
multuosa dei cieli, circolare nel suo trascorrere e ritor- 
nare regolarmente su se stessa, è più simile di quanto si 
creda alla vita di ogni uomo e di ogni donna. La Rivolu- 
zione che abbiamo intrapreso ci porterà a rivedere con 
serenità il cielo e le stagioni della sua permanenza. 
Torneremo a stupirci del miracolo di un fiocco di neve 
che si scioglie sul palmo della nostra mano, impiegan- 
doci il giusto tempo. L'altra mattina sono uscito di casa: 
tutto era splendido, ogni cosa faceva emergere in sé 
tutto il bene che la sostanziava. Il sole era obliquo, niti- 
do. Una luce pomeridiana invadeva questa mattina 
d'inverno gelido, un oro uniforme faceva trionfare i de- 
sideri di ogni oggetto. // Mondo era felice. Un tram sfer- 
ragliava alla giusta velocità davanti al mio portone. Una 



152 



bambina che aveva appena finito di piangere e cammi- 
nava qualche passo indietro a suo padre mi ha squa- 
drato e mi ha chiesto imbronciata: "Vuoi essere mio 
papà?". In alto, verso l'enorme grattacielo che si staglia 
davanti alla mia casa di ringhiera, un vetro che si chiu- 
deva ha per un attimo riflesso tutta la potenza del sole. 
È stato un attimo in cui il Mondo ha avuto un doppio 
sole. Svanendo la gibigianna (è questo il nome preciso 
di quel riverbero), le ali di un piccione che si sollevava 
dietro di me hanno fatto cantare il mondo. 

È questa la Rivoluzione che la net.gener@tion ha in- 
trapreso e sta portando a termine, tra ostacoli silenziosi 
ma non meno devastan temente pericolosi. La lotta sen- 
za quartiere che abbiamo ingaggiato con l'Essenza del 
Potere somiglia ai duelli che qualunque rappresentante 
della Generazione che Viene ha visto in un cartoon giap- 
ponese che rappresenta la frontiera pittorica del nostro 
Scontento e della nostra disperazione: Ken il Guerriero. 
Ken, l'eroe che staglia la sua sagoma tra le rovine fu- 
manti del mondo, è il custode di un'antica tradizione 
spirituale, la Scuola di Okuto. Spesso capita che debba 
affrontare avversari di altre Tradizioni, votate al male e 
al Potere. La superiorità spirituale che Ken riconosce a 
questi avversari, rispetto a quelli che usualmente sbara- 
glia, detta il sorprendente svolgimento del duello: i due 
contendenti stanno di fronte, immobili, concentrati, im- 
mersi in un'atmosfera carica di tensione, perché carica 
di possibilità. Nessuno si muove perché sa che l'avversa- 
rio risponderà alla sua mossa, colpendo nel punto debo- 
le. Il duello, in cui sono in realtà due essenze spirituali a 
scontrarsi, prosegue in questa immobilità fittizia, fino 
al momento in cui il duellante che ha la supremazia spi- 
rituale percepisce che il suo avversario non può preve- 
dere un determinato colpo, a causa dell inferiorità spiri- 



tei 



tuale che lo condannerà. Così parte il colpo vincente, uno 
soltanto, preciso, imparabile. 

Questa, precisamente questa, è l'immagine della no- 
stra lotta contro il Potere. Siccome sappiamo che noi 
siamo nel Giusto, che noi siamo Ken - allora abbiamo 
deciso di pazientare fino al momento in cui sarà il Po- 
tere stesso a capire che non può più assolutamente pa- 
rare il prossimo colpo. Quello definitivo. 

È soltanto per questo motivo che la Nostra Genera- 
zione ha deciso di spiritualizzare ogni cosa che ha di 
fronte, di risolvere il mondo in quella nube psichica che 
è il cyberspazio. 

Sufi Hakim Bey dice: Le Libere Religioni potrebbero 
offrire alcune tra le uniche alternative spirituali alle trup- 
pe di assalto televangeliste e ai mostroni del channelling 
con i cristalli (per non parlare delle religioni stabilite) e 
perciò diverranno sempre più importanti, più vitali in un 
futuro dove la domanda per ieruzione del meraviglioso 
nelVordinario diventerà la più sonante, pregnante e tu- 
multuosa di tutte le richieste politiche... 

Un sorriso superiore vince sempre tutte le sofferenze. 
È l'ineffabile aspetto del Cristo resuscitato, che conti- 
nua a portare su di Sé il segno della sofferenza; è il sor- 
riso di Gotama Budda, che si immerge nel Vuoto Dal 
Mondo; è il sorriso di René Guénon, nelle atmosfere 
sfuocate del suo Cairo spirituale. 

Come dice Yves Montand nel film di Resnais: "Biso- 
gna che il vero Rivoluzionario abbia soprattutto pa- 
zienza e senso dell'umorismo". 

Seppelliremo la questione del Potere con una Risata. 



154 



Perché il Pozzo non è un pozzo? In pochi hanno 
desiderato rispondere alla domanda. È evidente che ciò 
che hanno trovato al termine del Percorso li ha 
soddisfatti o delusi in maniera tale da averli costretti 
al silenzio. Eppure a tutto si sarebbe pensato meno 
che a questa situazione. Il Pozzo sembrava profondo. 
Si poteva, avvicinando il volto pallido al bordo, sentire 
l'aria fredda che emanava dal fendo. Un aria stantia 
e gelida, ma con una promessa di altri profumi, di altri 
sentori, di altre essenze. È il Graal che vi è stato 
promesso a dormire un sonno irraggiungibile al fondo 
del Pozzo? Nulla, è certo, è salvo. Il mondo che avevate 
alle spalle è completamente morto, senza la possibilità 
di venire resuscitato. Nulla sarà come prima. Ripetete 
sillaba per sillaba questa verità profonda forse quanto 
il Pozzo: Nulla sarà come prima Cosa significa? 
Vi attende un Futuro diverso dal mondo di ogni 
passato? O forse significa che, esattamente come prima, 
nulla avrà legittimità di essere davvero, e l'esistenza, 
ancora una volta, si risolverà nell'illusione in cui siete 
stati immersi fino a ora: nulla sarà - esattamente come 
prima? Ad ogni buon conto, l'unica cosa che vi rimane 
da fare è gettarvi nel Pozzo confidando nel Suo 
architetto. Qualunque altra azione, a questo punto, non 
ha davvero senso. Bene: Vavete fatto; vi siete lanciati 
chiudendo gli occhi spaventati dalla sensazione 
prolungata di vuoto che vi avrebbe atteso. E invece? 
Invece, Vavete capito subito, non si tratta di un pozzo. 
È stato un inganno ottico? In realtà si tratta 
di una parete, su cui bisogna arrampicarsi. Una parete 
nera, obliqua tanto da sembrare un buco...! Sconcertati, 
frustrati, umiliati dalla scoperta di essere stati 
ingannati, siete preda di una vertigine momentanea... 
Tutti i vostri sensi erano impostati per percepire una 
caduta verso il basso, non l'inizio di una salita... Eppure 
ora, come costretti da un ordine interiore, cominciate 



155 



la salita. Si tratta di una caverna dalle pareti curve, che 
si rastremano a mano a mano che procedete: è un cono 
buio, lunghissimo, un itinerario verso una chiusura... 
Alla fine ci dovrà essere pure una fine... Di colpo, 
alle pareti, si accende una doppia fila di candele... Strani 
candelabri esagonali illuminano la caverna di una luce 
fioca. Avvertite la fatica della salita? Vi stanno 
abbandonando le forze, non è facile arrivare al punto 
in cui tutta la caverna converge nell'apice... La luce 
pallida delle candele... E mentre continuate, posso 
per passo sempre più affaticati e stremati, lanciate 
un occhio alle pareti, non facendo caso al tremolio 
delle fiamme che illuminano... Guardate bene, osservate 
con attenzione: su tutte le pareti, a milioni, impronte 
di mani, sagome di mani tracciate con ogni mezzo, 
scalfite nella roccia, una miriade di profili di mano 
che si accalcano Vuno sull'altro, si confondono, si 
intrecciano... Quanti altri sono passati prima di voi, 
lasciando questa firma impressionante, quest'orma 
innaturale alle pareti? Toccherà anche a voi? Ma ecco 
che la luce si sta facendo sempre più intensa: 
i candelabri si stanno avvicinando, le pareti stanno 
convergendo, sempre più velocemente, in un imbuto 
impressionante per chi lo debba percorrere... 
È difficilissimo, ora, avanzare... Lo dovete fare a tentoni, 
coi gomiti che trascinano il resto del vostro corpo... 
I candelabri vi scottano le braccia e i fianchi, la cera 
delle candele vi sta cadendo, caldissima, sulla nuca... 
Ormai lo spazio è troppo stretto: i candelabri 
convergono, impediscono quasi il vostro passaggio... 
Ecco, ecco l'apice del cono... Ma cosa è? I due 
candelabri finali collassano l'uno nell'altro: mischiano 
la loro struttura, legano candela a candela, fiamma 
a fiamma... Ma l'orribile è che l'apice della spelonca 
e i due candelabri sono inseriti in una struttura più 
complessa, che costituisce il culmine della Caverna... 



156 



Dio, è il tronco di un bambino, che fuoriesce 
dalla roccia e dai candelabri... Non si vedono le gambe, 
perché il bacino si inserisce nella pietra... È un neonato 
pallidissimo, bellissimo, pelato... Vi sta sorridendo, vi fa 
cenno di avvicinarvi, come se la sapesse lunga... 
Avvicinatevi... Avvicinate il vostro orecchio alla sua 
bocca... Vi parla con una voce da vecchio, 
impressionante, roca e debole eppure nitida: "Tu e i tuoi 
amici non dovreste leggere certi libri... Fate sempre 
il passo più lungo della gamba... Tanto, vedi: noi siamo 
già qui... " e ve lo dice ridendo, come se vi avesse fatto 
una scherzo. Ma poi, come per farsi perdonare di una 
marachella, vi sussurra: "Allora, ti rivelerò un segreto... 
Vedi, dietro di me, dove affondano le mie gambe, ce 
il cielo... Sì, il cielo... azzurrissimo"... 

Figlio mio, la pazienza e Vumiltà nei momenti tristi io 
le apprezzo più che una grande esultanza e la devozione 
in quelli lieti. Perché allora devi cadere in depressione se 
ti viene addossata qualche colpa? Anche se fosse stata 
l accusa più grave, tuttavia non avresti dovuto reagire 
con questa prostrazione. 

Ma ora passaci sopra: non è la prima volta, non è nep- 
pure una cosa inedita, e ricorda: se vivrai a lungo non 
sarà neppure V ultimo caso del genere. 

Tu sprizzi energia da tutti i pori finché nulla ti si oppo- 
ne: sai anche dare suggerimenti e infondere forza negli al- 
tri, a parole: ma quando una contrarietà arriva improvvi- 
sa a bussare alla tua porta, ecco che ti mancano cervello 
ed energia. Fai attenzione alla tua fragilità: quante volte 
dovrai ancora fare esperienza in piccole cose! Del resto, se 
ti succedono casi simili, è sempre per tuo vantaggio. Per- 
ciò levateli dal cuore, se ce la fai; e se cadi in depressione, 
fa che non ti abbatta a lungo. E ancora: se non ti riesce 



157 



proprio di veder* il lato positivo dell 'esperienza, sopporta- 
la almeno con pazienza. 

lo sono sempre vivo, pronto ad aiutarti, a darti anche 
maggiori consolazioni del solito se riporrai in me la tua 
fiducia, se chiederai il mio aiuto col fervore che spesso 
hai dimostrato. 

Nulla, nulla è perduto, ricorda: sei uomo, non Dio; e 
sei carne, non Angelo. 

lo, io risollevo e libero gli afflitti, e promuovo fino alla 
mia divinità chi ha imparato a riconoscere i propri limiti. 



158 



Personae 



Lungo la strada delle nostre felicità abbiamo perso 
amici e compagni che non ritroveremo mai più. L'om- 
bra e la luce che disegnavano i loro volti hanno impres- 
so nelle nostre memorie alcune tracce non più ricom- 
ponibili e, tuttavia, per noi, eterne. 

L'eternità dei momenti in cui fummo felici con loro è 
fragile e volatile come le parole che hanno pullulato, 
disarticolate e instabili, durante la scrittura di questo 
Libro. È una voce leggera che segna una vita, un alito 
caldo e buono ricordato al culmine di una giornata lon- 
tana giorni e chilometri da quel momento di lievità ae- 
rea, indelebile. 

Cominciamo a capire che gli uomini sono come i pen- 
sieri e le sensazioni: volatili, epidermici, intaccano la su- 
perficie delle nostre vite; eppure, così facendo, entrano 
profondamente nelle carni, lasciano segni nei corpi e 
nei ricordi. Cominciamo a capire che ovunque e sempre 
la vita conserva in sé questo segreto di perfetta preca- 
rietà, di resistenza sfumata, come si può dire che l'aria 
resiste a se stessa. La vita resiste sempre a se stessa. 

Noi possiamo stare in Rete soltanto con questa con- 
sapevolezza: che la Terra torna, torna sempre. Che 
quello che sentiamo ricadrà sul mondo disseccato che 
animi maligni vogliono costringere a credere l'unica 
frontiera della nostra vita. Lo spazio che abbiamo sca- 
vato per ritrovarci nuovamente uniti è un paradosso e 



159 



una vittoria. Qui noi siamo perfettamente uguali a 
chiunque altro, esistendo solo nella realizzazione dei 
nostri desideri, che la nostra ben celata fiducia in noi 
stessi ha dimostrato essere in armonia con la realizza- 
zione dei desideri degli altri. 

Perfettamente qualunque, perfettamente passibili di 
ogni determinazione, perché oltre ogni determinazio- 
ne, noi ci raduniamo in una comunità che non è stan- 
ziale, ma vibratile, della consistenza aerea delle volute 
dei nostri sogni. 

Siamo un popolo, mia generazione. Il Popolo Che 
Viene. 

E se gli astronauti cristiani d'Occidente e i cosmonauti 
burocrati delVEst si divertono a fare della metafisica e del- 
la morale laica (Gagarin "non ha visto Dio" e Borman pre- 
ga per la piccola Terra), è nell'obbedienza al loro "servizio 
comandato" spaziale dove si deve trovare la verità del loro 
culto; come in Exupéry, il santo, che parlava delle bassez- 
ze a una grande altitudine, ma la cui verità stava nella sua 
triplice condizione di militare, di patriota e di idiota. 

1. Appello 

1 1 dicembre 1995. Luther Blissett ottiene la possibilità 
di parlare con il subcomandante Marcos, il rappresen- 
tante carismatico del Chiapas insorto contro l'ultima 
delle prevaricazioni a cui il Potere ha costretto, oltre 
che singoli individui, popoli interi. È stato detto che il 
subcom. Marcos è la riedizione di Che Guevara in ver- 
sione messicana. Non è così. Egli è sicuramente un uo- 
mo con le sue ragioni necessarie e contingenti. Ma è 
anche divenuto una mitologia parlante, le cui fisiono- 



160 



mie, intabarrate sotto l'eterno passamontagna nero, so- 
no sconosciute sia per motivi precauzionali, sia per at- 
tacco impietoso al concetto di individualità che il Capi- 
talismo ha reso così inaccettabile agli occhi della 
Nostra Generazione. È ovvio che non posso essere sicu- 
ro di avere parlato con il vero Marcos. È probabile che 
non sia così. Amici comuni ci hanno messo in contatto 
dopo molte difficoltà, costringendomi a non inserire 
nel mio bookmark l'host in cui io e il subcom. stavamo 
dialogando. Non saprei tornare là, neppure volendo. E 
questa valga come pubblica assicurazione ai nostri 
amici. Riporto di seguito la breve intervista concessa e 
tradotta in tutta fretta prima della chiusura del Libro. 

LUTHER BLISSETT Subcomandante, La ringrazio, an- 
zitutto, di concedermi le risposte a queste brevi do- 
mande, che, Le assicuro, sono ristrette nel numero e 
nella forma per evitare di farLe perdere tempo. Non 
Le chiederò nulla della situazione locale in cui Lei 
sta conducendo una lotta eroica, che L'ha rapida- 
mente innalzata a mito generazionale. Mi sembra di 
capire che ciò che Lei afferma abbia ormai validità 
per àmbiti ben più vasti della Sua zona di battaglia. 
Lei ha qualcosa da dire a questa generazione, per cui 
è divenuto un punto di riferimento? 

SUBCOM. MARCOS Non ho da dire nulla se non que- 
sto: ribellatevi a chi vuole incarcerare i vostri sogni. 
Combattete fino allo stremo per i vostri sogni. 

LUTHER BLISSETT I sogni di questa generazione mi 
sembrano riassumibili in questo: siamo noi da una 
parte e il Potere dall'altra. 

SUBCOM. MARCOS È il motivo preciso per cui ho scel- 
to l'appellativo di subcomandante. Il Potere esige 
una lotta a 360 gradi. Bisogna opporsi, con un cec- 
chinaggio continuo, a qualunque rappresentazione 



161 



possibile del Potere. Anche nelle nostre vite private. 
Il problema è quello di riuscire a centrare mental- 
mente l'immagine del Potere nel momento in cui si 
sovrappone all'effigie del dollaro. Perché è più che 
chiaro che questi sono i simboli della nostra guerra. 

LUTHER BLISSETT Mi sorprende che l'anonimato sia 
velocemente divenuto, da arma difensiva, un'arma di 
offesa di risorse tanto sorprendenti... 

SUBCOM. MARCOS È in linea con quanto sta per suc- 
cedere. Prevedo una rivoluzione sociale tanto estesa, 
deflagrante e dilatata in ogni ordine, che alla fine il 
concetto di individuo non sarà più lo stesso. 

LUTHER BLISSETT Ritiene plausibile che questa Rivo- 
luzione passi attraverso il fuoco dei conflitti etnici? 

SUBCOM. MARCOS II problema, per ogni tipo di uma- 
nità che si affaccerà alla storia, rimane quello delle 
radici. Come è ovvio, io sono molto legato alle mie 
radici. Ma bisogna anche comprendere che il Potere 
ha sfruttato fino all'esaurimento, con l'ingordigia 
che gli riconosciamo da tempo, queste realtà che di- 
cono chi siamo e dove andiamo. Non si può pensare 
che nella storia tutto è transitorio. Ecco, il sogno di 
noi rivoluzionari è legare l'effimero, il transitorio, 
con l'eternità che è sempre sottesa. 

LUTHER BLISSETT È un sogno impossibile, antico 
quanto tutte le Antichità. Riuscirà ad assistere all'Al- 
ba che aspira a vedere sorgere? 

SUBCOM. MARCOS Io non so nemmeno se riuscirò a 
vedere la prossima alba. Voglio che Lei capisca che 
ogni alba è l'Alba che vogliamo vedere. Nel senso che 
tutto il tempo ha la stessa importanza: ha importan- 
za. È la produzione che rende il tempo un continuo 
svalorizzato, perché il valore del tempo viene dislo- 
cato in ciò che si produce. È il denaro che rende tut- 
to uguale. E se tutto è uguale, la vita perde la ric- 
chezza. Vede come la produzione si infiltra persino 



162 



nel linguaggio: ho appena parlato - mi sembra as- 
surdo - di ricchezza della vita. 

LUTHER BLISSETT Subcomandante, Lei è entrato vio- 
lentemente nell'inconscio collettivo con la diffusione 
sulla Rete del Suo appello. Teme che la Rete sia già 
da ora un grande mass media? 

SUBCOM. MARCOS U rischio ce, è indubbio. Per que- 
sto motivo dobbiamo legare, alla nostra permanenza 
sulla Rete, la fede nella Comunità che sta emergen- 
do. Non importiamo più noi, singoli individui. Im- 
porta il bene comune che sta emergendo. Solo così 
non finiremo nelle fauci del Potere. 



La linea si è di colpo interrotta, e io non sono stato 
in grado di continuare la conversazione con il subcom. 
Marcos. Non so a quante altre domande avrebbe accet- 
tato di rispondere. Forse è meglio così. 

La sua voce è la mano che lancia semi al vento: chissà 
in quale terra feconderanno. 

2. Dentro il Gorgo 

Poeta Freddo è uno dei nickname più inquietanti e biz- 
zarri di tutta la Rete italiana. Spesso è presente sulle 
chat di Video on line e di Italia on line. A periodi inter- 
mittenti riappare, sconcertando i Connessi con turbil- 
lon verbali variegati e lessicalmente assurdi. Lo incon- 
triamo, dopo avere concordato un appuntamento, su 
Woobinda (http://guru.factory.it). 

LUTHER BLISSETT Vorrei cominciare col chiederti il 
significato del tuo nome... 



163 



POETA FREDDO Certamente. L'accostamento tra poesia 
e gelo è semplicemente sconcertante. La gente non si 
aspetta di vedere affiancate due determinazioni così 
lontane tra loro. Questo solleva curiosità. Appena in- 
tervengo in chat mi viene chiesto subito perché sono 
freddo. 

LUTHER BLISSETT Perché ti definisci poeta e freddo 
allo stesso tempo? 

POETA FREDDO Perché la poesia è Tunica manifesta- 
zione spirituale che mi interessa e nella cui efficacia 
io creda. Freddo, invece, è una determinazione ses- 
suale. 

LUTHER BLISSETT In che senso? Vuole dire che sei 
frigido? 

POETA FREDDO No. Significa che sono molto, molto 
difficile. Finora, nella mia vita, ho incontrato soltan- 
to due donne che hanno avuto un significato impor- 
tante per me, anche dal punto di vista sessuale. Tutte 
le altre sono avventure di poca importanza, in cui 
sperimento un gelo doloroso. Valga soprattutto per 
le situazioni di fusione erotica che chiunque, prima 
o poi, è portato a vivere sulla Rete. 

LUTHER BLISSETT Sembra strano che un poeta, una 
figura portata al contatto così frequente con l'inte- 
riorità, anche emozionale, rifugga le passioni in que- 
sto modo... 

POETA FREDDO Non si tratta di incapacità a sentire o 
di fuga dalle emozioni. Non per presunzione, io cre- 
do che, al giorno d'oggi, ci sia poca propensione a vi- 
vere le situazioni con un entusiasmo generoso, senza 
limiti. Io sono innamorato, profondamente innamo- 
rato del mondo. Pretendo, in ogni cosa, un'intensità 
che legittimi la situazione a essere vissuta. Non tolle- 
rerei mai la tranquillità e la sicurezza dietro cui mol- 
ti miei coetanei si barricano per nascondere la pro- 
pria paura a esprimere i desideri... 



164 



LUTHER BLISSETT Non pensi di avere a che fare con 
gente più profonda di quello che pensi? 

POETA FREDDO Francamente non saprei dirti. Riscon- 
tro soltanto un piattume impressionante. Ritengo 
che i condizionamenti subiti dall'idea di comunità 
per tutti gli anni Ottanta e nella prima metà degli an- 
ni Novanta abbiano creato danni straordinari. Pensa 
soltanto alla vivacità quotidiana... Ti invito a salire, 
la mattina, su un mezzo pubblico: prova a osservare 
gli sguardi vuoti, i balbettii che affiorano sulle lab- 
bra... È un tessuto sociale degenerato, ridotto allo 
sfascio da una lacerazione indotta, strategica... 

LUTHER BLISSETT Capisco cosa vuoi dire... Non ce 
speranza, secondo te? 

POETA FREDDO Bisogna mettersi in una prospettiva 
storica, fatto questo assai raro per me, solitamente 
trascinato da un idealismo scalpitante che spesso si 
traduce in ingenuità. Io credo che non ci sia un pun- 
to astratto da cui sperare o disperare: in cosa? E per- 
ché? Per un cattolico ha senso da un lato e non ne ha 
dall'altro: la Provvidenza gli toglie le castagne dal 
fuoco. Ma sappiamo tutti che genere di cattolicesi- 
mo si vive in Italia, tra la giovane generazione, al 
giorno d'oggi. 

LUTHER BLISSETT In che senso si dovrebbe agire, al- 
lora? 

POETA FREDDO Non è necessario agire. Bisogna vede- 
re cosa realizzerà il tempo che viene. Realizzerà la 
vera volontà di una generazione. La Storia realizza 
sempre la volontà. Ci può essere il desiderio di resta- 
re fermi, in questa situazione di stallo sociale, come 
può emergere il desiderio di mandare tutto all'aria. 

LUTHER BLISSETT Tu personalmente come ti schiere- 
resti? 

POETA FREDDO Io manderei tutto all'aria. Sento già il 
profumo di un nuovo inizio. Vedi, credo che l'ostaco- 



165 



lo sia la mentalità borghese. Lo dico con l'umiltà di 
una persona nata alla fine degli anni Sessanta e che, 
quindi, non risente del condizionamento linguistico 
di ideologie che, con tutta franchezza, non ha vissu- 
to sulla propria pelle. Eppure intuisco che questa 
corsa alla sicurezza, alla certezza della propria stabi- 
lità economica, scambiata erroneamente per la cas- 
saforte biologica della propria vita, ha creato dei 
danni enormi. Sempre più spesso vengo a conoscen- 
za di casi di desideri trattenuti a colpi di psicofarma- 
ci. Grazie al paravento della stabilità e della pruden- 
za, della cautela bigotta, si vive una vita castrata. 
LUTHER BLISSETT La questione cardine è allora il De- 
siderio? 

POETA FREDDO Ne sono convinto. Prova a fermare 
una persona per strada, chiedile che cosa desidera 
veramente nella sua vita... Due ipotesi: ti manda al 
diavolo, segnale piuttosto significativo dell'inesisten- 
za reale di una comunità; oppure balbetta... In pochi 
sanno non dico cosa desiderano dalla vita, ma alme- 
no dell'esistenza della possibilità di desiderare qual- 
cosa al di fuori delle tappe che sono già scritte nel 
destino di ogni buon cittadino. 

LUTHER BLISSETT Vale a dire? 

POETA FREDDO Lavoro redditizio, matrimonio, figli, 
nipoti, feste di famiglia ed euforia all'ombra del vi- 
schio, morte serena... Bada: tutto ciò non è viziato, 
in sé. È che è divenuto un modello di vita automati- 
co, a cui meccanicamente si aspira. I costi sono alti. 
Spesso investono l'autostima di una persona. E sotto 
questa egida sordamente dolorosa si compiono erro- 
ri su errori. Si fanno figli, perché si vuole un figlio. 
Si divide la vita con una persona perché ci si vuole 
sposare. Le statistiche sulla stabilità della vita di 
coppia nel nostro paese confermano che la tenuta di 



166 



un sodalizio è sempre meno probabile, sempre più 
precaria. 

LUTHER BLISSETT La coscienza di questi meccanismi 
e dell'esteriorità del vissuto attuale sta avanzando... 

POETA FREDDO Se vorrà avanzare. Io non mi aspetto 
nulla. Può esserci un ritorno al cattolicesimo o una 
rivoluzione rapida come un fuoco invernale... Pur- 
ché non si sospetti più che la storia sia finita. 

LUTHER BLISSETT Intanto è un mondo che della poe- 
sia sembra non farsene più nulla. 

POETA FREDDO Colpa dei poeti. Bisogna tornare a ria- 
prire la comunicazione, a raccontare la realtà come la 
poesia, la grande poesia di tutti i secoli e di tutti i luo- 
ghi, ha raccontato. Ecco, bisogna che la poesia torni a 
raccontare la realtà, con i suoi sogni profetici e ascol- 
tati appena la sua lezione è sfumata, o non pare più 
utile. La poesia, in questi due secoli, si è scollata dalla 
realtà, confinata in un luogo inaccessibile e auratico, 
o in una pratica da salotto neanche tanto brillante. 

LUTHER BLISSETT Come pensi che questa generazio- 
ne esca dall'impasse? 

POETA FREDDO Ogni tempo ha i suoi poeti. Anche 
questo tempo li avrà. Bisogna ripensare il tempo an- 
che a partire dalla poesia. Questo vale sia per i poeti 
sia per chi non scrive poesia. Nessuno è disposto ad 
ammettere che la Divina Commedia non è più poten- 
te e vera di qualunque fatto storico contemporaneo 
alla sua stesura, se esiste una verità della storia. È 
più densa di verità della stessa vita di chi l'ha scritta. 
Questo introduce a una diversa concezione del tem- 
po, anche del proprio. È come inforcare nuovi oc- 
chiali che mutano la visione del mondo passato, pre- 
sente e futuro. 

LUTHER BLISSETT Parli come se già pensassi a questi 
occhiali di nuova specie. A che nuovi strumenti ti ri- 
ferisci? 



167 



POETA FREDDO Parlo della rivoluzione poetica che sta 
iniziando qui da noi, in Italia. Credo che questo Pae- 
se esausto stia dando alla luce qualcosa di incredibi- 
le e nuovo... 

LUTHER BLISSETT A cosa ti riferisci? 

POETA FREDDO Si è formato un gruppo di poeti sotto 
la spinta di A.R., che ha invitato altri poeti, giovani 
come lui, a iniziare l'elaborazione collettiva di un 
Grande Poema anonimo. Il progetto investe la tota- 
lità dei giovani poeti d'Italia. È gente che ha già avu- 
to riconoscimenti dalla società letteraria; ma questo 
non è il punto. Tutti costoro rinunceranno al proprio 
nome per contribuire all'edificazione polifonica di 
un Grande Poema, che già costituisce un progetto di 
comunità. In seguito, presto, il Grande Poema si 
aprirà al contributo di tutta la generazione. Esso fi- 
nirà in Rete. Nelle ambizioni deve diventare una 
grande Saga, la Saga della nostra generazione. Si 
spera di costituire, a partire da un mulinello, un 
Grande Gorgo sovranazionale. Non sovralinguistico, 
è ovvio: ogni lingua svilupperà la Storia, che, nelle 
intenzioni, non avrà davvero carattere nazionale. Si 
prepara un'epica mondiale, rivolta a questa colletti- 
vità vasta quanto il mondo. 

LUTHER BLISSETT Mi sembra un progetto incredibi- 
le... Il gruppo rimarrà anonimo? 

POETA FREDDO Ognuno dei poeti potrà utilizzare, se 
vorrà, quello che scrive in pubblicazioni personali. 
Ma ciò non comprometterà per nulla la riuscita del 
progetto. La questione dell'anonimato è una costante 
della nostra generazione. È la paradossale risoluzio- 
ne che noi diamo al problema della responsabilità, 
che l'impostazione data dal Potere alla questione tec- 
nologica rischia di annullare. Facendo presa sull'in- 
dividualità di ogni termite che abiti questo mondo di 
rapidi contagi, lavorando cioè su di una falsa indivi- 



168 



dualità, il Potere crea consumi di massa. Prevedo il 
giorno in cui ognuno potrà mangiare il suo hambur- 
ger personalizzato da Me Donald... L'anonimato pre- 
lude a una fase nuova: la collettività esprime i suoi 
miti in quanto collettività. Non importa chi sia Ome- 
ro. Importa quale collettività esprima se stessa con i 
suoi poemi epici. 

LUTHER BLISSETT La questione della lingua, mi sem- 
bra, rimane fondamentale. 

POETA FREDDO Sì. Non ce dubbio che l'inglese metic- 
cio, bastardo, a-linguistico utilizzato sulla Rete sia 
una delle feritoie in cui il Potere, che aspira al mer- 
cato totale, si può infilare. Noi rivendichiamo la cen- 
tralità della lingua, intorno alla quale si raduna una 
comunità, con tutto il suo passato e tutto il suo futu- 
ro. Come la storia non può finire, così la storia non 
si può cancellare. Quando distruggi un file dal tuo 
computer, hai sempre la possibilità di riesumarlo, 
anche molto tempo dopo. 

LUTHER BLISSETT Puoi anticipare qualche particola- 
re della Saga? Si aggregheranno anche immagini? 

POETA FREDDO No. Posso solo dirti che sarà una spe- 
cie di mito contemporaneo, complesso, ma leggibile 
da chiunque di noi, perché riguarda la nostra realtà. 
Sarà una storia di Sapienza, tutta quella Sapienza 
che da tempo è assente dalle nostre latitudini e dai 
nostri giorni. La poesia ha sempre parlato la lingua 
del mito. Ma ultimamente questa parola ha suscitato 
nostalgie assurde. Figurati che in Italia ce chi pensa 
di parlare la lingua dei cespugli con la parola poeti- 
ca... Questo indica quanto la poesia si sia allontanata 
dalla funzione di accorpamento collettivo dei sogni e 
delle speranze reali di una collettività. Quanto alle 
immagini, mi sento di escluderlo. Qui si dimostrerà 
quanto la parola sia più forte delle immagini, ora 
che ogni immagine è morta e noi viviamo solo lo 



169 



splendore finale di un mondo che sta dando tutto ciò 
che può prima di scomparire. 

LUTHER BLISSETT In pratica, se non ho capito male, 
si parlerà la lingua del Desiderio, del Desiderio di 
tutti noi e, pertanto, anche della visione e del senti- 
mento del mondo che ha la nostra generazione... 

POETA FREDDO Sì. La Rete va estetizzata in questo 
modo. O si trova l'epica della Rete o passiamo alla 
storia come la generazione delle x, delle variabili 
anonime, dei Consumi... "Consumi" nel senso più 
tragico del termine. 

LUTHER BLISSETT La cultura è importante per te? 
Precede o segue l'azione? 

POETA FREDDO Questa è la falsa domanda del Potere. 
In realtà la cultura è già azione, così come l'azione, 
ogni azione, ha in sé una valenza culturale. La gene- 
razione della Rete, credo, sente che tutto è natura, 
tutto è azione, tutto è cultura: tutto è armonia e con- 
flitto, da principio e da sempre. 

LUTHER BLISSETT I libri sono importanti? Consiglia i 
titoli che ritieni fondamentali per la net.gener@tion... 

POETA FREDDO I libri sono secondari rispetto all'in- 
fanzia che si vive e che sostanzia i libri. L'infanzia ha 
però necessità di consapevolezza. Vuole situarsi in 
qualche modo. Per questo si crea i punti di riferi- 
mento che si coagulano nelle pagine dei suoi libri. Se 
dovessi citare le letture che definiscono meglio, in 
questo senso, la generazione in Rete, direi: 

1 . Tutti i libri di Guy Debord 

2. L'illusione della fine di Jean Baudrillard 

3. // Trattato sul saper vivere a uso delle giovani gene- 
razioni di Raoul Vanaigem 

4. Cavalcare la tigre di Julius Evola 

5. La comunità che viene di Giorgio Agamben 

LUTHER BLISSETT Abbiamo parlato del valore centra- 



no 



le del Desiderio in vista della Liberazione a cui aspi- 
ra la net.gener@tion. Ma tu. Poeta, cosa desideri? 
POETA FREDDO La felicità. Che passi la felicità. Il 
tempo per ricordarla. Non abbastanza tempo per 
rimpiangerla. 

3. Scenari 

LUTHER BLISSETT Ho frequentato occultamente una 
chat in un sito denominato icom.it. Già altre volte 
sulla Rete avevo sentito parlare di Freddy il Pazzo. 
Vorrei cominciare col chiederti il motivo di questo 
nome. 

FREDDY IL PAZZO Uno dei motivi per cui ho scelto un 
nome anglosassone è l'enorme capacità evocatrice 
che un nome del genere esercita all'interno di questa 
generazione. Vuoi perché rimanda a un retroterra 
culturale orrorifico - vedi Freddy Krueger -, vuoi per 
il fatto che un nome, sulla Rete, se non è di fantasia, 
è un nome americano. In realtà, il nickname Freddy 
è mutuato dal film Papillon. Nell'estrema solitudine 
dell'isola in cui si è condannati a finire la pena, De- 
gas, il francese che ha rinunciato alla speranza di ri- 
tornare in patria, possiede nel suo piccolo pollaio un 
porcellino nero, che nel mio immaginario si è sosti- 
tuito al cane lupo, simbolo di una fedeltà non più 
possibile. Il nome del porcellino è appunto Freddy: 
Degas lo redarguisce costantemente perché infastidi- 
sce tutti i restanti animali del pollaio. 

LUTHER BLISSETT Questo mi incuriosisce. Vorrei sa- 
pere da te, che sei noto sulla Rete per le capacità di 
invenzione immaginativa e di retorica invettiva, qual 
è il motivo che ti spinge a comunicare con gli altri 
surfer abituali? E un'altra curiosità: perché da più 
parti ho sentito parlare di te come "maestro di que- 



171 



sta generazione"? Che rapporto hai con questa gene- 
razione? 

FREDDY IL PAZZO In realtà il mio ruolo all'interno del- 
la Rete è assimilabile a quello assunto dagli scanner 
in un famoso film di fantascienza: sondare il milieu 
generazionale per tastare il polso alla situazione. 

LUTHER BLISSETT Prima che tu continui, forse è me- 
glio che ti chieda cosa ti aspetti da questa generazio- 
ne... 

FREDDY IL PAZZO Questa generazione è allevata a 
software policromatico; veicola unicamente opinioni 
prefabbricate e comunque di diretta derivazione del 
contesto culturale in cui si è sviluppata. È una gene- 
razione incapace di reale ricerca e le categorie del 
"vedere", tipicamente occidentali, connotano super- 
ficialmente il tono delle discussioni in Rete. La gente 
scrive di immagini, parla di situazioni, ma è incapa- 
ce di elaborare un apparato teorico che fondi con- 
cretamente una cultura antagonista. 

LUTHER BLISSETT Capisco, anche se, ovviamente, 
non concordo. Vorrei proporti questa prospettiva: 
non può essere che la ricaduta a pioggia della libera- 
zione di cui è capace la Rete avvenga in termini tem- 
porali più lunghi sul mondo reale? Non è, per caso, 
che la cultura si forma soltanto dopo l'azione, la ri- 
flette? In questo caso, ciò che la net.gener@tion sta 
facendo oggi sembra più antagonista di quello che 
potrebbe apparire a prima vista... 

FREDDY IL PAZZO Appunto. L'hai affermato tu: azione. 
L'azione concreta è stata concepita nel momento 
stesso in cui Arpanet, la rete militare del sistema di- 
fensivo americano, veniva posta in grado di operare 
su vasta scala. Il placet al suo utilizzo è stato posto a 
priori proprio da coloro che non si possono conside- 
rare paladini della libertà... Paradossalmente qui il 
concetto di libertà è analogo alla libertà di pensiero 



172 



che Platone concepisce nei suoi scritti: non si può im- 
maginare ciò che non si conosce... 

LUTHER BLISSETT Potrebbe trattarsi della più estesa 
opera di détoumement della Storia... 

FREDDY IL PAZZO II vero détoumement si attua nel 
momento stesso in cui latiti dalla Società dell'Infor- 
mazione... Il motivo è facilmente intuibile: il sogget- 
to dello Spettacolo, non partecipandovi, sottrae spet- 
tacolarità a un establishment che fa di tutto perché vi 
partecipi. In questo senso anch'io sono in contraddi- 
zione: non a caso la mia presenza è percentualmente 
offensiva e provocatrice. 

LUTHER BLISSETT Mi sembra che tu abbia, da un la- 
to, perduto la speranza come Degas. E tuttavia, 
dall'altra parte, questa tua attività di invettiva mi pa- 
re mirata a un risveglio delle coscienze di chi hai at- 
torno. Come Papillon, credi che possiamo salvarci 
anche con un sacco di noci di cocco, avventurandoci 
nell'Oceano che sembrerebbe inaffrontabile? 

FREDDY IL PAZZO Papillon, in realtà, è stimolato co- 
stantemente da Degas. Non rinuncia al suo sogno di 
libertà, in virtù della presenza di una remissione luci- 
da e sconsolata dimostratagli dal suo compagno di 
prigionia. Non ci sarebbe stata la sua fuga senza la co- 
strizione assunta esistenzialmente e simbolicamente 
da Degas. 

LUTHER BLISSETT Credo che tu spalanchi i portoni 
della Liberazione di cui ho parlato in precedenza, 
superando una sorta di manicheismo: come dire che 
non c'è Papillon senza Degas, e che, attualmente, la 
tua condizione è più complessa di quello che sem- 
bra: mi verrebbe in mente che potresti essere in ana- 
logia non con i personaggi, ma con l'Isola e l'Oceano 
che costituiscono il loro carcere e la loro libertà... 

FREDDY IL PAZZO Esattamente. L'Isola-Occidente è 
una grande prigione le cui celle sono diventate le po- 



173 



stazioni casalinghe. Ogni reale partecipazione al 
mondo dell'informazione è possibile soltanto attra- 
verso un know-how che solo la partecipazione a quel 
mondo permette. È una cattiva tautologia. Questo è 
lo Stretto di Magellano della Rete. Ce partecipazio- 
ne solo all'aria aperta... 
LUTHER BLISSETT Perché i modi e i tempi di questa 
partecipazione all'aria aperta non siano più quelli 
dell'Isola, non credi che sia necessario riformare 
l'Isola anche con lo strumento della Rete? Intendo: 
ogni società ha in sé il germe della sua decadenza. A 
noi tocca individuarlo e ingigantirne gli effetti. In 
questo caso, è ciò che la net.gener@tion mi pare stia 
facendo... 

FREDDY IL PAZZO Quello che sta facendo è esattamen- 
te l'opposto: è la cavia attraverso la quale la nuova 
Società dell'Informazione arriverà alle carte di credi- 
to. Il Capitale non è tassabile. Il Capitale rimane im- 
mutato all'origine e la trans-virtualizzazione del va- 
lore si farà evidente nel momento stesso in cui vi 
parteciperai in virtù della concessione che ti sarà 
elargita elettronicamente in crediti sulla tua Visa. 

LUTHER BLISSETT Concordo. Tuttavia ammetterai 
che la lezione di relativismo radicale che è una delle 
potenzialità della Rete permette l'accumulo di ciò 
che una volta chiamavano "capacità rivoluziona- 
ria"... Non credi che, crollate le fedi e i valori (quelli 
che dovevano crollare perché incapaci di resistere a 
ogni tempo), la Rete permetta un rivolgimento totale 
delle nozioni di Spirito, Volontà e, alla fine, anche 
Azione? 

FREDDY IL PAZZO Nel mio lessico, l'aggettivo rivolu- 
zionario significa legarsi alle teorie più avanzate. Ma 
in questo caso parliamo di contenuti idealistici, non 
di conoscenze tecnologiche. Tu postuli fideistica- 
mente una neutralità della tecnica, attraverso la qua- 



174 



le intenderesti giungere alla Liberazione. Non c'è Li- 
berazione quando le premesse sono costrette a priori 
a seguire la logica di sviluppo. E l'equazione da por- 
si, in questo senso, assume questi termini: Alta Tec- 
nologia : Corporazioni = Villaggio Globale : Libera- 
zione. Ma è indifferente la posizione dei termini, 
perché qui il villaggio globale dipende dall'alta tecno- 
logia... In realtà l'urlo tacito e inconsapevole della 
nuova generazione è: "Nulla al di fuori della tecnolo- 
gia!". Come se la Liberazione ne dipendesse total- 
mente! 

LUTHER BLISSETT Credo che tutta la frangia di utopi- 
sti da deriva alla Bifo non riesca a tollerare un colpo 
simile... Per essere onesti fino in fondo, allora, dovre- 
sti indicarci il motivo per cui, anche tu, sei in Rete... 
curiosità mefitica, pedagogia bifida, deregulation 
educativa? 

FREDDY IL PAZZO La mia presenza sulla Rete è assi- 
milabile al dominio del superfluo. D'altronde non so- 
no stato io a parlare di neuromagma, e se di magma 
intendete parlare ci sarà pure qualche catabolita o 
per voi la purezza è un candore immune da scorie? 
Come la verginità della vestale che ammanta la sua 
illibatezza nascondendo la pratica sodomitica... Suv- 
via, siamo seri... 

LUTHER BLISSETT Freddy, questa è la vena che ti ha 
reso celebre in Rete... Continua così, fagli del male... 
Cosa pensi della schiera multicolore dei falsi profeti 
della net.gener@tion, che inocula sufismo posticcio 
in gergo anarco-statunitense? 

FREDDY IL PAZZO Ogni era ha le sue falsificazioni. Ti 
faccio un esempio: rammenti Torquemada? La fede 
istituzionale buttava al rogo i suoi eretici. Oggi sono 
gli eretici che condannano al rogo la fede. 

LUTHER BLISSETT Credo che più chiaro di così si di- 
venti un asceta... Cosa pensi, veramente, della spiri- 



175 



tualità che sta emergendo dalle ultime generazioni? 
Anzitutto: esiste? 

FREDDY IL PAZZO Ogni reale spiritualità ha in sé una 
prospettiva trascendente. Qui, sulla Rete, solo una 
volontà ascendente si manifesta. Ma questa salita è 
totalmente immune da rischi. Non si soffre, si gioi- 
sce, ci si sollazza con le eresie più bizzarre e colora- 
te, come se si fosse a Waco non ancora costretti dalla 
polizia a rivedere l'apparato critico... Per esempio: 
non è un caso che questo carnascialesco caravanser- 
raglio di amenità abbia eletto a stereotipo della mo- 
dernità il serial killer, e poi, cazzo!, chiamiamolo 
pluriomicida, così perde la dose minima di esotismo 
che ne causa il successo... Quale strano esoterismo 
sancisce la legittimità di un personaggio simile? Le 
cure medievali che è capace di infliggere agli ignari 
viandanti? Come dire: l'inversione tra carnefice e vit- 
tima... Chi ti incula è un eroe, chi subisce è un mal- 
cieco... Neanche Oscar Wilde avrebbe osato tanto... 

LUTHER BLISSETT Capisco che vuoi dire a proposito 
del rapporto carnefice-vittima... Credo che sia signi- 
ficativo, a questo proposito, che le "stazioni di pelle- 
grinaggio" del pluriomicida siano fast food dove 
trangugia succulenti hamburger, che una volta si 
chiamavano svizzere... Comunque non voglio inter- 
rompere la tua verve sardonica... 

FREDDY IL PAZZO Avrai notato certo siti come zynet, 
dove i drammi della società di massa vengono espo- 
sti senza nessun riguardo alla visione di chiunque. 

LUTHER BLISSETT Non credi che questo sia positivo: 
il crudo realismo che il Potere, nella sua foga steriliz- 
zatrice, ci impediva di conoscere, viene qui esposto, 
pubblicizzato... Non è un ritorno alla realtà? 

FREDDY IL PAZZO È la spettacolarizzazione dell'orro- 
re, lo splatter dello Spirito che si è rovesciato nello 
spirito dello Splatter... Ricorderai sicuramente quel 



176 



giovane americano che dopo avere rubato un tank 
ha scorrazzato per le highway della California... Se ti 
muore la nonna in ospedale di melanoma al volto, ti 
farebbe incazzare se venisse messa in mostra; ma se 
non ti fanno vedere i corpi speciali che riempiono di 
piombo un nevrotico alla guida di un mezzo coraz- 
zato, sono dei censori senza cuore... Diritto all'orrore 
degli altri, velo pietoso sulla cancrena di famiglia. Da 
un lato ci si eccita e dall'altro ci si deprime. A casa 
mia si chiama logica da stronzi. 

LUTHER BLISSETT Nulla da obiettare, grande Freddy... 
Mi sembra che il tuo padroncino ti tenga a regime di 
ghiande all'arsenico... 

FREDDY IL PAZZO Diciamo che sono un libero profes- 
sionista... Intanto tengo a bada le lonze... 

LUTHER BLISSETT Un altro capitolo che vorrei aprire 
con te riguarda proprio la sessualità cyber. Che ne 
pensi? Che approdi avrà? 

FREDDY IL PAZZO Te lo dico io l'approdo che ha già 
avuto. Questo secolo passerà alla storia per i tradi- 
menti perpetrati dai Presidenti con le loro segretarie: 
Carter, Reagan, fino al conato perbenista che è costa- 
to la poltrona all'aspirante Gary Hart... Per non parla- 
re dei coiti iridescenti consumati dalla famiglia Ken- 
nedy con Norma Jean... E per non dire delle manze 
infarcite di plastica e siliconi che, nei tratti caratteria- 
li e financo somatici, hanno tanto da spartire con per- 
sonaggi universalmente incensati come l'amante di 
Papandreu o la signora Arafat. Non è un caso che tali 
tradimenti si sprechino sulle isole del Peloponneso 
come tra i rigori invernali delllle-de-France. Per l'ap- 
punto il sesso è un'isola, con ascensore privato che 
mena alla spiaggia, al riparo da occhiate indiscrete. Il 
piacere è sempre privato. Diventa pubblico e borghe- 
se quando si basa sulla logica dell'ostentazione; questo 
è uno dei difetti che non perdono al mio tempo. 



177 



LUTHER BLISSETT Credo di ravvedere uno sviluppo 
possibile rispetto a quello che dici... Pensi che i livel- 
li di spettacolarizzazione siano divenuti tanto capil- 
lari e organici da costituire, ormai, il normale pro- 
cesso cognitivo ed emozionale? Intendo: la logica 
dell'ostentazione sta diventando il motore e l'obietti- 
vo individuale allargato a dinamica di massa? Credi 
che l'ostentazione del sesso via modem sia simbolica 
di un tale allargamento del Grande Occhio? 

FREDDY IL PAZZO L'inturgidimento dei caratteri ses- 
suali primari nel caso della telematica è equivalente 
a una congestione degli organi senza il flusso sangui- 
gno... 

LUTHER BLISSETT Intendi che l'esposizione dei carat- 
teri primari equivale sulla Rete alla fosforescenza 
delle immagini sessuali e dei dialoghi erotici? 

FREDDY IL PAZZO No, intendo l'erezione in senso cere- 
brale. Cosa erige cosa? Dalla turgidità dell'organo me- 
diano si è passati all'eccitazione apicale, cerebrale, al 
frinire orgasmatico dell'ipofisi... E proprio in questo 
ravvedo la falsificazione estrema del corpo. Un corpo la 
cui repressione prende forma fantasmizzata attraver- 
so la digitazione in tastiera, per poi proseguire la sua 
falsificazione in una presenza erotica allargata, atmo- 
sferica, di natura esclusivamente psichica. Una gab- 
bia ulteriore, non una liberazione. Se poi per libera- 
zione ci scambiamo anche i numeri di telefono, siamo 
ben arrivati a rompere quella velina puritana che tan- 
to ha sempre voluto contraddistinguerci dalle prosti- 
tute da strada, incubo della società borghese. Che poi 
si assista alla canonizzazione della puttana idealizzata 
alla Moana Pozzi è solo un meccanismo tipico di dife- 
sa, che parecchi psicoanalisti avrebbero agio di spie- 
garci, una volta smesso il coro di incensamento della 
suddetta... Basta leggersi Klossowski per capire che in 
mezzo alle gambe queste donne hanno un'azienda... E 



178 



comprensibile che tali utenti reclamino la loro occu- 
pazione nei nuovi santuari della produzione. 

LUTHER BLISSETT Fatto sta che la cerebralizzazione 
del sesso imposta dalla Rete porta in seguito all'eli- 
minazione di quella che nel primo Novecento chia- 
mavano "l'onesta sessualità". Cosa pensi dei costumi 
che si stanno imponendo, in particolare dell'orizzon- 
te sadomasochista veicolato da Internet? 

FREDDY IL PAZZO Dagli studi di Vance Packard (/ per- 
suasori occulti) si evince il tentativo di alimentare 
costantemente il desiderio attraverso l'utilizzo delle 
immagini. Un'eccitazione costante che ha come ri- 
sultato una quota di aspirazioni persistentemente 
inappagate. Tale quota costituisce lo scarto quantico 
attraverso cui gli Eccitati ambiscono a esperienze 
estreme. Si parla correttamente di sesso estremo, co- 
me se tale pratica riservasse qualcosa in più del ses- 
so normalmente praticato. E in effetti non è così. È il 
feticismo che qui regna incontrastato, l'oggettistica, 
la brama invasiva della cosa che investe un orifizio 
senza fondo. 

LUTHER BLISSETT È l'alienazione fantastica del coito 
produttivo, quella che stai adombrando, Freddy... 
Siamo tutti merce-vagina penetrati dal grande Cazzo 
Occidentale? Cosa intendi con "orifizio senza fondo"? 

FREDDY IL PAZZO Voglio dire un buco nero che au- 
menta di estensione proporzionalmente al grande 
Nulla che qui sprofonda... 

LUTHER BLISSETT Mai pensato che il Capitalismo po- 
tesse subire una critica metaforica tanto calzante a 
partire dal versante della sessualità... Tu credi che 
l'affermazione che hai fatto valga come micromodel- 
lo per ogni altra esperienza vissuta (o falsamente vis- 
suta, a questo punto) qui e ora? 

FREDDY IL PAZZO II vivere concepisce in sé un limite. 
Di estremo rimarrebbe solo questa dimensione tem- 



179 



porale. Anche una qualità del piacere richiederebbe 
un limite... 

LUTHER BLISSETT Ahia, Freddy... Questo mi sembra 
molto cattolicheggiante... Perché godere postula una 
limitazione? 

FREDDY IL PAZZO In un laboratorio americano studi 
compiuti sull'inedia hanno dimostrato che la scim- 
mietta a cui è stato innestato un elettrodo in una 
precisa area corticale responsabile del piacere, dopo 
un periodo iniziale di sovraeccitazione, è rimasta 
inebetita dalle continue sollecitazioni che si autopro- 
vocava azionando da sé l'elettrodo. Il primate, con 
sguardo stupito dopo gli orgasmi multipli sperimen- 
tati, viene trovato esanime sul pedalino che aziona 
l'impulso. Sostituisci i polpastrelli alla zampina, e la 
tastiera al pedalino collegato con l'elettrodo... 

LUTHER BLISSETT Mi stai dicendo, implicitamente, 
che l'informazione, la Rete, i flussi via cavo sono 
energia che può causare piacere. Saremmo, secondo 
te, di fronte a un clamoroso pavlovismo planetario? 

FREDDY IL PAZZO Sì, ma gli schiaffi dopo la merenda 
il cane non li prende, in questo caso... Qui i ceffoni te 
li dai da solo, come i flagellanti durante i periodi di 
cilicio... 

LUTHER BLISSETT Tutti a colpi di Visa, dici... e bollet- 
te Telecom. A proposito, il fatto che tu mi conceda 
questa intervista a colpi di e-mail mi suggerisce che 
con le bollette sei messo male. Cosa pensi del rap- 
porto tra le tariffe telefoniche e l'espansione della 
Rete? Hai anche idea degli scenari futuri (cablaggio, 
installazione di ISDN, fibre ottiche)? 

FREDDY IL PAZZO Bello mio, con l'avvento dei compu- 
ter quantistici e l'eliminazione dei cavi, nonché col 
lancio di satelliti dedicati alla ramificazione planeta- 
ria delle informazioni via Rete, ci esporranno a dei 
costi che pagheremo sotto altre forme. 



180 



LUTHER BLISSETT Quali? 

FREDDY IL PAZZO Pagheremo tutti in natura... 
eheheheh... E oggi si sa bene di che natura sia 
l'informazione... 

LUTHER BLISSETT In net.gener@tion ho parlato del 
successo delle teorie cospirazioniste in Rete e della 
pratica del sospetto generalizzato, a partire dal fatto 
che nell'anno in cui si è tentata la globalizzazione to- 
tale del mondo, a capo delle due nazioni trainanti 
c'erano due ex capi di servizi segreti, Bush e Gorba- 
ciov. Il tuo riferimento è a un controllo globale 
dell'esistente da parte di potenze da identificare? 

FREDDY IL PAZZO Non ce nulla da identificare, qua. I 
budget da devolvere ai Servizi Segreti di tutte le na- 
zioni sono drammaticamente aumentati. Lo spirito 
paranoico che contraddistingue gli utenti più accorti 
della Rete è un discreto deterrente, anche se a volte 
appare come un leggero sfasamento. Meglio un pa- 
ranoico oggi, che un idiota planetario domani. 

LUTHER BLISSETT Penso che ogni cyberpunk, a que- 
sto punto, abbia immolato la sua dose media giorna- 
liera di entusiasmo alla tua gloria, Freddy... 

FREDDY IL PAZZO Qui l'unica vera gloria che ci è ri- 
masta è Piola allo stadio Meazza nella fotografia che 
mio padre ottuagenario custodisce avidamente nel 
portafoglio. 

LUTHER BLISSETT II Big Ben ha detto stop, Freddy. 
Lasciaci un testamento, per i surfer del futuro. 

FREDDY IL PAZZO No, se vuoi ti lascio un e-mail. Non 
credo che tu possa utilizzarlo per accendere il bra- 
ciere d'inverno. 



181 



Dappertutto si è posta in modo oscuro la questione di 
una nuova organizzazione, che comprenda abbastanza 
bene la società dominante per funzionare effettivamen- 
te, a tutti i livelli, contro la società dominante: per tra- 
sformarla integralmente, senza riprodurla in nulla, 
"sorgere del sole, che, in un lampo, modella in una vol- 
ta le forme del nuovo mondo". 



Glossario 



In considerazione del fatto che, nel Manoscritto perve- 
nuto alla Casa Editrice, l'autore Luther Blissett accen- 
na ad alcuni termini o nomi di persona in uso nel lin- 
guaggio della Rete, Mondadori ha ritenuto opportuno 
chiarire le definizioni di tali termini, al fine di renderne 
comprensibile il significato anche a coloro che non ab- 
biano effettuato esperienze su Internet. Si consiglia di 
consultare questo glossario a partire dalla voce Sito e 
Provider. 



@: in gergo chiocciola, oppure et, serve a separare, all'interno 
di un indirizzo personale (address) sulla Rete, il nome o la 
sigla dell'intestatario dal provider (v.) che gli fornisce l'ac- 
cesso alla Rete. Esempio: scaligero@planet.it è l'indirizzo 
postale di chi ha adottato la sigla scaligero utilizzando l'ac- 
cesso grazie a una società che si chiama planet ed è situata 
in Italia Ut). 

Banca-dati: un archivio di dati disponibile in Rete. Ogni sito 
(v.) che offra informazioni può essere considerato una 
banca-dati. 

bbs: ovvero bulletin board system, sistema telematico amato- 
riale, una rete parallela alla quale si accede via modem (v.) 
senza alcun navigatore (v.), per caricare o scaricare dati, 
messaggi, software (v.). 

Button: nella logica degli ipertesti (v.), zone di testo che per- 
mettono, una volta premute con la freccia del mouse (v.) f 



185 



di passare a un documento che è in qualche modo connes- 
so a tali zone. Per «estensione, sulla Rete, premendo button 
particolari, si viene indirizzati ad altri siti (v.). 
Chat: area su cui i net.surfer (v. ) possono dialogare. Si tratta 
di siti (v. ) predisposti per scambio di messaggi in tempo 
reale. 

Connessione: entrata e permanenza in Rete. 

Cyberspazio: termine introdotto da William Gibson nel ro- 
manzo Neuromante. Si tratta dello "spazio" elettronico in 
cui agiscono gli utenti della Rete mediante l'utilizzo del 
modem (v. ) per tutto il tempo della connessione (v. ) 

Download, downloadare: prelievo di un file (v.) dalla Rete, 
per caricarlo sul proprio computer. 

E-mail: sta per electronic mail, posta elettronica. È il mes- 
saggio che si invia attraverso la Rete a un computer remo- 
to (v. @). 

FAQ: frequently asked questions, è un elenco di risposte alle 
domande più frequenti su un dato argomento. Se si giunge 
a un sito (v.) di cucina thailandese, è certo che si troverà 
l'accesso a un documento di FAQ sulle specialità esotiche. 

File: qualunque contenuto su computer viene inserito in 
un'unità minima di informazione codificata in linguaggio 
di programmazione, il file. Se si scrive una lettera al com- 
puter, essa viene fisicamente racchiusa in un file a cui si dà 
il nome desiderato per riconoscerlo o leggerne il contenuto. 

FTP: file transfer protocol, protocollo (v.) che permette lo 
scambio di file sulla Rete. 

Gates, Bill: l'inventore del sistema operativo DOS, l'ambiente 
di lavoro per personal computer più diffuso al mondo. At- 
tualmente, padrone dell'azienda Microsoft, il colosso ame- 
ricano maggiore produttore mondiale di software (v. ). 

Hacker: è il pirata informatico, l'esperto che è in grado di 
violare qualunque protezione, penetrando in ogni banca- 
dati (v.) informatica, con l'utilizzo del suo computer con- 
nesso in Rete. 

Hardware: le strutture fisiche che permettono la connessio- 
ne (v. ): il computer, il video, il mouse (v.), il modem (v.) e, 
ovviamente, la spina del telefono. 



186 



Host: è il computer che ospita altri computer sulla Rete. Se ci 
si collega a un sito (v.), questo esiste grazie a un computer 
connesso (v. connessione) al quale fisicamente ci si aggan- 
cia grazie all'interazione del proprio modem (v.) e del mo- 
dem di quel computer remoto. U proprio provider (v.) è un 
host. 

HTML: è il linguaggio informatico con cui vengono codifica- 
ti, dai computer, i documenti di ipertesto (v.) che stanno 
sulla Rete. 

http: è il protocollo (v.) con cui si trasmettono normalmente 

i file sul world wide web (v.). 
Internet: è la Rete di tutte le reti. 

Interfaccia: è la veste grafica con cui ci si presentano i docu- 
menti del computer. Per estensione, il rapporto tra un uo- 
mo e il computer. 

Ipertesto: documento che contiene rimandi ad altri docu- 
menti mediante button (v.) che, se premuti, inviano istan- 
taneamente a questi secondi. Un esempio di ipertesto: se 
in un documento si legge: "Adorate le torte ?" e, premendo 
tramite il mouse (v.) la parola torte , appare istantanea- 
mente un nuovo documento che parla di torte, si è di fron- 
te a un ipertesto. 

IRC: il servizio di chat (v.) più utilizzato in Rete. 

ISDN: canali di trasmissione dati ad alta velocità. 

Mailbox: casella postale che permette di ricevere messaggi 
(abbreviato: msg) al proprio indirizzo (v. @). 

Modem: è il supporto fisico che aggancia il computer alla li- 
nea telefonica, permettendo la connessione in Rete. 

Mouse: è il supporto fisico scorrevole collegato al computer 
grazie a un filo. Permette di muovere un indicatore sul vi- 
deo (in genere una freccia) e, mediante la pressione di un 
bottone, di scegliere una zona del video da attivare. 

Motore di ricerca: sito (v.) che funge da pagine gialle della 
Rete. Collegandosi e digitando un argomento, il motore di 
ricerca fornisce un buon numero (non la totalità) di indi- 
rizzi di siti che trattano l'argomento desiderato. 

Navigatore: il programma di software che permette di scam- 



187 



biare dati e di accedere ai siti (v.) sulla Rete, utilizzando i 
protocolli (v.) dr trasporto dei file (v.), come FTP (v.) o 
http (v.). 

Net: la Rete. Come suffisso, qualunque cosa riguardante la 
Rete (net.gener@tion è la generazione della Rete). 

Netscape: il Navigatore più utilizzato in questo scorcio di se- 
colo. 

Net.surfer: l'utente di Internet che "naviga" nel ciberspazio. 
Newsgroup: bacheche virtuali dislocate in particolari siti (v.) 

dedicate ognuna a un argomento, grazie a cui si possono 

scambiare messaggi non in tempo reale. 
Nickname: il nome fittizio che ci si dà in Internet, grazie a 

cui gli altri utenti on line (v.) si rivolgono a noi. Poeta 

Freddo o Freddy il Pazzo sono nickname. 
Nodo: ogni sistema o computer che appartiene alla Rete. Per 

estensione, la città in cui è dislocato il proprio provider 

(v.): ad esempio, il "nodo di Bari". 
On line: in Rete, in connessione (v.). 

Password: parola d'ordine, insieme di caratteri che permette 

di accedere a siti (v.) riservati. 
Protocollo: leggi per l'interazione tra un computer e un altro 

via modem (v.). Software per la trasmissione di file (v. FTP 

o http). 

Provider: società che fornisce l'accesso alla Rete mediante 
abbonamento. Per avere la connessione a Internet (v. ), si 
telefona al proprio provider collegando il proprio modem 
(v.); il provider collega il computer che desidera connetter- 
si alla linea - telefonica o a fibre ottiche - che fa parte del- 
la Rete. In tal modo, pur connettendosi a un sito (v. ) nelle 
Filippine, il costo della connessione è quello della telefona- 
ta al proprio provider che, ovviamente, viene scelto tra 
quelli più vicini alla propria abitazione. 

Rete: connessione tra computer distanti che permette la co- 
municazione di dati e il trasporto di file (v.). Le reti posso- 
no avere dimensioni variabili (dai due computer di un uffi- 
cio a Internet). Per antonomasia, la Rete è Internet (v.), un 
sistema di connessione che sfrutta le linee telefoniche per 



188 



la trasmissione di dati, collegando più di quaranta milioni 
di computer sparsi per il mondo. 
Server: gestione di un servizio che invia dati interpretabili 
grazie a un software (v. ) fornito dal provider (v.) al proprio 
cliente. 

Shareware: versioni limitate ma gratuite di software (v.) di- 
sponibili in Rete e trasferibili sul proprio computer grazie 
a un download 

Sito: è il "posto" dedicato a un determinato argomento o a una 
determinata funzione. Se la Rete è una città, i siti sono i pa- 
lazzi in cui ci si può recare, la "sostanza" della Rete, le "co- 
se" che vediamo sulla Rete. Bisogna, però, conoscerne gli 
indirizzi. Grazie a un navigatore (v.) su cui digitiamo l'indi- 
rizzo del sito che ci interessa (sarà una serie di caratteri che 
può avere la forma: "http://www." a cui si aggiunge il nome 
del sito come, per fare un esempio che ricorre in net.ge- 
neri&tion, "icom"). In tal modo saremo in grado di "andare" 
al sito, vale a dire di visualizzare sullo schermo del nostro 
computer il contenuto del sito a cui accediamo, grazie alla 
trasmissione dei dati che il modem (v. ) passa dalla Rete con 
cui è in connessione (v.) al nostro computer. Esistono siti 
attinenti a ogni argomento dello scibile umano: siti sugli 
spaghetti, sulla fusione a freddo, sugli indiani d'America, si- 
ti che permettono di parlare in tempo reale con altri utenti 
di Internet (v.) digitando sulla tastiera del proprio compu- 
ter. Per ottenere gli indirizzi di siti da visitare, basta "recar- 
si" presso un motore di ricerca (v. ). 

Software: pacchetti di istruzioni che, caricati sul computer, 
ne permettono il funzionamento. Sono i cosiddetti "pro- 
grammi". 

Sysop: direttore di una bbs (v.) o, per analogia, di un sito (v.). 

Upload, uploadare: invio di un file dal proprio computer a 
un sito o a un computer remoto. 

Virus: programma progettato per distruggere i dati altrui. È 
facile, connettendosi alla Rete, "contrarre" dei virus, che 
annullano il contenuto dei nostri archivi di dati. Esistono 
sul mercato programmi antivirus che ne permettono il re- 
cupero o la bonifica. Sono uno degli strumenti degli 



189 



hacker (v.). Si sussurra che anche le case produttrici di 
software stano interessate atta circolazione dei virus, che 
creano il mercato degli antivirus. 
World Wide Web: o www., è l'interfaccia (v.) ipertestuale (v. 

ipertesto) che utilizza il linguaggio HTML (v ), e che viene 
esplorata grazie ai programmi navigatori (v.). Il Web, la te- 
la del ragno, è, per analogia, la Rete, visto che il www. è 
l'interfaccia più diffusa di Internet (v.). 



Indice 



7 Storia di un Manoscritto disperso e ricomposto 
di Giuseppe Genna 

15 Introduzione 

23 Percezioni 

71 Sesso virtu@le 

97 Cospir@zioni 

129 Spiriti 

159 Personae 

185 Glossario 



«net.gener@tion» 
di Luther Blissett 
Oscar narrativa 
Arnoldo Mondadori Editore 



Questo volume è stato stampato 
presso Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. 
Stabilimento Nuova Stampa - Cles (TN) 
Stampato in Italia - Printed in Italy 




"Da oqqi siete liberi"... Che cosa si- 
qnifica lo sconvolqente annuncio di 
Luther Blissett, il nome collettivo die- 
tro cui si nasconde l'anonimo che ha 
scritto il vanqelo della nuova qenera- 
zione? A quale liberta allude? 
netgener©bon è il manifesto con cui 
si proclama l'inizio di una nuova Ri- 
voluzione destinata a cambiare il sen- 
timento del mondo qrazie all'uso di 
Internet, la Madre di tutte le Reti. 
Al confine tra libro sacro e saqqio vi- 
sionario, nct.qcner@tion coniuqa Pulp 
Fiction e sadomaso, cultura trjsh e 
Kcn il (juemcro % in un crescendo che 
ha i toni di una profezia qià incredi- 
bilmente realizzata. 



In copertina 

Illustrazione di Gianluca Lerici 

Art Director Federico Luci 
Progetto gratico Giacomo Callo 



Lire 11.000